16 Novembre 2022

UNO ‘22 RACCONTA UFO ‘78
Wu Ming (Unidentified Narrative Objects) alla Resistenza

Maria Calabrese

Tempo di lettura: 9 minuti

 

La particolarità assoluta dei romanzi collettivi e solisti dei Wu Ming, l’aspetto che ammiro e mi colpisce prevalentemente, è di essere, come gli stessi autori li definiscono, Unidentified Narrative Objects, oggetti narrativi non-identificati, vale a dire “fiction e non fiction, prosa e poesia, diario e inchiesta, letteratura e scienza, mitologia e pochade”, come si legge a pagina 42 del loro ottimo saggio New Italian Epic pubblicato nel 2009.

Risulta evidente il riferimento agli Unidentified Flying Objects che ora compaiono espressamente fin dal titolo del nuovo libro collettivo, uscito ad agosto del 2022. Ed ecco che mi è venuta voglia di citarli insieme, fin dal titolo, questi oggetti non identificati: quello narrativo del 2022 racconta quelli volanti del 1978 (e dintorni).

I modi, i tempi, gli obiettivi, i percorsi, il reale e l’immaginato, il fatto e rifatto ce li raccontano, sollecitati dalle stimolanti domande di Marco Belli, nel Centro Sociale La Resistenza Ferrara, la sera del 5 novembre 2022, Wu Ming 1 e Wu Ming 2, accompagnati dalle letture di Marco Manfredi. L’incontro è il primo di una rassegna ricca ed articolata che vedrà alternarsi, nei due luoghi organizzatori – La Pazienza Arti e Libri e La Resistenza Ferrara – i due ideatori (Marco Belli e Michele Ronchi Stefanati) che dialogheranno con i diversi autori invitati.

Per tentare di sintetizzare la complicata trama di UFO 78 chiedo aiuto alla quarta di copertina del volume:

1978. Aldo Moro è rapito e ucciso. Sulle città piomba lo stato d’emergenza. «La droga» sfonda ogni argine. Tre papi in Vaticano. Le ultime grandi riforme sociali. Mentre accade tutto questo, di notte e di giorno sempre più italiani vedono dischi volanti. È un fenomeno di massa, la «Grande ondata». Duemila avvistamenti nei cieli del Belpaese, decine di «incontri ravvicinati» con viaggiatori intergalattici. Alieni e velivoli spaziali imperversano nella cultura pop. Milena Cravero, giovane antropologa, studia gli appassionati di Ufo in una Torino cupa e militarizzata. Martin Zanka, scrittore di successo, ha raccontato storie di antichi cosmonauti, ma è stanco del proprio personaggio, ed è stanco di Roma. Suo figlio Vincenzo, ex eroinomane, vive a Thanur, una comune in Lunigiana, alle pendici di un monte misterioso. Il Quarzerone, con le sue tre cime. Luogo di miti e leggende, fenomeni inspiegabili, casi di cronaca mai risolti. L’ultimo, quello di Jacopo e Margherita, due scout svaniti nei boschi e mai ritrovati. Intorno alla loro scomparsa, un vortice di storie e personaggi.

Mappa eventi 1978 riportati dai media (Collettivo Wu Ming)

Il primo dato importante e significativo su cui Marco Belli sollecita stasera gli autori a dire la loro riguarda la lunga gestazione dell’opera, che, come illustra Wu Ming 1, è stata “pensata” nel 2006 sotto forma di improvvisazione collettiva (che intitolarono Mater Materia) insieme allo scrittore Giuseppe Genna, in riferimento alle produzioni di ‘archeologia spaziale’ di Peter Kolosimo e sulla spinta di una sorta di ‘corto circuito’ con l’Affaire Moro e altre vicende, prevalentemente del nostro paese, del 1978, che rappresenta la fine degli anni Settanta, ma non apre ancora gli Ottanta, i quali cominceranno effettivamente dopo la vittoria degli azzurri ai mondiali di calcio dell’82. Una sorta di stagione di mezzo, quindi, si delinea tra il 78 e l’82, una fase di crepuscolo che è proprio quella che a Wu Ming interessava. 

In quella improvvisazione  immaginarono uno scrittore liberamente ispirato a Kolosimo e un convegno sugli Ufo programmato a Roma nei giorni dal 16 al 19 marzo.
Il convegno saltò dopo l’agguato di via Fani. Che avrebbero fatto tutti quegli ufologi in una capitale precipitata nel caos? Quegli spunti rimasero nel cassetto fino al 2014, quando, col permesso di Genna, per conto loro i Wu Ming  si lanciarono in un nuovo brainstorming.
Ma da una costola del progetto nacque prima un altro romanzo: Proletkult.

Nel 2018 ripresero i lavori. Nel gennaio 2019 iniziarono la stesura, ma nel 2020 “calò come un maglio, schiacciando tutto, l’emergenza Covid.  Quel che accadde nei due anni seguenti influenzò il libro, lo riconnotò, lo trasformò” (ho preso queste ultime frasi da “Traccia per un video che abbiamo deciso di non realizzare”, stilata da Wu Ming per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine).

Il panorama complessivo viene integrato da Wu Ming 2 in risposta alla domanda su titolo e copertina:
“Nel 1978 nasce Atlas Ufo Robot, esce Incontri ravvicinati del terzo tipo, all’interno dell’Affaire Moro si può individuare uno stranissimo gioco di parole tra Fani (il nome della via dove lo statista fu rapito e gli uomini della sua scorta uccisi) e il possibile acronimo FANI con cui tradurre la formula usata negli Stati Uniti per indicare gli UFO (Unidentified Aerial Phaenomena = Fenomeni Aerei Non Identificati).
Inoltre si comincia a parlare con insistenza, anche a proposito della passione per gli extraterrestri e le antiche civiltà aliene che popolavano i libri di Kolosimo,  di ‘riflusso’, inteso come allontanamento dall’impegno politico e sociale e interesse verso questioni apparentemente più futili, fantastiche, immaginarie, private; i Wu Ming con questo libro cercano di affrontare l’analisi del fenomeno, perché sono dell’idea che guardare il cielo, interessarsi ad oggetti non identificati, soprattutto in un momento in cui tutti sulla terra ti vogliono identificare e ti chiedono i documenti, non sia soltanto una fuga in una dimensione irrazionale, futile della vita ma sia qualcosa che, al contrario, può nutrire proprio un ritorno alla realtà con nuove armi; quindi non gli UFO come un diversivo o una fuga ma come un modo per procurarsi energie nuove, ‘armi’ nuove e tenere bene i piedi per terra.”.

È il momento di assaggiare la scrittura di UFO 78.
Marco Manfredi
legge dal Primo Movimento del volume:

  1. Roma, mercoledì 1° marzo .

Rumori di acque ruscellanti, fuochi fatui di sintetizzatori, echi lontani di tempi perduti. In den Gärten Pharaos, del gruppo tedesco Popol Vuh. Scelta musicale perfetta. L’occhio della telecamera percorre un corridoio e perlustra scaffali carichi di reperti e cimeli, statuette manufatte chissà dove e chissà quando: dee della fertilità, bestie sacre, demoni minacciosi o imperscrutabili. Tra quei corpi stilizzati, di tanto in tanto, spunta un modellino di piramide tolteca, o di vascello spaziale, dal piglio razionalista  o, all’opposto, baroccheggiante. Nel 1978 la tivù pubblica italiana produceva già programmi a colori, compresa questa puntata di Odeon. Ma nelle case troneggiavano ancora apparecchi in bianco e nero, e le tinte sgargianti di quell’appartamento si potevano solo immaginare: i muri verde cinabro, le mensole verniciate di giallo, i riflessi bronzei dei soprammobili. La telecamera si avvicina a una soglia priva di porta, sovrastata da un grande dipinto. Lo sguardo indugia su architetture in rovina o incompiute, sospese in una notte luminosa. Pochissimi avranno riconosciuto Le temple foudroyé di Savinio. Non l’originale, bensì una copia acquistata a Porta Portese per poche lire….

Una domanda successiva si concentra sulla struttura narrativa, sull’articolazione dei piani temporali e sulle modalità di gestione dei numerosi personaggi: in effetti, afferma Wu Ming 1, si è molto lavorato sulla struttura, per la quale si è scelta una modalità per così dire musicale: c’è un preludio che si riferisce a fatti avvenuti il 26 agosto 1976 e culminati con la scomparsa dei due giovani scout Jacopo e Margherita; già qui troviamo un primo salto temporale, all’oggi in cui intuiamo che il soggetto a cui appartiene la voce narrante (che è ‘altra’ rispetto ai Wu Ming autori) ha ricercato notizie e condotto un’inchiesta su quello e altri fatti posteriori, narrati nei successivi quattro movimenti, tre dedicati ai mesi dal marzo al maggio del 1978 e il quarto al periodo dal 25 maggio 1978 al 25 maggio 2022.

Mi sembra utile, qui, riportare quanto delineato nell’ultimo capoverso del preludio, che mi pare rappresentare, più che la voce narrante, proprio quella autorale dei Wu Ming:
Questa è la storia delle vite che si incrociarono allora, alle pendici della montagna. E se di una vita non si possono conoscere tutte le pieghe, le luci e le ombre, si può almeno provare a raccontarla, usando documenti, interviste, libri e giornali d’epoca, consapevoli dell’incolmabile distanza tra i giorni vissuti e le pagine scritte. Del resto, la sfida del narrare è raggiungere la verità affrontando l’inevitabile, si trattasse anche di lupi mannari e dischi volanti.”.

Mappa semifantastica della Lunigiana per il volume UFO 78 (foto di Maria Calabrese)

Una storia così articolata e complessa ha bisogno di una mappa, osserva acutamente Marco Belli rivolgendosi a Wu Ming 2, che annuisce e mostra la bozza di mappa che loro stessi hanno tracciato e più volte rielaborato, della Lunigiana, luogo reale posto tra Liguria e Toscana, dove hanno collocato l’inventata Comune Thanur in cui vive Vincenzo Zanka figlio di Martin e l’inventato ma possibile e verosimile monte Quarzerone, che fa da magnete, fa confluire le varie storie in una sola storia; un luogo dell’Appennino, un’area marginale, ma una di quelle aree interne che sono la cartina al tornasole, lo specchio dell’intero Paese.

Spesso l’approccio dei Wu Ming è quello di andare a cercare lo sguardo obliquo insieme agli avvenimenti dei margini. Non soltanto perché posizionandosi dai margini si vede meglio il centro o lo si vede da una prospettiva diversa, ma perché in realtà loro sono convinti che i margini sono un centro focale in cui accadono cose che poi magari da lì riverberano verso il centro e che comunque hanno importanza di per sé.

Il pubblico della Resistenza (foto Maria Calabrese)

L’incontro alla Resistenza è arrivato al termine, ma le curiosità di un pubblico numerosissimo (oltre un centinaio di persone e moltissimi giovani) diventano domande che si sposteranno al chiuso, nella sala bar, perché il freddo si è fatto intenso. E a me rimane la voglia, sollecitata dall’ultima schermata che leggo sul monitor che proietta il file della “colonna sonora di UFO 78” che Wu Ming 1 non riesce ad illustrarci, che mi vado subito a cercare nel blog GIAP della Wu Ming Foundation e che mi riprometto di ascoltare.

Intanto mi viene incontro l’intervista di Loredana Lipperini ai due autori nella trasmissione Fahrenheit del 3 novembre scorso, al termine della quale si parla proprio della centralità della musica in questo testo. Wu Ming 1 riconosce che la musica fa proprio parte del tessuto, dell’intreccio del romanzo e ricorda che il ’78 rappresentò l’inizio di una stagione di mezzo anche per la musica: cominciavano in quegli anni ad arrivare in Italia Punk e New Wave e al tempo stesso c’era ancora l’onda lunga della musica progressiva degli anni Settanta.

Loro si concentrano su quella che era stata una musica rock progressiva molto particolare; e va citato un personaggio cruciale, sotto questo aspetto, di UFO 78, che è Jimmy Fruzzetti, ufofilo che gestisce un negozio di dischi ad Aulla e che è “colui grazie al quale c’è tutta quella musica in UFO 78”. Una playlist di 24 brani compare nel citato Blog GIAP della Wu Ming Foundation, ed è reperibile su Spotify e Youtube.

Libri e siti citati nell’articolo:
WU MING, UFO 78, Torino, Einaudi Stile Libero Big, 2022
WU MING, New Italian Epic, Torino, Einaudi Stile Libero, 2009

https://www.wumingfoundation.com/giap/
https://www.letteratitudine.it/
fahrenheit qui

Cover: un momento di lettura alla presentazione del volume UFO ’78 al Circolo LA RESISTENZA di Ferrara (foto di Maria Calabrese)


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