Vite di carta /
La bellissima canzone di Achille
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Vite di carta. La bellissima canzone di Achille
Sono arrivata in fondo e a meno di tre pagine dalla fine avevo un nodo alla gola, che all’ultima pagina si è fatto lacrime. La canzone di Achille di Madeline Miller è il racconto incantevole dell’umanità per come l’hanno vissuta l’eroe Achille, l’aristos achaion della guerra di Troia, e il suo amatissimo compagno Patroclo. Achille, figlio del re Peleo e della ninfa Teti, dunque un semidio. Patroclo, un principe esiliato e umbratile, poco capace di combattere.
In due, una potenza di umana predilezione per quanto si amano l’un l’altro, per quanto godono di ogni giorno vissuto insieme da un’età all’altra, da un punto dell’Egeo all’altro.
Si amano nella vita di pace e quando la guerra che con gli altri Greci vanno a combattere a Troia li espone alle logiche della grandezza degli eroi, l’uno cerca fino in fondo la salvezza dell’altro e il suo onore. Fino alla morte, fino alle loro ceneri mischiate sotto lo stesso mausoleo che rimane a risplendere sulla spiaggia di Troia, anche quando le navi achee ripartono per il ritorno a casa.
La storia del conflitto greco-troiano è noto dal grandioso poema omerico Iliade, e nel racconto di Miller, mirabilmente tradotto da Curtoni e Parolini, la vicenda viene nel complesso rispettata.
Il valore aggiunto nel libro della scrittrice di Boston sta nell’aver lasciato che la voce narrante appartenesse a Patroclo, al suo sguardo innamorato rivolto alle fattezze di Achille, ai minuscoli dettagli della sua pelle e della voce, alla velocità superumana dei suoi movimenti. Alla sua aura di giovane bellissimo e aggraziato, dai capelli come oro.
La voce di Patroclo è una continua diminutio di sé al cospetto della grandezza di Achille, fin da quando all’età di dieci anni è stato esiliato a Ftia presso il re Peleo, padre di Achille. A Ftia Patroclo diviene amico del principe, che l’ha prescelto tra i tanti adolescenti che si addestrano alle armi, ospiti di Peleo, e lo fa dormire nella sua stessa stanza.
Quando Achille e Patroclo si trasferiscono sul monte Pelio presso la caverna di quarzo rosa del centauro Chirone “che insegna agli uomini”, la parte migliore della loro adolescenza si svolge lì, nell’idillio della vita secondo natura, nell’avvicendarsi delle stagioni e degli apprendimenti a cui li accosta il maestro. Sono regole della vita pratica e sono storie di eroi e di uomini.
Restano con lui fino a sedici anni e imparano ad amarsi e a concepire un futuro che li tenga uniti. Non conta la tenace avversione di Teti, madre di Achille, verso Patroclo. L’unicità che questi riveste per Achille l’ha ben compresa e accettata Chirone, ma Teti ha in mente un altro ordine di grandezza per il figlio.
Lo vorrebbe trasformato in divinità, non può accettare che Achille parta per Troia a conquistare da umano il massimo dell’onore tra gli uomini in qualità di aristos achaion, disprezza Patroclo che non sa combattere e non salverà Achille, nemmeno morendo con addosso la sua armatura.
Cosa attiri Achille della figura di Patroclo non sappiamo. Patroclo stesso, che racconta, non sembra poterlo sapere. La predilezione verso di lui è data ed è totale. La sua per Achille è semplicemente ragione di vita. Tanto che, come sappiamo dall’Iliade, va a combattere al posto suo indossandone l’armatura per porre rimedio al contrasto con Agamennone e per salvare la cara Briseide, la schiava contesa.
Ciò che mi commuove in questo epilogo della guerra e della vita dei due giovani, che dopo i dieci anni trascorsi a Troia si sono fatti uomini vicini alla trentina, è che sanno guardare in faccia il proprio destino.
Achille nei modi che sono noti, puntando a conquistare morendo una gloria immortale e versando a fiumi il sangue dei Troiani che ha ucciso. Patroclo stando nelle retrovie a curare i feriti e andando a combattere solo se Achille sente il bisogno di averlo accanto.
Patroclo finisce il suo racconto quando è già morto per mano di Ettore. Morto, ma non ancora arrivato nell’Ade in quanto gli mancano ancora una degna sepoltura e un nome sulla tomba. La prima arriva quando anche Achille viene ucciso dalla freccia fedifraga di Paride e dopo la pira vengono mescolate le ceneri sue e dell’amico, secondo la sua volontà.
Sotto il marmo bianco del mausoleo che i Greci edificano sulla spiaggia di Troia prima di ripartire, Achille e Patroclo sono insieme per sempre.
Il lettore si è intanto accorto che al compagno di Achille è appartenuta una umanità straordinaria: l’ha dimostrata andando a combattere per rimediare agli eccessi di superbia di Achille, non prima di avergliela rimarcata apertamente.
L’allievo straordinario di Chirone, bravo nel canto e nel suonare la lira, amico della natura e della naturalità, il più veloce di tutti nel manovrare le armi, il figlio della dea, si è ora lasciato travolgere dalla fame di onore quanto e più di Agamennone, la cui hubris ha già procurato la pestilenza nell’accampamento greco.
Come dire che il meglio di noi può appartenere alla giovinezza, alla adolescenza, prima dell’ingresso nel mondo adulto.
L’umanità di Patroclo, così piccola agli occhi di Teti, sa essere ancora più grande quando le parla presso la tomba che lei visita ogni giorno. Le rimprovera di avere amato più di Achille stesso suo figlio, il crudele giovane Pirro, le rimprovera che la fama di Achille dipenda dalla crudeltà con cui ha ucciso Ettore e Troilo e gli altri Troiani: “Forse, tra gli dei certe cose passano per virtù. Ma che gloria c’è nel togliere una vita?… Lascia che ciò che si racconta di lui sia qualcosa di più.”
Che cosa di più? chiede Teti. “Quando ha restituito a Priamo il corpo di Ettore, dico. Questo dovrebbe essere ricordato. Il suo talento con la lira. La sua bellissima voce…Le ragazze. Che prendeva come bottino perché non dovessero soffrire nelle mani di altri re”.
A Teti, cui non è riuscito di fare del proprio figlio un dio, resta un gesto: incidere sulla pietra il nome di Patroclo, così che possa raggiungere Achille nell’Ade.
Nota bibliografica:
- Madeline Miller, La canzone di Achille, Sonzogno, 2013 ( traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini)
Cover: https://pixabay.com/it/images/search/eroe%20greco%20achille/
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Bellissima recensione!