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(Milano 08.11.22) L’abiura della destra che ha fatto Letizia Moratti con motivazioni abbastanza convincenti, e la contemporanea auto candidatura alla presidenza della Regione Lombardia, è una doppia notizia interessante.
Un’opportunità che il gatto e la volpe della politica italiana, i due del terzo polo, non si sono fatta scappare.
È difficile sapere come andranno a finire le candidature finali. E più difficile ancora, ovviamente, prevedere l’esito elettorale. Di sicuro dopo oltre venti anni di egemonia leghista, per la prima volta la regione Lombardia è diventata contendibile. Certo, è una partita che va giocata bene. Con lucidità strategica e, se serve, anche
un po’ di spregiudicatezza.
Tutto quello che, ancora una volta, a giudicare dalle prime reazioni, il Pd non sembra avere.
Portatrice di un blocco sociale importante, non solo nel mondo economico e dei moderati più in generale, Letizia Moratti ha molto seguito anche in quello del volontariato. È sempre stata una donna di centro. Come tanti altri che hanno navigato più o meno a lungo nella destra, e poi sono approdati in vari modi al Pd. Basti pensare a Casini…. Quindi, fare tanto gli schizzinosi per rivendicare una purezza identitaria, magari in splendida solitudine, con un bel turno di inutili primarie, sembra un lusso che proprio, se vuole qualche chance di vittoria, il Pd non se lo può permettere.
Una candidatura Moratti su un programma progressista, concordato insieme a una squadra ben assortita, può avere tanti vantaggi politici.
Intanto aumenta di molto le possibilità di vittoria.
Poi consentirebbe al Pd di tornare, dopo oltre venti anni, al governo della più importante regione d’Italia.
Darebbe un altro colpo micidiale alla Lega e a Salvini.
Determinerebbe uno sconquasso nella maggioranza di governo. E da una regione di questa importanza, avrebbe un moltiplicatore di efficacia nella sua attività di opposizione al governo nazionale.
Eviterebbe la discutibile candidatura di Cottarelli, appena eletto al Senato.
E finalmente riuscirebbe, comunque, a fare un primo esperimento di campo largo con il terzo polo. Anche perché i 5 Stelle, ancora una volta, hanno anticipato un no sprezzante ad una alleanza con il Pd.
Insomma che vuol dire fare politica? Se vuole crescere, dove potrà prendere i voti se non da quelle aree da dove sono in uscita, come i moderati di centro destra, che rifiutano l’egemonia della destra estrema della Meloni. E con loro, perché no, anche gli esponenti più significativi che non si ritrovano più in quello schieramento. In una politica liquida in tempi di grandi e continui cambiamenti, niente di più normale che ci sia un riposizionamento degli esponenti politici.
I dirigenti locali e nazionali dei Dem, sembrano non capirlo. E mostrano invece una ferale tendenza all’auto compiacimento per la sconfitta. Un bel suicidio di testimonianza, da dare pressoché sicuro con un candidato di bandiera, vale ben più del più importante governo regionale.
Se questo è fare politica! io credo che valga sempre l’anatema di Nanni Moretti: “Con questi dirigenti non vincerete mai”. Auguri.
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Benito Boschetto

Aretino di nascita, fiorentino di formazione, milanese di adozione. allievo di padre Ernesto Balducci. Top manager in aziende pubbliche e private (Camere di Commercio, Borsa Spa, Società immobiliari, organizzazioni no profit). Analista politico. Socio fondatore della Associazione ONLUS Macondo Ha sviluppato progetti di cooperazione e solidarietà a favore del popolo palestinese.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

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Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

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Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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