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Nonostante la situazione delle carceri in Italia rimanga drammatica, sia per il sovraffollamento che per le scarsissime possibilità di ricostruzione della persona e di reinserimento nel tessuto sociale e produttivo dei detenuti, la Regione Emilia-Romagna si distingue per esperienze importanti che tendono a salvaguardare e potenziare il diritto al lavoro delle persone detenute. Si tratta ancora di piccoli numeri che rappresentano però casi eccellenti, da prendere a modello per rivedere l’intero sistema penitenziario a livello nazionale
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2. SEGUE – Dopo averne parlato a fondo con la Garante per delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, l’avvocato Desi Bruno [vedi], abbiamo intervistato il Garante per il Comune di Ferrara Marcello Marighelli per conoscere la situazione a livello locale.

Ci sono progetti in atto per assicurare ai detenuti del carcere dell’Arginone il diritto al lavoro?
Sì ci sono diversi progetti. E’ di qualche giorno fa la decisione della Giunta comunale di stipulare una convenzione tra il Comune, l’Asp-Centro servizi alla persona e la Casa circondariale di Ferrara, per favorire l’inserimento lavorativo di persone detenute attraverso lavoro gratuito e volontario in progetti di pubblica utilità.

Si è già previsto quale tipo di attività il Comune chiederà di svolgere ai detenuti?
No, per ora si è definita solo la volontà comune di tenere conto delle attitudini, delle aspirazioni e delle capacità professionali dei detenuti. Le attività verranno individuate in un secondo momento sulla base di una co-progettazione mirata a definire gli obiettivi e i reali bisogni, sia dell’amministrazione sia dei detenuti.

I detenuti individuati svolgeranno quindi lavori socialmente utili per il Comune di Ferrara?
Non è detto. A questo proposito occorre chiarire un concetto, “lavoro gratuito e volontario in progetti di pubblica utilità” e “lavori socialmente utili” non sempre coincidono: il lavoro di pubblica utilità è una pena alternativa alla misura detentiva, disposta dal giudice di pace e dal tribunale, su richiesta dell’imputato e ha durata determinata; il lavoro volontario e gratuito è un’opportunità offerta ad una persona sottoposta a misura restrittiva. Di certo entrambi gli istituti giuridici richiedono i medesimi requisiti: volontà dell’interessato, assenza di retribuzione, attività da prestarsi a favore della comunità e da svolgersi presso lo Stato, gli enti territoriali, organizzazioni di assistenza sociale o volontariato. Ci troviamo quindi, a seguito di recenti disposizioni normative, di fronte a due tipologie di lavoro socialmente utile: il primo, sanzione comminata dal Giudice per certi reati; il secondo misura alternativa alla detenzione per persone con condanna definitiva e nell’ambito del lavoro all’esterno del carcere, già previsto dall’art.21 dell’ordinamento penitenziario con finalità riparatrici e risocializzanti.

Intervistata da noi, l’avvocato Desi Bruno ha sottolineato che il diritto al lavoro è il fulcro del trattamento penitenziario e che deve essere retribuito. Ha anche aggiunto che il volontariato e i lavori socialmente utili vanno benissimo, una cosa non esclude l’altra, ma il lavoro retribuito è un diritto imprescindibile e l’istituzione penitenziaria avrebbe l’obbligo per legge di garantirlo. Come si pone lei a riguardo?
La Garante della Regione ha detto benissimo, infatti la convenzione appena promossa dal Comune specifica che il lavoro dei detenuti potrà essere svolto solo presso enti pubblici e su progetti di breve durata, con un inizio e una fine. Il progetto sarà condotto con tutti i limiti e le attenzioni del caso, mantenendo prioritario l’impegno per la ricerca di occasioni di lavoro retribuito con possibilità di continuità anche dopo il fine pena.

Passiamo ai casi di lavoro dentro il carcere, la Casa circondariale di Ferrara è ha messo ha avviato delle esperienze?
Sì, da vari anni stiamo sviluppando progetti e ad oggi ci sono due tipi di lavoro retribuito che vengono svolti regolarmente: il lavoro domestico e il recupero di apparecchiature elettriche ed elettroniche in collaborazione con Hera e con la coop Il Germoglio, sulla base del progetto regionale “Raee in carcere”. Il lavoro domestico viene svolto a rotazione e quasi tutti i detenuti sono toccati da quest’attività. Il recupero di materiale elettronico si svolge in un laboratorio dedicato e occupa una decina di persone.
C’è poi la ritinteggiatura dell’edificio, iniziativa promossa dall’ufficio del Garante dei diritti dei detenuti del Comune e di cui vado molto fiero: il progetto si è consolidato e siamo già al terzo anno di attività; con un piccolo investimento annuale, che consiste semplicemente nell’acquisto della tintura, si produce un grande valore aggiunto perché si migliorano le condizioni interne del carcere e allo stesso tempo si dà un’opportunità di socializzazione e di occupazione alle persone detenute. Si tratta sempre di piccoli numeri, inoltre ci sono attività che si radicano e altre che invece finiscono ma l’intenzione e la volontà di progredire su questa strada ci sono.

Sappiamo che a Ferrara è stata avviato un progetto regionale molto interessante che vede l’impiego di ragazzi ai domiciliari per la coltivazione di verdure per la grande distribuzione, grazie alla collaborazione tra Casa circondariale, la Coop estense e l’associazione Viale K.

Sì, oltre al lavoro all’interno del carcere, ci sono persone che svolgono la loro pena all’esterno e vengono seguiti dall’Ufficio esecuzione penale esterna. Il progetto di coltivazione della terra presso il terreno della Comunità la Ginestra di Cocomaro di Focomorto (associazione Viale K) sta avendo esiti ottimi ed è stato appena confermato anche per il prossimo anno. Sempre con la Ginestra, molto probabilmente partiremo dalla prossima primavera con la realizzazione del progetto degli orti all’interno del carcere: il responsabile della Ginestra Eduart Kulli è disponibile per la formazione dei detenuti; il terreno a disposizione c’è già; occorre solo un piccolo investimento per realizzare l’impianto di irrigazione.
La creazione degli orti all’interno del carcere è un progetto che sta a cuore a molti perché è un’ottima possibilità per i carcerati sotto diversi aspetti, per il lavoro, per l’autoconsumo e la socializzazione. Diverse a Ferrara le realtà che si stanno spendendo per la realizzazione del progetto: oltre a noi, diversi operatori dei servizi sociali del Comune, del volontariato, oltre al personale del carcere stesso.

Ci sono altre associazioni o cooperative ferraresi che danno lavoro ai detenuti, dentro o fuori dal carcere?
I soggetti coinvolti sono vari: oltre a Viale K, la cooperativa il Germoglio, l’associazione Noi per loro, la Biblioteca Ariostea e il Teatro Nucleo. Di passi se ne stanno facendo a vari livelli e il bilancio è decisamente positivo.

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Sara Cambioli

È tecnico d’editoria. Laureata in Storia contemporanea all’Università di Bologna, dal 2002 al 2010 ha lavorato presso i Servizi educativi del Comune di Ferrara come documentalista e supporto editoriale, ha ideato e implementato siti di varia natura, redige manuali tecnici.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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