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I diritti delle donne

I diritti delle donne

I diritti delle donne sono basati sul loro sesso, sul loro sesso biologico e cromosomico. Negare questo significa negare le mutilazioni genitali, negare le discriminazioni subite dalle donne in quanto considerate  il “sesso debole”, negare le discriminazioni subite quando venivano invitate a non fare certi sport o certe attività con la scusa che avrebbero messo a rischio il loro potere riproduttivo, negare le discriminazioni subite nel campo dell’istruzione.

Alle donne era vietato andare in bicicletta, scalare montagne o accedere a corsi universitari in quanto donne. Persino Calamandrei, padre costituente espresse perplessità sulla loro capacità di giudizio a causa della loro fisiologia, (umore troppo legato al loro ciclo), sconsigliando il loro ingresso in magistratura (ingresso che avvenne solo nel 1963).

Dunque fino a poco fa il sesso delle donne era un impedimento a partecipare a pieno titolo a tutte le espressioni sociali pubbliche: studi, lavoro, sport, arte.

Nel campo dello sport penso a Roberta “Bobbi” Gibb, che corse la maratona di Boston nel 1966 senza numero, non ufficialmente, arrivando alla fine senza essere fermata e a  Kathrine Switzer  che nel 1967 partecipò alla marcia di Boston iscrivendosi solo con le sue iniziali (di fatto omettendo il nome femminile), ottenendo il pettorale 261, e nonostante il tentativo da parte di un organizzatore di impedirle di correre, riuscì a finire la gara in 4 ore e 20 minuti, aprendo così all’ammissione delle donne nella maratona di Boston (nel  1972).

Le donne non potevano gareggiare, perché considerate troppo fragili o inabili a resistere così a lungo.

È grazie a donne straordinarie che oggi i pregiudizi sul nostro sesso sono stati in parte abbattuti, ma questo non vuole dire che siamo uguali fisiologicamente agli uomini/maschi (costretta a definirli così a causa del fatto che il sostantivo ‘uomo’ può essere anche usato in modo generico, includendo così di fatto anche le donne).

Oggi la battaglia per l’uguaglianza, attraverso il transumanesimo, però vuole portarci a  credere che le differenze biologiche siano fatti personali e individuali, non esperienze collettive. Essere donna, pur nella sue infinite variazioni, è anche essere parte di una comunità accomunata proprio da esperienze collettive che fanno parte  del suo straordinario sviluppo fisiologico (mestruazioni, gravidanza, potere riproduttivo, piacere sessuale). Esattamente come per i maschi uomini, che a loro volta sono accomunati da esperienze legate al loro sviluppo fisiologico, pur nelle infinite variazioni possibili.

Dunque a differenza di quanto affermano coloro i quali si oppongono alla reintroduzione dei test SRY genetico per avere accesso nella categorie sportive femminili e cioè che è un passo indietro e discriminatorio verso atleti transgender e intersex , il riconoscimento che il sesso biologico determina un’appartenenza è una realtà inalienabile che rimette al centro il concetto di umanità: le donne per troppo tempo sono state definite  esseri umani per difetto.

La verità profonda è che i corpi parlano attraverso la loro biologia (bio-vita, biologia e biografia sono connesse), hanno un loro sapere e sono il ponte che ci lega al nostro senso di esistere, al nostro spirito e che modificarli artificialmente per inserirli a tutti i costi in una della due grandi categorie maschi e femmine volendo cancellarne la biologia, cancella  il potere invisibile ma tangibile che li abita. Il transumanesimo vuole proprio questo: disconnetterci dal nostro potere. Il sesso biologico nonostante tutte le narrazioni transumaniste non si cambia, lo si modifica artificialmente ma non lo si cambia!

Dunque la battaglia delle atlete a difesa della loro categoria non è un atto discriminatorio verso transgender o intersex o altre categorie ma bensì un’azione di autodeterminazione collettiva! Le donne non sono maschi mancati, non si possono definire in funzione dei maschi, sono altro. Hanno loro parole incarnate in un corpo femmina.

Le donne sanno bene, per esperienza ancestrale, quanto il corpo conosca cose che sfuggono alla coscienza individuale ma non a quella collettiva!  Non è un caso che Anna Maria van Shurman, contemporanea di Cartesio, opponesse il suo “sum ergo cogito” al più famoso ma parziale “ergo cogito sum” del filosofo francese.

Cover: Foto di <a href=”https://pixabay.com/it/users/jimbo457-27590699/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=8972844″>Jim Cramer</a> da <a href=”https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=8972844″>Pixabay</a>

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Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), femminista atipica, felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia con una tesi in teatro e spettacolo. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all’ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l’arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta “che niente succede per caso.” Nel 2015 Ho scritto la prefazione del libro “la teologia femminista nella storia “ di Teresa Forcades.. Ho scritto la prefazione del libro “L’uomo creatore” di Angela Volpini” (2016). Ho e curato e scritto la prefazione al libro “Siamo Tutti diversi “ di Teresa Forcades. (2016). Ho scritto la prefazione del libro “Nel Ventre di un’altra” di Laura Corradi, (2017). Nel 2019 è uscito per Marlin Editore il mio primo romanzo “ Il mio nome è Maria Maddalena”. un romanzo che tratta lo spinoso tema della maternità surrogata e dell’ambiente.

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