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Francesco Papallo: “Il tradimento dei girasoli” e altre poesie
Parole a capo. Francesco Papallo: “Il tradimento dei girasoli” e altre poesie
IL TRADIMENTO DEI GIRASOLI
Da nomade fissavo le tende
sulla graticola dello scirocco
e da un deserto all’altro meditai
su quante spine chiamare diamanti.
Ma persi il conto e fui disarcionato
dal dorso di scorpione delle dune.
Chi scappava temendomi predone
vedeva occhi screziati e inopportuni
come coriandoli in un lazzaretto,
due girasoli portati a tradire
corolle per criniere,
il giorno per la notte e il plenilunio.
L’ECLISSI
Squarciato il tetto, la casa è un solaio.
Le macerie imbandiscono la tavola.
(Una porzione abbondante per tutti).
È presto. Non andare. Stammi accanto.
In gola ho una faretra di singhiozzi.
Aiutami ad estrarli
se la tristezza mi tende il suo arco.
O andiamo insieme al mare
per guardare l’eclissi. Affrontiamo
la piovra e il suo plotone di tentacoli:
meglio vedersela con certi mostri
che accettare la fine, mostruosa in quanto tale.
Perdona l’impudenza: cosa ti fa
felice? Aspetta, non rispondere.
Va bene se hai paura delle onde
tumultuose. Va bene se hai paura
del mare aperto e cerchi l’acqua morta
di una laguna nell’insenatura.
*
I GIARDINI NON CINTI DA MURA
Gli ultimi ad essere creati
– i più fedeli alla sua immagine –
furono loro, i teneri stoppini
dei tuoi capezzoli: il paradiso,
al confronto, era l’argilla cruda,
incompiuta sul tornio, di un artista
nella palude del suo fallimento.
Lì ho assaporato l’innocuo tepore,
il lievito del rogo e la caduta,
lì ho visto crescere lussureggianti
giardini non cinti da mura
dove in un sorso il calice si svuota
dei secoli a venire, dove tracima
l’uno da noi due.
*
IL LAMPO DURA NELLA NEVE
Tutto il mio nulla è stato perdonato
dalla vita. Ne vengo condannato,
piuttosto, quando ricerco l’ebbrezza
senza schiacciare nulla fino al mosto.
Io non volevo – quanta presunzione –
lasciare delle tracce,
pensavo fosse questa l’innocenza.
Ma accade in un momento di candore:
mi rivedo in montagna, scalatore
in erba che allenava l’orecchio
al minimo belato della neve.
La mia memoria stona con le note del presente,
restituisce un lampo di magnesio
alla durata.
A MIA MADRE
Porti due lacrime di ogni specie,
le prime capitali del diluvio.
Ci sono quelle azzime, dolori
con un impasto povero di sale –
ci sono quelle escluse,
le impure fuori casta
costrette come sintomi e metafore
a fare il periplo intorno al reale.
Per un eone ne saremo intrisi.
Tu annoderai le opere terrene
all’intelaiatura degli stormi,
io passerò l’aratro in una ruga,
camminerò all’indietro fino ai tempi
in cui l’uomo commosso trasaliva
davanti al rantolo delle sue prede.
Madre, l’arte iniziò come discolpa:
ridare vita a chi l’aveva persa,
renderla sempreverde, più feconda
di verità alla bocca dell’inferno.
*
Francesco Papallo è nato nel 1987 a Napoli dove vive e lavora come editor. Alcuni suoi componimenti poetici sono stati pubblicati da Elio Pecora nella rivista “Poeti e Poesia”, nell’antologia “I nuovi lirici” curata da Silvio Raffo, nell’antologia “L’assedio della poesia” curata da Antonio Spagnuolo, nell’antologia “Napolesìa” curata da Ferdinando Tricarico, Costanzo Ioni e Luca Ariano, nella rivista “La clessidra”, “Malpelo” e in altre riviste e blog letterari tra cui “Atelier”, “Inverso”, “Kairos”, “Le parole di Fedro”. Alcuni suoi articoli e racconti brevi sono apparsi sul “Manifesto” e sul “Mattino”. La sua raccolta poetica d’esordio “La linfa della cenere” sarà pubblicata nell’autunno del 2026 per i tipi di Editoriale Scientifica. Altre poesie di Francesco Papallo sono state pubblicate in “Parole a capo” il 7 dicembre 2023.
“Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”.
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La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com
La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Questo che leggete è il 359° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.














Molto belle queste liriche di Francesco Papallo che non conoscevo. Nel solco della migliore tradizione elegiaca italiana . E’ proprio vero come dice il poeta che “ l’arte inizia come discolpa… ridare vita a chi l’aveva persa” e insomma, si “canta” per restaurare catastrofi e prevenirne altre peggiori. In fondo le specie viventi che “cantano” sono sopravvissute alle Grandi Estinzioni di Massa (…uccelli, cetacei, ominidi…)