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Gli spari sopra / Una prosa di rabbia

Una prosa di rabbia

Il tallone di ferro opera incontrastato nel mondo senza più una barriera, un rifugio, un’isola galleggiante per i derelitti. Gli sfruttatori, i potenti, i dominatori del mondo, dove l’unica religione è il denaro, dove il denaro è l’unica religione, dove i confini diventano sacri, dove i popoli non hanno terra, dove i diritti sono per pochi. I potenti uccidono senza limiti, senza pietà, la giustizia è a pagamento, il più forte se la compra. Non esistono contrappesi, ma solo appesi, con l’unica colpa di essere vivi e non conformi ai canoni. Evangelici corrotti, timorati di Dio che per diritto celeste riportano in vita il terzo impero, divenendone il quarto. Sfruttati e oppressi, sfruttano e opprimono genti ancora più oppresse, schiavi del capitale e tronchi di legno che votano per l’ascia, convinti che il manico possa essere dalla loro parte. Timidi, timorati, pavidi e riformisti, alla ricerca del metodo per raggiungere il potere non rappresentando nulla e nessuno, alla ricerca del consenso della metà, della metà, della metà degli elettori. Eletti, senza meriti e né merito, impongono il loro volere a menti ottuse, piatte, senza parole e né cultura. Genti che si vantano di non leggere, di non studiare, ma che si sfregano indice e pollice per fatturare. Il tempo per la vita, per lo sport, per lo studio, schiacciato dai turni, sulla ruota del criceto, che gira, gira, gira, fino a quando il criceto muore. E poi padroni e poi frontiere, genocidi di cui non si può parlare, genocidi camuffati con altri nomi, governi di assassini, bombe contro fionde, barche che affondano nel silenzio generale, generali medioevali col seguito di zombie senza testa, attratti dal luccichio delle stellette. Progressisti in fase di regresso, talmente impauriti di essere tacciati di socialismo da divenire i primi servi del capitale. Capitalismo criminale, che non può mai essere messo in discussione, mai e per nessuna ragione, un unico modello, un’unica idea di mondo, il progresso verso l’implosione di un sistema che ha al suo interno il gene della propria autodistruzione. L’utopia uccisa, il sol dell’avvenire spento, il sogno irraggiungibile senza i soldi, il pragmatismo della ragione soffoca la speranza di una generazione. Ma voi dove siete, dove eravate, che state facendo per noi? E noi, cosa stiamo facendo per tornare a galla, per respirare, per di nuovo sognare un mondo diverso? Forse nulla, forse nemmeno noi esistiamo più, forse avete davvero già vinto.

Ma no, non mi avete convinto.

In copertina: Foto di Diego Rios da Pixabay

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Cristiano Mazzoni

Cristiano Mazzoni è nato in una borgata di Ferrara, nell’autunno caldo del 1969. Ha scritto qualche libro ma non è scrittore, compone parole in colonna ma non è poeta, collabora con alcune testate ma non è giornalista. E’ impiegato metalmeccanico e tifoso della Spal.

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