Skip to main content

Vite di carta /
Dai “Malavoglia” alla “Malacarne”

Vite di carta. Dai Malavoglia alla Malacarne

Volevo cominciare così: “Credo che scriverò del romanzo d’esordio di Beatrice Salvioni, La Malnata, uscito presso Einaudi nel 2023. È un romanzo che spicca tra le ultime letture che ho fatto per la intensa carica narrativa”.

In realtà mentre faccio ricerche in Internet sull’autrice mi prende la curiosità per lei, così giovane. Quanti anni aveva nel 2023, solo 28. In che anno è uscita dalla scuola Holden e ha vinto il Premio Calvino racconti, nel 2021. Che laurea ha, in Filologia Moderna come me.

Poi la vedo e la ascolto su Youtube e mi piace vedere che il suo imbarazzo di ragazza ci mette un niente a sparire quando parla della propria scrittura. Dà forma ai personaggi rapportandosi alla loro storia come se fossero diventati figure autonome, da quando le è venuta l’idea iniziale sul loro carattere e poi l’ha immersa nelle parole del racconto facendone sangue e carne.

La conosco ora che il primo romanzo pubblicato sta segnando un punto di arrivo importante per la sua scrittura. Vedo poi che nell’ottobre del 2024 è uscito il seguito della Malnata, La Malacarne, e non ho un dubbio sul perché nel titolo ci sia un altro nome che è stigma e condanna. Segno del disdoro di una comunità sulle protagoniste di entrambi i romanzi.

Sono Francesca e Maddalena, soprannominata la Malnata per il suo modo ribelle di sfidare le convenzioni. Diventano amiche dopo essersi scambiate un lungo sguardo: Francesca dal ponte sul Lambro vede la Malnata coi piedi a bagno nell’acqua fangosa e vorrebbe lasciare la passeggiata rituale della domenica con i genitori e correre giù a sporcarsi giocando.

Siamo a Monza negli anni del fascismo e loro sono due adolescenti cresciute in famiglie molto diverse, eppure si legano in una amicizia straordinaria. Crescono imparando a denunciare la sopraffazione e l’abuso del potere, specie maschile, esponendosi alla riprovazione della comunità.

Viene dai Malavoglia verghiani questa marca linguistica che priva i personaggi del loro nome proprio per consegnarli alla categoria astratta del Male. “Non c’è male” come antecedente letterario, penso ricorrendo all’ironia della litote.

Intanto è successo: mi sono identificata nella docente di Italiano di Beatrice Salvioni. Penso: avercela una studentessa così. Penso che sono tanti gli studenti meravigliosamente bravi che ho incontrato.

Quelli di cui intuisci il talento umano prima che espressivo e non ti puoi sbagliare. A volte li comprendi tu prima di loro stessi, e quando leggi il loro elaborato ti concentri moltissimo, poi ti sciogli a scrivere un lungo testo che è una risposta, un pezzo di dialogo ancor prima di essere un giudizio scolastico.

E vuoi che abbiano un futuro all’altezza del loro valore. Vuoi per tutti un mondo giusto.

Continuo a seguire Beatrice Salvioni mentre risponde alla domanda sul contesto storico che ha scelto per il romanzo e mi pare naturale che dica di avere avuto bisogno di un momento oscuro della nostra storia, in cui una comunità succube del fascismo ben si presta a tormentare la crescita di due adolescenti, a serrarle nel ricatto sociale e nella violenza.

Francesca è di buona famiglia e la madre la soffoca educandola a essere bella e conforme allo stereotipo femminile. Maddalena, che è “nata male” e viene considerata la causa delle disgrazie avvenute nella sua famiglia, osa sfidare il mondo degli adulti fin da piccola, con i suoi occhi neri pieni di una coraggiosa libertà.

Dice Salvioni di essersi documentata su testi storici e soprattutto sulla stampa degli anni Trenta, prima che lo dica penso che le occorresse ricostruire la quotidianità della vita cittadina nella sua Monza. Lo dice e mi sembra di essere con lei, lì tra gli scaffali pieni di libri a chiederle anche altro sulla macchina narrativa che ha congegnato e sulla scelta di raccontare in prima persona.

Mi colpisce solo quando dice di avere ritrovato nei giornali di novant’anni fa verso le donne e contro i diversi le stesse parole di discriminazione che si sentono e si  leggono ancora oggi. Mi sorprende non il merito della questione, in tempi così bui come i nostri in cui sembra prevalere la forza sulla ragione. Mi fa male che lo sappia con tanta certezza lei, così giovane.

Nota bibliografica:

  • Beatrice Salvioni, La Malnata, Einaudi, 2023
  • Beatrice Salvioni, La Malacarne, Einaudi, 2024

Cover: https://pixabay.com/it/images/search/fiume/

Per leggere gli altri articoli di Vite di carta la rubrica quindicinale di Roberta Barbieri clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autrice

sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Roberta Barbieri

Dopo la laurea in Lettere e la specializzazione in Filologia Moderna all’Università di Bologna ha insegnato nel suo liceo, l’Ariosto di Ferrara, per oltre trent’anni. Con passione e per la passione verso la letteratura e la lettura. Le ha concepite come strumento per condividere l’Immaginario con gli studenti e con i colleghi, come modo di fare scuola. E ora? Ora prova anche a scrivere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *