Vite di carta /
Mai avrei creduto che “Due” mi divertisse tanto
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Vite di carta. Mai avrei creduto che Due mi divertisse tanto
Due mi guarda dal tavolo della narrativa recente alla Biblioteca del mio paese e mi fa scattare nella mente l’altro titolo, Due di due di Andrea De Carlo, grande libro in cui ho trovato la bellezza dello sguardo sghembo che hanno sulla vita Mario e Guido, due amici straordinari.
Dunque Due mi finisce tra le mani, l’ha pubblicato nel 2024 Enrico Brizzi e non posso non vedere subito che è il sequel di Jack Frusciante è uscito dal gruppo.
Sono a casa e lo ripongo sul tavolo dello studio, cerco il suo antecedente nello scaffale delle letture scolastiche e lo trovo. Quanti ricordi ad avere tra le mani il Jack Frusciante del 1994, trent’anni esatti fa.
Apro Due giusto per dare un’occhiata e mi scappano lette quaranta pagine, sono divertita dal pastiche linguistico e dal tessuto lessicale di ogni pagina, per questo non riesco a fermarmi.
Ritrovo il vecchio Alex e la sua famiglia, formata da madre, padre e fratello minore, cioè “mutter, Cancelliere, frère de lait”. Ritrovo nonna Pina, che lo chiama “‘Lessandro”, e gli amici come Alex malati di musica rock, c’è di nuovo il Liceo Caimani di Bologna e parti di Bologna. Qui però il mondo si è spalancato per Aidi che è partita per l’America e per Alex che può passare l’estate girando l’Europa con l’interrail, premiato dai parens a causa della depressione in cui è caduto senza Aidi vicino.
Lo leggo per intero, si deve essere capito, e resto catturata dalla tenuta espressiva che riempie trecento pagine di questa seconda puntata del romanzo di formazione del giovane “Girardengo” bolognese, da sommare alle pagine della prima.
Alcuni innesti narrativi rendono i due romanzi come vasi comunicanti: insieme raccontano la storia di Alex e Aidi fra la primavera del 1992 e l’estate del 1993, quando i due teenagers bolognesi, che si frequentano da poche sentimentalissime settimane, si devono separare perché Aidi va a fare in Pennsylvania un anno di liceo.
Nell’anno di lontananza finisce che compiono separatamente 18 anni, finisce che la loro affinità viene destabilizzata da esperienze impensate e i due maturano senza più la consuetudine di parlarsi, stando in due continenti diversi.
La narrazione in Due è più stratificata: per Alex la voce narrante in terza persona mostra dall’esterno le sue giornate, pur ricorrendo di frequente al discorso indiretto libero che riproduce il linguaggio giovanile dell”ex roccioso tutto sgretolè” ora che è solo.
Spesso intervengono le parti di diario in cui prende la parola Alex stesso: siamo nell’ “archivio magnetico del signor Alex D.” e sentiamo dalla sua voce il grumo di dolore che lo ha “esaurito”.
Per Aidi l’andamento è solo diaristico: leggiamo le pagine in corsivo delle sue notazioni sugli States, sulla gente e i riti scolastici, soprattutto i suoi pensieri e il magma della vita interiore in cui la vita negli States rimane sostanzialmente un corpo estraneo.
Sono pagine a montaggio alternato rispetto alle parti dedicate ad Alex, a volte Aidi si rivolge al diario per raccontare le sue giornate americane, a volte scrive ad Alex come se fosse lì vicino a lei. Sono pochi i testi delle lettere effettivamente spedite all’indirizzo di lui a Bologna.
Il suo linguaggio resta riflessivo, le scelte lessicali cercano la precisione nel delineare persone e paesaggi, le situazioni di ogni giorno suscitano sentimenti e riflessioni puntualmente messi sulla carta.
“Era tutto territorio irochese, quando la Pennsylvania era ancora frontiera e la nostra cittadina era soltanto un fortino in pietra. Strano vivere sulla terra che apparteneva a un altro popolo, averlo scacciato sempre più in là per far largo alle coltivazioni, alle industrie e alle ferrovie”.
Quello di Alex, invece, esplode di metafore attinte ai lessici più disparati e si crogiola nel gergo giovanile.
Un esempio, quando soffre di gelosia al pensiero di Aidi lontana circondata da ragazzi americani: “Avranno gioco facile a ben figurare, rispetto al tenero nullafacente made in Bo, i quarterback mascelluti e costanti nel training, i poetici bifolchi verniciatori di staccionate, persino i redattori efebi delle rivistine scolastiche. I’m just a jealous guy? Pane al pane: solo a figurarmela dialogare con quei tangheri mi brucia lo stomaco”.
In entrambi non mancano esplosioni di registro colto, cosa che facevo notare in classe durante le discussioni sul Jack Frusciante, e allora si andava a cercare il poeta E.E.Cummings, oppure si rileggeva qualche passo de Il giovane Holden di J.D.Salinger e di Due di due, i libri richiamati con forza dai protagonisti. Holden, che Alex chiama “il buon Caulfield”, rimane anche ora il suo alter ego, colui che aveva invitato il nostro a non affezionarsi a nessuno, inutilmente.
Era la parte di lavoro che mi dava soddisfazione: avevo accettato, e con me le colleghe, di leggere nelle classi un libro proposto dagli studenti. Li avevo ascoltati quando sceglievano di esporre parti dal linguaggio irriverente e ora rispondevo a questa piccola sfida andando a fondo nel tessuto linguistico.
Intanto ero piacevolmente sorpresa nel trovarlo meno superficiale del previsto, con una buona rete intertestuale e tanti libri di poesia e di narrativa richiamati da Alex e Aidi come puntelli identitari nelle loro conversazioni.
Nel sequel del Jack Frusciante anche la situazione internazionale dei primi anni ’90 occupa uno spazio più ampio, soprattutto Alex ne ha una consapevolezza non superficiale.
Come va a finire la sua storia con Aidi? Il finale è prevedibile: lei torna a Bologna e corre al Liceo Caimani, mentre Alex finisce l’orale dell’esame di maturità. Si incontrano “immortali due volte” sotto i portici della scuola in una chiusa narrativa che non poteva essere più bolognese di così.
Ancora una volta il linguaggio salva il romanzo da un finale zuccheroso: nell’attimo in cui i due ritrovano la certezza del presente le loro parole sono già sature di futuro. E il futuro richiede un punto interrogativo: “dentro il lampo di una speranza da ragazzo domandò tremante, a un soffio dalle labbra di lei”.
Nota bibliografica:
- Enrico Brizzi, Due, HarperCollins, 2024
- Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Transeuropa, 1994
- J.D.Salinger, Il giovane Holden, Einaudi, 1951 (traduzione di Adriana Motti)
- Andrea De Carlo, Due di due, Mondadori, 1989
Cover: Foto di Marion Cremer da Pixabay <a href=”https://pixabay.com/it/users/marion_22-20524599/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=7364680″>Marion Cremer</a> da <a href=”https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=7364680″>Pixabay</a>
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