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Cosa non va in San Valentino

San Valentino e l’illusione dell’Uno

C’è qualcosa di profondamente seducente nell’idea che l’amore sia fusione.

Due che diventano uno.

Due solitudini che si cancellano a vicenda.

San Valentino mette in scena proprio questo mito: l’unità, la coincidenza perfetta, la promessa che da qualche parte esista qualcuno capace di completarci.

È un’illusione potente. E pericolosa.

Perché l’amore non nasce dall’Uno.

L’origine di questa illusione affonda le radici nel primo incontro con l’oggetto d’amore: la cosiddetta simbiosi materna.

Il bambino si aspetta che la madre soddisfi completamente i suoi bisogni.

Anche in questa fase iniziale, la fantasia di completezza lascia un’impronta che segnerà i futuri legami affettivi: la ricerca di un altro che colmi le mancanze diventa un modello inconscio di desiderio.

Nasce così l’equivoco dell’amore: crediamo che amare significhi trovare qualcuno che colmi le nostre mancanze, che coincida perfettamente con i nostri desideri, che diventi la nostra metà mancante.

In realtà, l’amore vero non elimina la mancanza: la mette in scena.

La nostra attrazione per l’altro nasce dal fatto che intercetta, in modo singolare, un punto della nostra mancanza, non perché ci completi, ma perché le dà forma.

L’illusione dell’Uno diventa problematica quando la differenza dell’altro viene percepita come un limite.

Quando il desiderio di fusione ci spinge a plasmare l’altro secondo la nostra immagine, a renderlo conforme alla nostra rappresentazione, non stiamo amando: stiamo cercando un’appropriazione.

Amare significa tollerare che l’altro resti altro.

Significa scegliere di legare il proprio desiderio alla sua alterità.

Significa accettare le differenze come materia viva dell’incontro.

San Valentino celebra l’evento.
Ma l’amore non è un evento. 
Si nutre di cura quotidiana: nella parola scelta invece di tacere, nella frustrazione attraversata senza trasformarla in attacco, nella rinuncia a imporre la propria misura sull’altro.

L’amore non è fusione, è articolazione.

Non è riduzione a uno solo, è gestione dello spazio che separa due soggettività.

Non è diventare Uno, è restare Due — senza che questo significhi cancellarsi.

E allora, possiamo davvero scegliere di amare senza voler completare l’altro?

Possiamo tollerare che resti altro, che sfugga alla nostra misura, senza sentirci traditi dal desiderio?

Forse la risposta non è nelle promesse dei cuori, ma nella pratica quotidiana di restare presenti, attenti e disponibili all’alterità che ci attraversa.

In copertina: foto gratuita licenza pexels.com
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Chiara Baratelli

È psicoanalista, specializzata nella cura dei disturbi alimentari e in sessuologia clinica. Si occupa di problematiche legate all’adolescenza, di questioni legate all’identità di genere, del rapporto genitori-figli e di difficoltà relazionali.

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