Parole a capo /
Rosa Notarfrancesco: “Tre poesie inedite”
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Rosa Notarfrancesco: “Tre poesie inedite”
Come d’abitudine
A volte, il mattino è già
tardi.
E lontana la speranza
si fa rimpianto.
E anche un pizzico
di noia, quando è tardi
-e non c’è nessuno
da aspettare-
pare un miracolo
del sonno che aiuta
la mente a stare
nel silenzio nostro,
della casa
e di una buona lettura.
Nel giorno,
satura, vive d’aria,
la vita ricevuta
dal mattino; e nulla
ci tocca, dove siamo
“alito di lontananza”
a cui è benvenuto solo
l’ amore che manca.
E l’ amore ch’è si muove
in noi, come
in omaggio all’ incontro
che ci vede immersi
in un tempo vuoto,
che vuole dire pietà
per osservare la pace
che l’ amore comanda
per nutrire il ritratto
del tempo amato
nella credenza di affetti
in attesa di unità
e di riti ispirati
alla letteratura e all’ arte,
nella semplicità
che ignora il bello
ma lo pensa sempre
in unione con l’ umanità
in cui appare volentieri
nel ritratto della fede
che lo immortala
tra chi lo trova e chi lo perde
per vedersi di nuovo
nell’ idea nuova di sé,
che deve al bello armonia,
costanza e delicata pazienza.
*
L’agenda
Qualche disegnino
in buona evidenza
serve sempre.
Uno scarabocchio
ogni tanto
aiuta l’aria
a concentrarsi
nel sapore buono
di un succo di frutta.
E non è così amara
la scoperta
della gravità
in cui riposa il tempo
dei segreti e dei risi
delle età passate.
Si capisce
dal bianco platonico
di certi fogli
rimasti puliti a luglio
che l’umanità
non si scrive nel caso
e non a caso, poi
non è così presente
sotto i riflettori
come pure sembra e sta
la vita scoperta
e lasciata
sbizzarrire
nel senso di un tempo
che tace e sa tacere
anche nelle lettere
rimaste senza risposta
mentre l’attesa continua
e si propaga
nei giorni indecisi
come una gioventù
cominciata
nelle onde di eternità
degli utensili
che ricordano il bello
all’aria nascosta
tra le date
che incontrano
ogni giorno
le idee
e il gusto della libertà.
*
Stiamo
(o Il rischio del concreto)
Si volta il meriggio
all’ipotesi di una sera
organizzata in sintesi
dalla pioggia che batte
sopra i vetri chiusi.
Non è necessaria sopravvivenza
ciò che sento,
ma vita alle prese con la vita,
questo suono sordo di nature
connesse alla ragione del lavoro
che ricorda alla tempesta
il tempo mite del tenuo chiarore
della speranza
divenuta
incontro
in altre attese, di altri come noi
vissuti fuori dal coro,
e non a caso rimasti ancora
un altro po’
in un momento giudicato troppo
fallace dal passato che medita
la distanza dal bene
che fugge
il rischio del concreto
per aumentare l’amore
nel dettaglio che sa fare
la differenza.
*
*
Rosa Notarfrancesco (Salerno, 13 luglio 1984) originaria di Montecorvino Rovella (SA) vive ad Arezzo dal 2007. Diplomata in Rilievo e Catalogazione dei Monumenti presso il Liceo artistico statale “Andrea Sabatini” di Salerno, nel settembre 2024 ha partecipato al Festival di Arte e Cultura di Montecorvino Rovella ( nel Complesso Monumentale di Santa Sofia). Già autrice di molti versi ha pubblicato diversi libri, tra cui testi sperimentali, saggi, poesie, racconti e romanzi. Segnalo due sue recenti pubblicazioni: “Acrobati” (Nonsolopoesie Edizioni, 2024); “La casa di Van Gogh. I Capolavori InVersi. Vol. 43″ (Grace Edizioni, 2025).
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