Il reparto Terra
(un racconto)
Il reparto Terra
(un racconto)
Più vivo, più sono convinto che questo pianeta sia usato da altri pianeti come manicomio dell’universo.
George Bernard Shaw
Quando l’ispettore Zork raggiunse la Terra, precisamente in un’aiuola spartitraffico alla periferia di una grande città, pensò che il navigatore interstellare avesse sbagliato indirizzo.
Sul display dell’astronave compariva:
PIANETA TERRA — REPARTO OSSERVAZIONE LUNGA — LIVELLO DI CONTENIMENTO: RIDICOLO
Zork guardò fuori dall’oblò.
Vide un uomo fermo in seconda fila che insultava un altro uomo fermo in terza fila, mentre entrambi impedivano il passaggio a un’ambulanza. Poco più in là, una donna fotografava un cornetto come se stesse documentando una scoperta archeologica. Un signore attraversava la strada parlando da solo, ma non era pazzo: aveva un auricolare. Almeno così spiegava il manuale.
Zork sospirò. «Ci risiamo.»
Era un ispettore sanitario della Confederazione Galattica dei Pianeti Ragionevoli. Il suo compito era verificare se la Terra fosse ancora idonea alla sua funzione storica: ospitare, in forma provvisoria, gli elementi più instabili dell’universo.
Il problema era che il “provvisorio”, sulla Terra, durava da circa duecentomila anni.
Scese dall’astronave con il modulo di valutazione in mano. Aveva tre occhi, otto dita e una pazienza amministrativa superiore a quella di un impiegato comunale alla vigilia delle ferie. Per passare inosservato, assunse sembianze umane: statura media, giacca marrone, scarpe comode, faccia da tecnico mandato da qualcuno ma senza alcuna intenzione di risolvere qualcosa.
Nessuno lo notò. Sulla Terra, infatti, per passare inosservati basta sembrare uno che ha un modulo da far firmare. Il suo primo incontro fu con un vigile urbano.
«Mi scusi» disse Zork. «Dove posso trovare il responsabile del pianeta?»
Il vigile lo guardò con sospetto. «Il responsabile di cosa?» «Del pianeta.» «Ah.»
Il vigile ci pensò. «Dipende. Se deve lamentarsi, deve andare al Comune. Se deve pagare, all’Agenzia delle Entrate. Se deve morire, all’INPS.»
Zork prese appunti.
Organizzazione gerarchica: frammentata.
Responsabilità: nessuno.
Capacità di indirizzare il paziente: notevole.
Poi domandò: «E chi decide le cose importanti?»
Il vigile rise. «Quelli che non le capiscono.»
Zork fece un segno di spunta. La Terra stava confermando il suo profilo clinico.
Decise di iniziare l’ispezione dal luogo che, secondo il manuale galattico, rappresentava meglio una civiltà: la piazza. In piazza trovò un bar. E nel bar trovò l’umanità.
C’erano quattro uomini seduti allo stesso tavolino. Non si parlavano, ma commentavano ciascuno il telefono dell’altro. Uno guardava video di gatti. Uno litigava con uno sconosciuto su una questione geopolitica che non sapeva collocare sulla mappa. Uno condivideva una frase motivazionale: “Sii te stesso, sempre”, ma aveva la foto profilo ritoccata fino a somigliare a una statua di cera sorpresa da un temporale. L’ultimo stava ordinando un caffè decaffeinato, senza zucchero, in tazza grande, ma pretendeva che avesse “il sapore di una volta”.
Zork si sedette. Il cameriere arrivò. «Cosa prende?» Zork consultò il manuale.
«Vorrei una bevanda tipica terrestre.»
«Caffè?»
«Va bene.»
«Normale, macchiato, schiumato, lungo, corto, ristretto, americano, corretto, freddo, shakerato, ginseng, orzo, marocchino, in vetro, in tazza grande?»
Zork impallidì.
«Mi porti quello che prendete quando dovete restare vivi.» Il cameriere annuì.
«Doppio.»
Al tavolino accanto, un uomo stava spiegando con grande sicurezza che il problema del mondo erano gli altri. Zork lo trovò un concetto interessante. Sulla sua scheda scrisse:
Sintomo collettivo dominante: ogni paziente ritiene che il reparto funzioni male per colpa degli altri pazienti.
A metà caffè fu avvicinato da una signora con un cane minuscolo vestito da marinaio.
«Lei non è di qui, vero?» Zork esitò
«Dipende da che scala geografica consideriamo.»
«Lo immaginavo. Si vede dall’educazione.»
La signora si sedette senza essere invitata, cosa che Zork annotò come forma avanzata di socialità invasiva.
«Io ho capito tutto» disse lei. «Questo mondo è alla fine.»
«Interessante. Su quali dati basa la sua conclusione?»
«Sul fatto che una volta i pomodori sapevano di pomodoro.»
Zork rimase in silenzio. La frase, per quanto illogica, aveva una sua forza terminale.
«E poi» continuò la signora, «non ci sono più gli uomini di una volta.»
«Dove sono stati trasferiti?»
«Come?»
«Gli uomini di una volta. Se non ci sono più, immagino siano stati spostati in un altro reparto.»
La signora lo guardò male.
«Lei mi prende in giro?»
«No. Sto facendo una perizia.»
«Ah, allora è medico?»
«Più o meno.»
La signora si avvicinò.
«Mi dica una cosa: è grave se ogni tanto parlo con mio marito morto?»
Zork consultò il protocollo.
«Dipende. Le risponde?»
«Sempre.»
«E cosa le dice?»
«Che in vita non lo ascoltavo, ma che adesso sto peggiorando.»
Zork chiuse il modulo.
«Signora, suo marito è guarito.»
Nel pomeriggio, l’ispettore si recò in un ufficio pubblico, perché gli era stato detto che lì avrebbe compreso la vera struttura mentale del pianeta.
Prese il numero: A427. Sul display compariva B12. Chiese spiegazioni.
«La lettera A non viene servita oggi» disse l’impiegata.
«Ma la macchinetta mi ha dato A427.»
«Appunto. Oggi la macchinetta non è aggiornata.»
«E perché è accesa?»
«Perché se la spegniamo la gente protesta.»
«Ma così protesta lo stesso.»
«Sì, però con il numero in mano.»
Zork provò un brivido di ammirazione. La Terra aveva raggiunto un livello di assurdo burocratico che la Confederazione Galattica studiava da secoli senza riuscire a riprodurre in laboratorio.
Dopo tre ore di attesa, entrò nell’ufficio sbagliato.
«Mi scusi» disse l’impiegato, senza alzare gli occhi. «Qui non si fanno queste pratiche.»
«Non ho ancora detto quale pratica devo fare.»
«Non importa. Qui non si fanno.»
Zork prese nota:
La burocrazia terrestre non serve a risolvere problemi, ma a purificarli attraverso il pellegrinaggio.
Uscito dall’ufficio, fu quasi investito da un monopattino guidato da un ragazzo che fumava, telefonava, ascoltava musica e rischiava la morte con una serenità filosofica.
«Ma lei è impazzito?» gridò Zork. Il ragazzo si fermò.
«Bro, chill.» Zork tradusse mentalmente: Il paziente invita il medico alla sedazione.
La sera, per completare l’ispezione, doveva intervistare almeno un rappresentante spirituale, uno politico e uno culturale. Il rappresentante spirituale lo trovò davanti a una chiesa chiusa.
«Quando apre?» chiese Zork a un passante. «Dipende.» «Da cosa?»
«Dal parroco, dai volontari, dal funerale, dal santo, dal caldo, dal freddo, dalla Madonna, dal Comune.» Zork attese mezz’ora. Poi arrivò il parroco, trafelato.
«Mi scusi, padre» disse Zork. «Sto valutando la salute mentale del pianeta.»
Il parroco non sembrò sorpreso. «Ha poco tempo?» «Perché?» «Perché il materiale è molto.»
Zork apprezzò la sincerità. «Secondo lei, gli uomini sono recuperabili?»
Il parroco guardò la strada, i clacson, i cassonetti pieni, un manifesto elettorale strappato, un ragazzo che bestemmiava perché non prendeva campo.
«Teologicamente sì» disse. «E praticamente?»
«Praticamente Dio ha molta pazienza. Però secondo me ogni tanto si affaccia, guarda giù e dice: “Io però li avevo avvisati”.»
Poi benedisse Zork, che per un attimo sentì vibrare la sua antenna nascosta.
Il rappresentante politico lo trovò in televisione.
Parlava da solo, ma davanti a milioni di persone. Diceva che bisognava cambiare tutto senza cambiare niente, aiutare tutti senza disturbare nessuno, abbassare le tasse aumentando i servizi, ascoltare il popolo purché il popolo dicesse cose compatibili con la linea.
Zork prese appunti per dieci minuti, poi spense.
Sottocategoria clinica: delirio organizzato con applausi.
Il rappresentante culturale era invece un poeta invitato a un festival.
Parlava del silenzio usando un microfono potentissimo. Disse che la poesia doveva tornare tra la gente, ma quando la gente si avvicinò davvero, lui chiese di essere accompagnato in albergo perché aveva bisogno di raccoglimento.
Zork annotò: Arte terrestre: nostalgia del popolo, purché non venga di persona.
A quel punto, l’ispezione era conclusa.
Tornò all’astronave e dettò il rapporto alla Confederazione.
«Pianeta Terra. Reparto ancora attivo. I soggetti presentano confusione cronica, aggressività intermittente, bisogno compulsivo di opinione, dipendenza da approvazione, tendenza a trasformare qualunque cosa in fila, riunione, guerra, condominio, talk show. Tuttavia, si rilevano anomalie positive: ridono, piangono, amano animali che li ignorano, preparano cibo per persone con cui hanno litigato, cantano ai funerali, parlano con i morti, conservano fotografie, inventano storie per non morire del tutto.»
La centrale galattica rimase in silenzio. Poi arrivò la risposta:
«Ispettore Zork, conferma dunque che il pianeta deve restare manicomio dell’universo?»
Zork guardò fuori. Nel parcheggio, due automobilisti stavano litigando per un posto libero mentre, tre metri più avanti, ce n’erano altri quattro. Un bambino rideva inseguendo un piccione. Una vecchia dava da mangiare a un gatto randagio. Un uomo, solo su una panchina, parlava al telefono dicendo: «No, non ho niente. Volevo solo sentire la tua voce.»
Zork esitò. Poi rispose: «Non esattamente.»
«Spieghi.»
«La terra non è soltanto un manicomio.»
«E cos’è?»
Zork osservò il bambino, il gatto, la vecchia, l’uomo sulla panchina.
«È anche il luogo in cui i pazienti, ogni tanto, si curano tra loro. Male, in ritardo, senza diagnosi e spesso peggiorando la situazione. Ma ci provano.»
Dalla centrale arrivò un brusio.
«Conclusione operativa?»
Zork si schiarì la voce.
«Propongo di non chiudere il reparto.»
«Motivazione?»
«Fa ridere.»
«Solo questo?»
Zork guardò un uomo che, nel tentativo di parcheggiare, aveva appena suonato il clacson contro un albero.
«No» disse. «Fa ridere, ma non sempre per cattiveria. A volte fa ridere perché non sa come altro salvarsi.»
La Confederazione approvò.
L’astronave ripartì nella notte. Ma prima di lasciare l’atmosfera, Zork ricevette una notifica sul comunicatore terrestre che aveva comprato per studiare la specie.
Era la signora del cane marinaio.
Dottore, mio marito morto dice che lei è simpatico. Però secondo lui non ha capito niente.
Zork sorrise. Per la prima volta nella sua carriera, decise di non correggere il paziente.
Scrisse soltanto:
Diagnosi finale: incurabili.
Prognosi: comica.
Dimissioni: sconsigliate.
Cover: Foto di iPicture da Pixabay
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