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Parole a capo
Nadia Scappini: “per vertigine di cielo”. Alcune poesie

Parole a capo <br> Nadia Scappini: “per vertigine di cielo”. Alcune poesie

L’incipit di questa bella silloge di Nadia Scappini è quasi un programma di vita in questo mondo sottosopra. La ringrazio per la condivisione della sua ultima fatica.

 

di alberi e nostalgia

scrivo per contrastare chi assassina
i sogni, per dare un ordine alle cose
come ai calzini nel cassetto, al quotidiano
mezzo letto aperto sopra i libri nella quiete
bianca del salotto
scrivo nella pietà di una preghiera che spunta
dal deserto a colmare la distanza quando frana
ogni certezza nel ripetersi di un gesto

 

*

non disertare l’appuntamento
                                   col mare

di questo bosco chiaro

vedi, è un altare
dove celebrare i vortici
del sogno veritiero
che sorprende l’alba

 

*

 

percorrere con le dita le nervature
di una foglia frastagliata       finita
a terra per il troppo pulsare

sapere d’improvviso la sua pena

accade ogni tanto anche a me

 

*

 

apri le dita a conca quando
li abbracci perché più forte salga
dalle vene la preghiera al Cielo
dove, tra gli alti rami, già s’intravvede
il colore del perdono

 

*

 

è cosa buona, sappilo, che i piedi
non s’attacchino alle orme dei passi
sopra le foglie umide nel bosco

sarebbe una prigione

 

*

 

abbraccia quel tronco vivo
quando senti che ti chiama
abbraccialo anche se la circonferenza
è troppo ampia

fermati           fidati            prendi tempo
abbandonati alle rughe della corteccia
ascoltane il respiro               loro sanno

appoggiati al suo battito fino a combaciare
lascia la carreggiata la via diritta
                                                           delira

sai che per ritrovarsi bisogna chiudere gli occhi
perdersi nella radura lasciare che ci abiti l’infinito?

 

*

 

ascoltali uno ad uno amando di ciascuno
il segreto le misteriose sillabe il sussurro
che non scorda il passo e non ferisce
il sospiro di ogni spaccatura

le radici canale dove fluisce la memoria

 

*

 

apri le dita a conca quando
li abbracci perché più forte salga
dalle vene la preghiera al Cielo
dove, tra gli alti rami, già s’intravvede
il colore del perdono

 

*

nel palmo delle mani curvate a nido
raccolgo dalla roccia l’acqua sorgiva
in fretta la spargo a ristoro degli esili
rami di pino intrecciati a campanule
viola posate sul piano di quel capitello
ormai sbrecciato dove d’estate amo
sostare

basta in fondo il tempo di un sorriso
per incrociare lo sguardo mite di quella
Madonna contadina dalla veste azzurra
mezzo cancellata

sta lì per noi,
passanti frettolosi, ad ascoltare a benedire
aprendo per ciascuno una piega

*

 

                                                              chiedono tempo la bellezza
                                                              orecchio fine i sussurri di ogni amore

sta la mia Itaca tra le robinie e gli olmi nella corte di Giacciano*
sul tronco del rosmarino ormai storto          quasi grigio e resistente
sta dove il bosco è distesa di grano ardente rassegnata al taglio necessario

sta dove ogni alba è resurrezione e turgore nel tramestio di lucertole
e grilli di tortore accorte, precise, che lasciano andare dai rami più
alti frammenti di stecchi e radici          inadatti ai prossimi nidi

sta nei vitigni antichi salvati da vittorio per la sacra liturgia del vino
nei cespugli di piccole rose arrese lungo le strade sterrate a chi,
distratto, le ignora e scorrazza lasciandosi dietro spirali di polvere bianca

sta tra i giovani pioppeti a lato dei poderi dove insieme abbiamo
consumato l’estate dell’ottantadue tenendoci per mano sulle bici
ormai vintage un poco arrugginite                    attenti a non cadere

*Giacciano è un piccolo paese dell’Alto Polesine in provincia di
Rovigo, dove sono le radici della mia famiglia paterna

*

Foto di Michael da Pixabay

*

Nadia Scappini, di famiglia veneta, è nata a Bagno di Romagna (Forlì) nel 1949 e vive a Trento. Tra i titoli più recenti di poesia La luna nuda (Travenbook, 2007), Il ruvido mistero (Ancora, 2008), Un’ora perfetta (Aragno, 2015), Come dire dell’amore (Moretti&Vitali, 2019), sul fianco del mattino (pequod, 2024), per vertigine di cielo (ilglomerulodisale, 2025). (I suoi romanzi: Le ciliegie sotto il tavolo (Marietti, 2012, Premio Asti d’Appello 2012), Sonia e il poeta (Il Vicolo, 2016). Ha pubblicato un saggio su preghiera e poesia: E tuttavia Ti cerco” (Ancora, 2008) e un saggio/narrazione su cibo e convivialità Limone ruffiano (Il Vicolo, 2016). Si occupa di promozione culturale, scrittura e critica collaborando con la pagina culturale di alcuni quotidiani locali e con riviste nazionali. Ha organizzato convegni e seminari di studio su poesia e mito e su temi di attualità del giornalismo.

 

Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT75P0538713004000003826665
La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com 
La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su PeriscopioQuesto che leggete è il 324° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

 

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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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