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Immaginiamo la più piccola città del Canada vista dall’alto, incollati al finestrino di un aereo scintillante che sorvola colorati giardini fioriti, albe arancioni e vite che si intrecciano nella loro più normale, ma allo stesso tempo peculiare, quotidianità. Sotto di noi le vicissitudini di 1500 abitanti scorrono in un romanzo divertente e originale. Un mondo a se’ stante.
Questa cittadina deve restare la più piccola, la meno popolata, entrare quasi nel Guinness dei primati, non un abitante di più non uno di meno. Per mantenere questo numero magico che varrà la visita del Primo Ministro il giorno della festa nazionale canadese, Hosea Funk, classe 1943, sindaco di Algren, dovrà attraversare mille peripezie, combattere duramente per conservare il sangue freddo e fronteggiare mille imprevisti. Quelle visita è per Hosea particolarmente importante, non solo per il lustro che essa porterebbe alla sua cittadina, ma, soprattutto per la confessione di sua madre Euphemia, in punto di morte: il primo ministro, John Baert, è il suo vero padre.

Concepito tanti anni prima dopo un ballo, in un campo di colza illuminato solo da una pallida luna, Hosea desidera, quindi, riscattarsi e incontrare il padre. Ma mantenere quel numero di 1500 diventa presto una vera impresa: Max che rientra per riconquistare la sua donna, ovvero un abitante di troppo, bilanciato dal vecchio Hamm che esala l’ultimo respiro a oltre 90 anni. I conti tornano ma un parto trigemellare rimette tutto in discussione. E poi la fidanzata Lorna che vuole trasferirsi da Hosea, partenze e arrivi, spiegazioni e dubbi, suspense legata sempre alle stesse domande: ce la farà Hosea oppure no? Tornano i numeri? Come farli quadrare? Johnny che se ne va lontano per cercare avventure con altre donne e Tom, l’amico fidato di lunga data che si vede abbandonato da un cuore ormai vecchio e stanco, bilanciano i conti ancora per un po’. Numeri che vanno e vengono come su un pallottoliere, vite che giocano scherzi, che si intrecciano per poi tornare, che tengono Hosea sempre sul filo del rasoio. Non è certo facile cercare di tenere fermo il mondo… .

Mentre i mesi passano e il caso gioca con i numeri e il destino del nostro amico sindaco, perché è diventato nostro amico (e pure simpatico), la vita scorre veloce e lenta ad Algren, le aiuole fioriscono, i prati rinverdiscono, i fiori sbocciano, i cuori palpitano, i malintesi avanzano, le mani si intrecciano, le persone mangiano-bevono-dicono parolacce e poi si amano e si abbracciano. Intanto luglio si avvicina. E “alle cinque del mattino del primo luglio, chiunque avesse visto Algren dall’alto sarebbe rimasto molto colpito. Bandiere canadesi formate da petunie bianche e rosse scintillavano di rugiada lungo tutta la via principale e riflettevano la luce del sole che stava sorgendo. Il nuovo Teatro estivo di Algren pareva davvero un teatro, almeno all’esterno, e lassù in alto, sopra il margine della città, un cavallo bianco volava nel cielo”. Questo mondo in miniatura ci ha tenuto con il fiato sospeso per diverse ore e giorni, piacevolmente passati ad incrociare le vite di tanti protagonisti simpatici e a volte un po’ bizzarri e commoventi. Abbiamo piacevolmente scoperto un romanzo intenso, ironico, divertente e tenero allo stesso tempo. Siamo arrivati anche noi trepidanti al primo luglio. Quel giorno tanto atteso i numeri quasi magicamente torneranno. Ma con sorpresa finale. Inattesa. Che non vi sveleremo, ma che ci lascia con un sorriso.

Miriam Toews, Un tipo a posto, Marcos y Marcos, 2013, 328 p.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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