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Ferrara anni Venti, atmosfera aristocratica e scorcio della città di un secolo fa. “La Magiara” è il primo romanzo di Alessio Fabbri, un giovane insegnante precario della provincia di Ravenna che a Ferrara ha studiato e lavorato. E alla città ha dedicato il romanzo di cui è protagonista Agnese Mallasz, ereditiera veneziana che arriva a Ferrara per motivi familiari. Una storia di legami difficili, parentele, segreti e amari opportunismi.

Agnese vive una vita per sottrazione: perde i veri familiari, perde l’amore, perde i suoi luoghi d’origine. Che opportunità è il trasferimento a Ferrara?
I parenti che la accolgono hanno diverse aspettative su di lei che, però, non coincidono con ciò che Agnese è e con ciò che vorrebbe fare. A Ferrara trova una gabbia, la sua vita si complica ulteriormente, problemi si aggiungono a problemi. Non può, allora, che ricorrere alla violenza, altri modi non ne conosce, è una donna tormentata, di passione, cova un desiderio di rivolta e riscatto sociale.

Potremmo definirla una femminista ante litteram?
Certo. Agnese fa molta fatica, vuole un ruolo per se stessa in quanto donna, vuole anche per sé una rivendicazione sentimentale. Il suo femminismo è personale, non riesce a fare proseliti, le altre donne non la seguono, Agnese rimane sola e delusa in questo. Si avvicina ai movimenti femministi di avanguardia che, però, sono male organizzati e dispersivi.

Cosa significa Magiara?
Non è solo il sinonimo non convenzionale di ungherese, che riporta alle origini di Agnese, è il suo alter ego, il suo essere ‘straniera’, destinata a far parlare di sé, diversa e, alla fine, sola. Il libro è nato attorno a questa parola, da lì sono partito per costruire la storia della protagonista inserita, poi, nella cornice ferrarese.

La Magiara“, di Alessio Fabbri, edito da Sillabe di Sale, sarà esposto al salone del libro di Torino dal prossimo 14 maggio.

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Riccarda Dalbuoni

È addetto stampa del Comune di Occhiobello, laureata in Lettere classiche e in scienze della comunicazione all’Università di Ferrara, mamma di Elena.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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