Decreto sicurezza, minori e “maranza” i nuovi nemici dell’ordine
Decreto sicurezza, minori e “maranza” i nuovi nemici dell’ordine
di Andrea Oleandri
Responsabile comunicazione della Associazione Antigone
Oggi il bersaglio sono i minori e i cosiddetti “maranza“. Negli anni passati furono le persone rom e i senza fissa dimora. Ogni fase politica individua dei “nemici” su cui intervenire con provvedimenti spot e frammentati, che finiscono per introdurre nuovi elementi di repressione e di riduzione delle garanzie che, stratificandosi, indeboliscono sempre di più lo Stato di diritto
Sei pacchetti sicurezza negli ultimi 18 anni, l’ultimo approvato solo nel giugno scorso. Un altro, il settimo, è stato annunciato poche settimane fa dal governo, attraverso due differenti provvedimenti, un disegno di legge e un decreto legge, che interverranno sulla gestione delle migrazioni, dei minori, delle proteste e sulle forze dell’ordine.
Secondo il Governo, la ragione di questo inasprimento delle regole è “dare risposte rapide ai cittadini”. In realtà, dietro l’ennesima misura emergenziale, non si può che riscontrare assenza di visione e incapacità di anticipare le questioni sociali. E rinunciando a risolvere i problemi alla radice, si producono solo risposte di natura penale e criminalizzante.
La presentazione dell’ultimo decreto sicurezza è solo l’ultimo atto di mesi di campagna martellante contro borseggiatrici e attivisti, in particolar modo quelli che protestano per l’inattivismo dei governi nel rispondere al riscaldamento globale.
In tal senso, se sommato al decreto sicurezza approvato definitivamente nel giugno scorso, l’attuale pacchetto si configura come uno degli attacchi più significativi scagliati degli ultimi decenni alla libertà di protesta, al controllo giurisdizionale e all’equilibrio tra i poteri, con un cambio di paradigma profondo.
La sicurezza viene sempre più identificata come l’espansione del diritto penale, la compressione delle garanzie e la riduzione degli spazi di dissenso.
Un diritto penale sproporzionato
Nel disegno di legge emerge un marcato inasprimento delle pene per reati contro il patrimonio. Il furto in abitazione, ad esempio, potrà portare a fino a dieci anni di reclusione, con soglie sanzionatorie paragonabili a quelle previste per delitti di ben altra gravità. Un fatto che stride con altri provvedimenti, come quello sul reato di violenza sessuale: proprio in questi giorni, nel passaggio al Senato è scomparso il riferimento al «consenso». Rispetto al testo passato alla Camera, approvato in maniera trasversale dopo un accordo tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, nel nuovo documento si prevede anche una riduzione della pena per violenza sessuale semplice, che potrebbe essere così punita fino a 10 anni.
Due provvedimenti, uno contro il patrimonio e uno contro la persona, che corrono in parallelo è che segnalano come le scelte politiche siano dettate da quel populismo penale che rompe il principio di proporzionalità della pena e che appare orientato più a lanciare messaggi simbolici che a incidere realmente sulla sicurezza.
Nel decreto sicurezza emerge un marcato inasprimento delle pene per reati contro il patrimonio, che potrà portare fino a 10 anni di reclusione, pena prevista per delitti di ben altra gravità
Alla stessa logica appartiene la reintroduzione della procedibilità d’ufficio – ossia il modo cui si inizia un procedimento direttamente, senza bisogno di un esposto o di una denuncia – per alcune ipotesi di furto aggravato e l’estensione dell’arresto in flagranza differita, strumenti che ampliano il potere repressivo senza un adeguato rafforzamento delle garanzie.
Minori e migranti come problemi di ordine pubblico
Particolarmente preoccupante è l’impostazione riservata ai minorenni. Le norme sulla cosiddetta prevenzione della violenza giovanile ampliano l’ammonimento del questore anche a ragazzi tra i dodici e i quattordici anni e introducono sanzioni economiche a carico delle famiglie.
Un approccio che riduce fenomeni complessi a una questione di polizia, cancellando qualsiasi investimento educativo, sociale o preventivo. Anche in questo caso non è banale che questo provvedimento arrivi a due anni e mezzo dall’approvazione del decreto Caivano che ha introdotto una serie di norme, rivolte proprio ai minori, con un preoccupante impatto repressivo e criminalizzante.
Norme che hanno portato a un aumento dei minori reclusi negli Istituti penali per minorenni (Ipm) e che, a giudicare dal contenuto di questo nuovo pacchetto sicurezza, non hanno avuto i risultati sperati. Ma il ricorso al sistema penale, non aiuta mai a risolvere questioni che hanno radici più profonde, come ricorda lo stesso Luigi Ferrajoli, tra i principali giuristi italiani che, parlando di populismo penale, sottolinea come questo consista «nell’uso demagogico e congiunturale del diritto penale diretto ad alimentare la paura con misure tanto anti-garantiste quanto inefficaci alla prevenzione della criminalità». Insomma, di un diritto piegato alle emozioni, che però non ha effetti deterrenti reali.
Minori in carcere, il modello italiano si è rotto
Un’impostazione analoga si ritrova nella parte dedicata all’immigrazione, su cui negli ultimi anni il governo è già intervenuto con numerosi provvedimenti. Il pacchetto prevede, tra le altre misure, la possibilità di un’interdizione temporanea delle acque territoriali decisa dal Governo in caso di “pressione migratoria eccezionale”, con il conseguente trasferimento delle persone soccorse verso Paesi terzi.
Si tratta di una misura che incide su principi cardine del diritto internazionale del mare, a partire dall’obbligo di soccorso, e che riduce drasticamente il ruolo del controllo giurisdizionale, concentrando la decisione in capo all’Esecutivo. Un’impostazione che richiama le politiche di esternalizzazione delle frontiere e che rischia di produrre nuovi vuoti di tutela per chi cerca protezione, ricordando che il prossimo 12 giugno entrerà in vigore anche il nuovo Patto di migrazione e asilo votato l’anno scorso dall’Unione europea.
Questo articolo è già uscito il 30 gennaio 2026 su lavialibera
Cover: immagine di comune.info-net
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