26 Gennaio 2020

Il Meridione ritrovato

Gianni Venturi

Tempo di lettura: 2 minuti

Il tempo scorre come un fiume maestoso e solo a tratti il ricordo l’arresta per impedire di dissolvere al vento l’esperienza accumulata. Rivedo le puntate televisive del L’Amica geniale dal romanzo di Elena Ferrante in attesa della nuova stagione e i luoghi mi si stampano a fuoco nel cuore prima che nella mente. La mia Napoli, la Galleria Umberto dove siamo stati tante volte a mangiare e a far compere, Toledo, il molo Beverello raggiunto in macchina per imbarcarsi per Lipari ma anche per Ischia e soprattutto per Procida, l’Isola di Arturo, in adorante pellegrinaggio sulle orme di Elsa Morante.

Risiedevamo nell’albergo sotto il penitenziario dove ancora sembrava esplodere l’urlo malvagio di “Parodia”. La Lilla fedele e pelosa compagna s’appropriava del giardino che invece era di pertinenza del gattone di casa, ma gli girava lontana emettendo (falsi) urletti di protesta eppure fondamentalmente rispettando le proprietà gattesche. A Procida veniva spesso Roberto De Simone, allora si ricordavano i tempi lontani della sua Gatta Cenerentola che il maestro Muti amava particolarmente e si scendeva a pranzo al ristorante che fu location del film Il postino a Marina di Corricella.  Ogni anno l’amico Sergio Gullini mi portava a Pollara di Salina quando si passavano le vacanze da lui a Lipari. A Procida si fece amicizia con un marinaio-poeta che ogni giorno con la sua barca ci portava in giro per l’incantato golfo. Quasi sempre ad Ischia dove le terme esercitavano su di me un fascino straordinario quasi come quelle di Abano. Poi a scoprire i giardini e la musica. E le vacanze si ampliavano anno dopo anno alla riviera amalfitana, alla sublime Sorrento tra Tasso e i succulenti ristoranti, alle spiagge,  alle isole fino ad approdare alla meta del desiderio quella Capri  che per sempre attrasse il mio spirito con l’esaltazione della decadence. E si arrivò anche  a Taormina dove, non ricordo più per quale occasione, fui invitato a parlare nel teatro e mi fu regalata una spilla di Musa che sempre mi accompagna dopo decenni messa all’occhiello quando devo affrontare discorsi non facili.

Tutti questi luoghi stanno racchiusi , scriverebbe Amos Oz, nella scatola nera dei ricordi. Basta che l’aereo mentale precipiti e solo allora la metaforica scatola  si riapproprierà di una/tante verità.

Quando queste note saranno pubblicate, nella stessa notte si saprà del destino politico della mia Regione. Quella scelta, come si può facilmente intuire, sarà fondamentale per capire quale sarà  il clima con cui affronterò il ‘percorzo’ (mi raccomando, pronunciato con la z secondo la dizione del politicume romano) che ribadirà o che cambierà il mio ‘train de vie’ socioculturale.

Che mi aspetterà dietro l’angolo? Unica cosa certa che non smetterò nonostante i diktat che arriveranno – e se arriveranno! – di studiare, capire, operare nel nome di due grandi Bassani e Canova.

E ora m’aspetta l’ascolto  di un’edizione meravigliosa della musica per due piano di Rachmaninov suonata dalla divina Martha. Ovviamente e solamente Argerich.



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L’autore

Gianni Venturi

Gianni Venturi è ordinario a riposo di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara. Ha insegnato per decenni Dante alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. E’ specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. S’interessa soprattutto dei rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.
Gianni Venturi

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