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Fermate la prima persona che vi capita per strada e chiedetele di dirvi cosa le viene in mente sentendo la parola “archeologia”. Ripetere l’esperimento probabilmente sarà inutile, perché non vi discosterete dall’immaginario collettivo: “archeologia” equivale a dire scavi faraonici, oggetti preziosi e avventure alla Indiana Jones.

Non con tutti i torti, ma la conferenza dal titolo ‘Claterna: un centro urbano sulla via Aemilia’, tenutasi lo scorso 8 novembre al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, ha dimostrato che è molto di più. L’evento si è inscritto nella cornice della Festa internazionale della Storia, manifestazione che ogni anno trasforma il capoluogo emiliano-romagnolo nella capitale mondiale della Storia, portando alla conoscenza della sua millenaria vicenda attraverso strumenti e occasioni da vivere in Italia, ma anche dall’altra parte dell’oceano. Un festival di così notevole successo da renderlo a oggi la più grande kermesse del genere in Europa. L’edizione 2019, ‘Viva la Storia Viva. La Storia è il faro dell’Umanità’, sta in queste settimane ponendo in questione la vitalità della Storia, fatta di donne e uomini che senza volerlo hanno costruito con dignità quello schienale cui oggi ci poggiamo per guardare al futuro. Il nostro Museo Archeologico, insieme con il Museo della civiltà Villanoviana di Villanova di Castenaso, si è quest’anno inserito nei festeggiamenti – perché di festa si tratta! – proponendo il ciclo di conferenze ‘Villaggi, città, castelli: la Storia prende vita’. La generale atmosfera di attualità del passato, che i due musei hanno in tal modo deciso di vestire, ha certo impedito che un’antica città come quella di Claterna non venisse presentata al pubblico appassionato. I muri di Palazzo Costabili, cui Claterna è legata per il tramite del soprintendente Salvatore Aurigemma, hanno ammirato le sue bellezze e ascoltato i suoi avvenimenti per la prima volta in questa occasione. Renata Curina – della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara – , Maurizio Molinari – dell’Associazione ‘Centro Studi Claterna’ – e Claudio Negrelli – dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – si sono avvicendati nel fornire non solo informazioni sul sito, ma soprattutto sulle modalità con cui l’archeologia ha accarezzato Claterna, evitando scavi e manutenzioni troppo dispendiose, e l’ha abbracciata, coinvolgendo settori pubblici, privati e volontaristici. Metodi di indagine non invasivi, infatti, sono sempre più usati per comprendere cosa si cela sotto di noi, ma a Claterna, una delle più interessanti realtà archeologiche della regione, si fa qualcosa in più. Da tre anni i Rotary Club di Bologna coordinano un progetto di alternanza scuola-lavoro, grazie al quale le giovani e i giovani studenti realizzano a mano le antiche costruzioni della città romana su quelle originali, rimaste interrate, fruibili in itinere da chi viene in visita in un contesto museale che sa offrire al contempo sia ricostruzioni virtuali o a grandezza naturale, sia lavori in corso di archeologia sperimentale, pratica innovativa che si propone di riprodurre sperimentalmente aspetti del passato, ai fini della ricerca e della valorizzazione.
E così, inaspettatamente, la disciplina dipinta dal sentore comune come magica e fortuita, acquista una nuova dimensione capace di far rivivere, in questo tempo, la Storia Viva.

 

Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
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Pescando un pesce d’oro
5 titoli evergreen dall’archivio di 50.000 titoli  di Periscopio

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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