Parole a capo /
Ricordando Gianni Goberti: Alcune poesie da “A due passi da Itaca”. La poesia della semplicità senza fronzoli
Ricordando Gianni Goberti: Alcune poesie da “A due passi da Itaca”. La poesia della semplicità senza fronzoli.
Ho conosciuto Gianni nei miei ultimi anni di lavoro alla videoteca – biblioteca comunale di cinema “Vigor“. Persona di poche parole, di una grande cultura cinematografica e non solo. Quando riuscivo ad entrare nel suo universo comunicativo, ne uscivo sempre più ricco. A quasi due anni dalla sua scomparsa, pubblico alcune poesie tratte da “A due passi da Itaca” pubblicato nel 1983 per la Casa Editrice Alba.
Nella breve presentazione (sarebbe più appropriato parlare di autopresentazione), Gianni Goberti conclude riferendosi al racconto “Ulisse il meschino” di Jorge Luis Borges e alle parole di Telemaco di fronte al corpo esanime del padre: “non giudicate quest’uomo dal suo aspetto, né da ciò che si disse di lui, né dalle apologie interessate. Giudicatelo dalle sue azioni”.
ANABASI
…partimmo senza rimpianti
in quella sera che incendiava
l’ala delle foglie nei viali di Giugno:
al mio fianco camminava Phobos, il timoroso
in una fila di silenzio
ci seguivano Eros, il dolce, e Ares
nell’orgoglio nero delle sue armi.
Poi, lente e solenni, venivano
come vele nel sole
Demetria e Afrodite
(come furono avare per tutti il viaggio)
…lontana, terribile
nella sua presenza accanita,
minacciosa e muta come una caverna nella notte
ci seguiva Thanatos
la portatrice di falce.
*
INCONTRO CON NAUSICAA
(canzone dell’amore esaltato)
Spargerà altre risonanze il vento
nel cielo, altre luci splenderanno
ai confini dell’alba
quando i miei pensieri varcheranno
esitanti le soglie del sonno.
Non allungherò la mano aperta, questa sera,
verso il tubetto quasi vuoto
– post coitum, fessus – dormirò
nell’abbandono, nella luce del grano
nella risata d’argento delle tue gambe
nella penombra che sveste la tua anima.
Tutte le cose cantano, quando canta l’uomo
il palo, la tettoia, la pioggia,
la foglia illuminata, la scheggia di ferro,
la crepa nel muro, il fruscìo del lenzuolo,
le unghie del vento sui vetri, cantano
nel silenzio senza tensioni
quando l’alba della mia sigaretta
s’accende sui tuoi capelli
madidi di luna.
*
SOTTO IL SEGNO DEI GEMELLI
Giugno è mese gentile per nascere:
gerani ai balconi e gente nelle strade,
i ragazzi camminano tendendosi per mano
e il vento non ferisce l’ala della rondine.
Non so se è gratitudine o rancore
ciò che provo per voi, pensando a me stesso;
se è così che mi volevate
o se il caso ha gettato i suoi dadi
svolgendo il filo della mia vita:
nascono infidi e tenaci
gli uomini dei Gemelli;
teneri e arroganti come coltelli;
nascono spietati e vili, coraggiosi e miti.
Sfrontati e timidi
quando gli occhi delle donne
mandano singhiozzi di luce.
Sicuri come le pietre, incerti come l’aurora:
io, uomo di incrollabili incertezze,
non contraddicono l’astrologo.
*
I PROCI
Lordarono la mia casa,
sparsero cenere e dolore
in ogni contrada; cento città
si gelarono nell’onda di neri rintocchi.
Lordarono la nostra esistenza
in sibili di ambulanze, cortei di dolore
spari nel primo mattino
(il tepore delle 10 e 25 risucchiato
dallo schianto di quel giorno d’Agosto)
Accesero croci nel buio
e voci attonite nell’eco delle navate;
alte come dardi di tromba
si levarono le voci delle madri.
Lordarono le canzoni dei bambini,
lacerarono le tenere idee dei ragazzi
ma non riuscirono a violare
il candido ventre della mia sposa, la libertà.
*
CIRCE: L’INGANNO, LA LUSINGA…
Chiare luci dell’alba, svegliateli
piano i compagni, dormono ancora:
le dolci voci della pianura
srotolano veli di rugiada al primo sole.
Dormono ancora i compagni
(i cavalli disegnano miracoli nel vento
e i vomeri brillano lontani
come la gola delle donne quando ridono)
sotto i cespugli giacciono abiti e coscienze
e dormono un sonno di creta:
l’inganno, la lusinga: tutto a tutti!
L’illusione: la mela della felicità,
il mazzo con cinque assi:
era fresco il vino oppiato dallo slogan
– l’immaginazione al potere –
è più lunga la strada, più grigia, meno ricca di canti.
Chiare luci dell’alba
svegliateli piano, i compagni, che conservino
un po’ di sogni per la vita.
*
Foto di Anna Prosekova da Pixabay
*
Gianni Goberti ferrarese di nascita, dopo gli studi all’Istituto d’Arte Dosso Dossi è entrato giovanissimo al Centro Ricerche della Montecatini dedicato al Premio Nobel Giulio Natta, dove rimase per 40 anni.
Negli anni 70 esce la sua prima pubblicazione di liriche “Stazione di Provincia”, Rebellato Ed.; successivamente ha pubblicato “Logica del caos”, Forum Quinta Generazione, “A due passi da Itaca”,edizioni Alba e “Fuga dal cielo”, Ed. Schifanoia. Nel 2008, esce la sua prima raccolta di racconti “La sera andavamo al Moka – Storie di ferraresi”, Edizioni Sivieri. E’ stato Presidente del Club Amici dell’Arte. Ha collaborato scrivendo 15 liriche sulle Stazioni della Via Crucis inserite nel libro “La Via Crucis fra storia, devozione e arte”, redatto dalla moglie Margherita Malfaccini, uscito in libreria nell’aprile 2022. E’ scomparso all’età di 89 anni nel 2024. In “Parole a capo” sono uscite alcune sue poesie il 14 aprile 2022.
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