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Vite semplici, luoghi straordinari

Tra ambienti perduti e spazi riqualificati, camminare oggi nel complesso dell’Abbazia di Pomposa ci riporta indietro nel tempo fino al Medioevo. Sembra quasi di poter vedere la vita quotidiana dei frati che qui vivevano, qui pregavano, qui cantavano.

Il chiostro rappresentava per loro tutti il centro dell’intera giornata, come nei classici monasteri benedettini. Grazie a delle carte d’archivio, le studiose e gli studiosi sono in grado di ricostruire l’antica conformazione dell’abbazia, mettendola a confronto con ciò che è rimasto. Ai nostri giorni è sopravvissuto il tracciato del chiostro maggiore, attorno al quale si estendono la chiesa di Santa Maria, la sala del Capitolo, la sala delle Stilate e il Refettorio. Sono invece scomparsi altri elementi, come la Torre Rossa o dell’abate e una piccola chiesa dedicata all’arcangelo Michele. Fu l’abate più cruciale per Pomposa, San Guido, ad aver voluto e immaginato il chiostro ora perduto, in occasione dei grandi lavori che portò avanti nell’XI secolo. Questo in seguito subì modifiche che lo dotarono di nuovi materiali architettonici e grazie a tracce scolpite nella pietra è ancora possibile stimare quanto grande dovesse essere. Lungo il lato meridionale corre dunque l’antico Refettorio dei frati, al cui interno esisteva anche un refettorio piccolo, che divenne poi abitazione del parroco. A inizio Trecento la struttura fu sopraelevata, ma con il trascorrere dei secoli l’incuria determinò, tra l’altro, il crollo della sua copertura, provocando la sua trasformazione in un cortile di servizio dell’abitazione parrocchiale. Fortunatamente una parete, quella orientale, venne salvata da una tettoia, ed è per questo che a noi è giunto lo spettacolo degli affreschi sopravvissuti, aventi come tema la situazione della mensa: l’Ultima Cena, narrata dai Vangeli, avviene attorno a una tavola rotonda ed è catturata proprio nell’istante in cui il traditore Giuda ha già iniziato a mangiare, ma vede come propria controparte un’altra cena, questa volta molto più vicina ai frati, perché accaduta realmente a Pomposa. Si tratta del miracolo della mutazione dell’acqua in vino da parte di San Guido, verificatosi al cospetto dell’arcivescovo di Ravenna Gebeardo, tra la meraviglia delle persone al suo seguito e la tranquillità dei monaci, ormai abituati alle sante gesta dell’abate. Accanto al Refettorio, ecco la sala delle Stilate, cioè i pilastri addetti a sorreggere qualcosa. E’ di forma rettangolare e risale ai cambiamenti architettonici del XIII e XIV secolo, tuttavia non è mai stata chiarita la sua effettiva funzionalità. Forse un magazzino, visto il suo aspetto rustico? Ma se un magazzino avrebbe avuto poco senso collocato nel chiostro maggiore di un monastero, sembra probabile che la funzione della sala variò con il tempo. Proseguendo lungo il lato orientale, si incappa nella suggestiva sala del Capitolo, la cui bellezza è segnalata già dalla porta di ingresso. Anch’essa nacque dalle innovazioni trecentesche ed era il luogo deputato alle riunioni dei monaci, intenti qui a meditare su un capitolo alla volta della Regola di San Benedetto. L’aula custodisce preziosi affreschi attribuiti alla scuola giottesca padovana, affreschi che mostrano una qualità talmente elevata che per molto tempo si pensò fossero mano dello stesso Giotto. Il cosiddetto Maestro del Capitolo fece sua la nuova concezione dell’arte impressa nella Cappella degli Scrovegni, facendola fiorire anche a Pomposa. E dopo aver lavorato, mangiato, letto e meditato, un buon riposo era d’obbligo per i monaci: il vasto e umile dormitorio, suddiviso in piccole celle e originariamente dipinto, era situato sopra il Capitolo, e lì oggi si trova il prestigioso Museo Pomposiano. A Occidente, fa infine mostra di sé il Palazzo della Ragione, dove l’abate esercitava la giustizia civile sui territori soggetti all’abbazia. Era in origine dentro le mura di cinta e collegato alle altre strutture da un loggiato e un cortile. Del suo iniziale aspetto quasi nulla rimane.

Il 1152 fu però un anno diverso dagli altri. Una crisi idrogeologica causò infatti la scomparsa dell’Insula pomposiana e diede così avvio a una progressiva decadenza, interrotta soltanto dalla sete di conoscenza e dal bisogno di valorizzare propri di questo tempo.

Ferrara tra dieci anni
La bellezza, chiave di rilancio della città

“Come immagini Ferrara tra 10 anni?” sulla base di questa domanda, Mario Zamorani (coordinatore del Gruppo “più Europa” di Ferrara) ha sollecitato un confronto che si è svolto in un paio di incontri al Palazzo Savonuzzi. Ho apprezzato l’idea di un “pensiero lungo”, perché solo con un pensiero lungo si può uscire dall’appiattimento sulla buona gestione, che è un prerequisito importante, ma non basta a scaldare il cuore.
Negli anni, nella nostra regione ogni area ha valorizzato vocazioni, baricentri dello sviluppo, le specializzazioni industriali e quelle culturali. Ciò ha contribuito a fare del sistema Emilia-Romagna un sistema eccellente. Ogni città ha una cifra distintiva e una vocazione.
Negli anni Settanta qualcuno aveva individuato per Ferrara la cifra della bellezza, come cifra importante su cui fare leva. Nel 1975 Andy Warhol era venuto ad inaugurare la sua mostra; Lola Bonora, allora lungimirante direttrice del Museo d’Arte Contemporanea, aveva avuto il merito di capire il valore di quel movimento newyorkese che stava trasformando l’arte moderna. E aveva inaugurato una stagione, che dura tutt’ora, intuendo la centralità che l’arte poteva avere per Ferrara.
Anni dopo il restauro delle mura e del sottomura ha offerto uno scenario unico, un paesaggio suggestivo che cambia con le stagioni e uno spazio di vita buona per tutti i cittadini. Nonostante questi punti di eccellenza non si è colta l’opportunità di fare della bellezza una cifra identitaria, una qualità diffusa della città. Ferrara, ha valorizzato i suoi beni culturali, ma non ha saputo costruire intorno a questi la valorizzazione della città, un’offerta più ricca per i turisti.
Ferrara è una bella città, che potrebbe offrire molte occasioni per impiegare il tempo. Senza un investimento diffuso negli spazi pubblici, inteso a creare luoghi di socialità Ferrara rischia di essere un dormitorio, un luogo di pace in cui sostiamo dopo avere abitato altrove. Quindi mi piacerebbe che la nuova Amministrazione lavorasse per fare di Ferrara la città della bellezza diffusa e non solo dell’arte. La bellezza è una parola ricca e multiforme che comprende la qualità della vita e che, proprio per questo, ne fa un volano economico e un elemento importante di marketing.
Mi piacerebbe una città in grado di proporre aree di vita buona: dai parchetti nelle zone centrali a quelli nelle zone periferiche, dagli spazi di gioco per i bambini a quelli per sportivi, da quelli per la socialità a quelli per la sosta. Non sono gli eventi episodici o i Festival che ci consentono di raggiungere questo obiettivo, ma la moltiplicazione dei luoghi quotidiani di socialità.
Per realizzare questo obiettivo è necessario innescare un processo di imitazione creativa che solleciti idee nuove e metta in moto energie e coinvolga una pluralità di soggetti privati. Si tratta di guardare oltre il cortile, di studiare i casi eccellenti, per adattarli al nostro contesto. Come ha sottolineato Patrizio Bianchi nel suo intervento, lo sforzo per attrarre nella nostra Università docenti e studenti, non passa solo dalla reputazione della ricerca, ma anche da un’offerta residenziale adeguata e da un clima culturale vivace, in sostanza dalle condizioni di contorno.
Si tratta di superare la nota di pigrizia e di quiete che segna il clima di Ferrara. Non basta una gestione onesta e responsabile, serve un orientamento alla progettualità che trasmetta a tutta la città un tono più dinamico e che solleciti tutti a fare la loro parte. Non da ultimo, una città che vuole attrarre turisti deve avere una comunicazione adeguata. Lo spot su Ferrara, che circola in qualche rete televisiva, è molto lontano dalla qualità necessaria.

1. CONTINUA [leggi la seconda puntata]

La Ferrara che cade a pezzi

Le cause di una probabile sconfitta non sono mai da ricercare in un solo fattore. Ancor più complicato si fa il lavoro di individuazione e correzione degli errori se il fenomeno che ti sta portando a rischiare le prossime elezioni riguarda un panorama non sovra-comunale ma bensì, addirittura, sovranazionale. Se ne sono accorti persino in Francia visto che, poco dopo le elezioni, un articolo pubblicato su ‘Télérama‘, tradotto da ‘Internazionale’, a firma di Juliette Bérnabent, titolava che la crisi della sinistra passava proprio per Ferrara. Quindi parlare di ciò che non va qui potrebbe essere usato come esempio da esportare in altri contesti: un’analisi olistica, che dal particolare passi al generale con un’attenta riflessione sui protagonisti.

Partiamo dai dati di fatto. Sappiamo che, a distanza di tre mesi quasi dalle elezioni, l’onda d’urto che ha quasi distrutto la sinistra locale ancora non si è fermata. Lo dimostrano ancora le difficoltà nel rimettersi in carreggiata nelle discussioni politiche. Ciò si potrebbe dimostrare molto pericoloso visto che, a un anno dalle amministrative, possiamo dire che la campagna elettorale è già aperta. I contendenti principali, Lega e Pd, partono da punti diversi ma con un unico comune denominatore: il Gad. E’ proprio in questo quartiere che si giocherà la sfida ed è proprio in questo quartiere che si è aperta informalmente la campagna elettorale. In momenti diversi. La Lega sta portando avanti l’opera da molto tempo, un lavoro che le consente di poter definire, a ragion veduta, questo quartiere un suo feudo. Dalla sua ha almeno due importantissimi fattori: un centro-sinistra che ha abbandonato questa zona per troppo tempo e una stampa che ha contribuito ad aumentare l’alone negativo intorno a queste zone. Premettiamo un’altra cosa: qui la delinquenza c’è. Inutile fare discorsi buonisti o perbenisti. La mafia nigeriana esiste, ha preso largo tra queste strade e ha trasferito le proprie attività anche in centro. Sui probabili perché ho già aperto una grande parentesi: la n’drangheta come anche la camorra potrebbero addirittura trarre giovamento dalla presenza di un’associazione di stampo mafioso tanto cara ai media, e che attirando su di sé i riflettori, può lasciare campo libero a chi deve occuparsi di altri malaffari. I cittadini ferraresi del Gad hanno spesso denunciato una mancanza di dialogo con il Comune e questo ha creato una nicchia che Lodi e compagni non si sono fatti sfuggire: ecco come si sono inseriti all’interno della discussione politica cittadina e ne stanno prendendo il comando. Se poi la Lega dialoghi davvero con i cittadini o meno, o conduca le proprie battaglie seguendo o meno le regole non fa differenza: la metodologia adottata sta pagando, dai social alle ‘irruzioni’, ai documenti chiesti più o meno legalmente, fino ad arrivare alle inchieste che coinvolgono farmacie ed Acer, le azioni fatte dai leghisti piacciono a molti ferraresi, i quali lo hanno dimostrato il 4 marzo.

Dall’altra parte i tentativi adottati dal Pd ferrarese per combattere i cosiddetti ‘populisti’ sono assolutamente in linea con i comportamenti della sinistra nazionale e internazionale: accusare gli altri, arrivare a denigrare l’elettorato (basti pensare che nell’ultima direzione del Partito Democratico c’è stato ancora chi ha dato la colpa della débâcle elettorale agli elettori) e, soprattutto, l’essersi accorti troppo tardi di camminare al di fuori della realtà. Non bisogna andare lontano per accorgersene. Una foto sulla sua pagina facebook del 25 maggio ritrae un Dario Franceschini intento ad andarsene dal suo ufficio e a lasciare quello che lui definisce “il ministero economico più importante del Paese”. Lui a Ferrara ha perso sonoramente. Perché? Perché il ministro dei Beni Culturali perde nella sua città che è persino patrimonio dell’Unesco? Su questa domanda forse una risposta può trovarsi proprio sulle mura ferraresi. Ironico come il simbolo di appartenenza alla cultura mondiale possa far perdere te ministro della Cultura, appunto. I perché sono stati ben spiegati, involontariamente, in una conferenza dove l’ingegner Vittorio Bernardoni, ha presentato i risultati di un’indagine condotta dall’associazione Gad Sicura e Insorgenti.

A sinistra Vittorio Bernardoni (Gad Sicura), al centro Alberto Ferretti (Insorgenti), a destra Raffaele Ferretti (Gad Sicura)

In pratica, foto alla mano, si è dimostrato che le mura non solo stano crollando in più punti e che i lavori iniziati in alcuni tratti hanno causato più danni che altro (si veda quello che è stato il lavoro di sterramento al Baluardo dell’amore, che ha portato alla luce strutture nate, appunto, per rimanere coperte). Tale indagine ha portato alla luce anche quello che è il “mercato del mattone“: una rete che vede dei veri e propri professionisti smontare parti delle mura ferraresi per poter rivenderne il materiale. Il gruppo di cittadini coinvolti degli Insorgenti e Gad Sicura, hanno semplicemente fotografato e dimostrato che un patrimonio, per rimanere tale, dovrebbe essere curato. Questa notizia deve aver sollevato una certa preoccupazione: la stessa mattina della loro conferenza, su un famoso giornale della zona, si titolava già su altre associazioni che si stanno muovendo in merito. Fa strano che la puntualità dell’uscita sia coincisa con quella della conferenza delle due associazioni ferraresi (17 maggio) ma ciò denota, senza quasi dubbio, che le mura, oltre che il Gad, saranno oggetto della prossima campagna elettorale. C’è chi denuncia che siano usate come luogo per nascondere la refurtiva e chi invece dice che dopo 30 anni andrebbero “tagliandate”.

Parte delle mura “smontate” per essere rivendute sul mercato nero dell’edilizia

Giusto. Tutto giusto. Ma da dove si dovrebbe partire? Domanda azzeccata visto che, ultimamente, con ogni ‘muro’ Ferrara sta facendo a botte: da quelli ideologici, passando per i crolli all’ippodromo, senza dimenticare lo stadio. Ma per tornare all’argomento cultura: come mai, se davvero questa città sulla cultura ha investito così tanto, Franceschini non è stato ripagato? Il suo è forse il caso più emblematico di una sconfitta sociale dopo quella di Minniti. Forse tutta la sinistra finalmente sta facendo i conti con una realtà diversa da come se l’era immaginata. Una realtà divisa in due e che vede, appunto, il centro-sinistra ferrarese ancora interpretare male quelli che sono i segnali. Nel frattempo, sempre secondo l’ingegner Bernardoni, i rischi di veder mandato in fumo il riconoscimento Unesco ci sono, come anche i precedenti in giro per il mondo. Se davvero qualcosa si deve fare, si deve partire proprio da qui, dalla parte di città che un tempo difendeva e che ora deve essere difesa da chi, troppo chiaramente, la sta trascurando.

Nove chilometri di storia

di Francesca Ambrosecchia

Nove chilometri di fortificazione proteggono e cingono ancora il centro cittadino. Le mura ferraresi costituiscono uno dei simboli della città rinascimentale.
Un tempo barriera difensiva, edificata per lo più secondo il progetto dell’architetto fedele alla casata Biagio Rossetti, sono oggi elemento architettonico, estetico e storico.
Le mura e lo spazio verdeggiante del sotto mura sono la location perfetta per fare jogging, un giro in bicicletta, portare a spasso il cane o semplicemente per fare una passeggiata.
È un luogo di svago e di ritrovo che riporta al passato, costituendo uno degli emblemi dell’arte militare italiana: baluardi, torrioni, cancelli e porte ci fanno ancora oggi immaginare come operasse la difesa estense all’epoca.

Il sogno del sindaco Tagliani fra epica cavalleresca e poco epiche cronache

di Tiziano Tagliani*

Ho fatto un sogno: Ferrara trovava un nuovo aedo: una città che fino a ieri di Bassani aveva il solo ricordo oggi può raccontarne il mondo, grazie alla generosità di Portia e di Ferigo e di qualcuno che, dopo decenni, si è reso pronto, ha dato opportunità a questo racconto “Fuori le mura”: un futuro con il “giardino” che vola a Gerusalemme ambasciatore di quel capolavoro di città che è la nostra, con gli “occhiali d’oro” che tornano in città a vedere nebbie ormai scomparse.
Un narratore ci serve, ha ragione Macke!
Che racconti: come in pochi mesi Boldini volasse a Pechino e all’Hermitage, Antonioni a Parigi, Amsterdam e Bruxelles, Il poema di Ariosto fluisse negli occhi di 30.000 studenti ed altri 120 mila curiosi a bocca aperta e De Chirico metafisico tornasse con i capolavori dipinti a Ferrara per la prima volta ad incantare tanti.
Un narratore che spieghi con passione, come, con la visione di ciò che Ariosto che “vedeva ad occhi chiusi” siano atterrati in città anche il Baccanale degli Andri del Tiziano, poeta di una corte perduta ed un Mantegna pagato dagli Este e non dai Gonzaga! E ben ricordo quanti, oggi ricreduti, su quella sfida non avrebbero investito un fiorino!
Poi il risveglio. Qui si disputa a giorni alterni di spore idrofile e sulla incompetenza di chi ha operato miracoli che altrove, in città di maggior rango e dotate di munifiche fondazioni, meriterebbero ben altro rispetto. Dall’alto si disputa, di pulpiti che a turno l’un l’altro si edifica l’intellighenzia nostra almeno fino al prossimo cruento certame sulla presidenza o sul convegno.
Ah casta di aedi! Narratela questa nostra città voi che la parola governate con padronanza (voluto rafforzamento semantico)!
Non però quella che contrappone, quotidie, nelle associazioni il presidente di ieri a quello di oggi, quella che vuole il Meis nel parco Urbano o al Verdi ma non dove si fa , quella che da mesi attende da una Soprintendenza (mai lettera maiuscola fu più necessaria) di sapere il futuro di una civica idea, criticabile ed infatti criticata fin che si vuole, ma Santo Cielo una idea che merita risposta e magari non sul giornale!, Soprintendenza in vero sopraffatta dal lavoro e dagli arretrati, ma che trova il tempo di insegnare al sindaco (volutamente minuscolo siccome privo di visione onirica) come si compone la giunta.
Narrate or dunque questa città, voi che dalla storia traete l’humus che a noi, schiera dannata di mercenari dell’amministrare cornuti e fors’anche becchi, non sarà mai dato, narrate d’una città che compie miracoli coi fichi secchi!
Città che, meschina, non rinnova il Direttore delle biblioteche perché la legge a chi ha lavorato tanto (e bene aggiungo, io sì, vergin di servio encomio e di codardo oltraggio) lo impedisce, ma non per questo lascerà sguarnita la trincea (come dissi alla Presidente amica della Ariostea) mi si consenta sul punto però l’indeterminatezza che è dovuta per rispetto di chi in biblioteca ci lavora, là dove il prestito, come suggerisce l’ottimo Monini, oggi non è il solo metro, così come il consumo del gessetto non lo è del lavoro del maestro.
E se per lasciare memoria di questi nostri anni sarà d’uso, come è, calcar la mano su chi scrive, non abbiate timore alcuno picchiate duro, perché con l’irriverenza della classe da cui provengo, quella di Cesira la bugadara , la arzdora che i panni la lavava in tal canal, nell’attesa dell’inclita opera vostra, non tacerò, ma convinto lancerò un grido: INTANT VIVA LA SPAL

*Sindaco di Ferrara

Leggi la replica di Gianni Venturi “i prosaici oltraggi degli ingrati”

Ferrara norvegese

Vista così, non sembra la parete di una casa dal tipico design norvegese? Le linee essenziali e quel legno rosso scuro… Poi, appena si ingrandisce la visuale e appaiono le Mura e, sullo sfondo, la chiesa di San Cristoforo, la si riconosce subito, è Ferrara. Sicuramente tra i ferraresi ci saranno opinioni discordanti sull’estetica di questa abitazione e sull’opportunità di costruirla in pieno centro storico. Ma una cosa è certa: a guardarla non è affatto male, ricorda altri luoghi, altri paesaggi e soprattutto mette una gran voglia di partire verso nord!

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Immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

 

Sulle antiche Mura ginnastica per mamme con bimbi e passeggino

Cosa c’è di più bello, appena partorito, che incontrarsi tra neomamme e passeggiare all’aria aperta con il proprio bambino? Spingere i passeggini al ritmo della musica e fare esercizio per rimettersi in forma? Tutto questo esiste già, si svolge a Ferrara e si chiama “Mami Move on the Road“, un corso per mamme e neonati a stretto contatto con la natura: ci si ritrova sulle Mura ogni martedì mattina per fare attività fisica, stare in compagnia e respirare aria fresca.

“Ragazze, maniglione su al massimo, si parte! Ora circonduzione del braccio destro e poi del sinistro, uno dopo l’altro, così.” Guidate da Martina Magnoni, anche lei neomamma con laurea Isef, le mamme spingono le carrozzine e contemporaneamente eseguono esercizi di tonificazione e di attivazione del sistema metabolico aerobico; un allenamento efficace e divertente per le mamme e per i bambini che si lasciano cullare dal movimento, osservano incuriositi le proprie mamme muoversi in modo strano e godono dei benefici dell’aria fresca.

E’ consigliato per le donne che hanno partorito da almeno 6 settimane, ma non ha limite d’età: si può continuare finché la mamma e il bimbo ne avranno voglia.

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Le mamme del corso ‘Mami Move on the Road’ sulle Mura a Ferrara

Mami Move on the Road” è un corso della Panta Rhei (Ass. dilettantistica di promozione sociale). Si svolge tutti i martedì dalle 10.30 alle 11.30 con ritrovo sulle Mura presso Porta degli Angeli, in Corso Ercole I d’Este a Ferrara.

 

Per saperne di più clicca qui e visita il sito di Panta Rhei e la pagina Facebook di “Mami Move on the Road”

‘Stratigrafia’ della città

Pennellate perfette, colori caldi del paesaggio e sfumati azzurri per il cielo. Ricorda i quadri di Cézanne, dove i protagonisti sono le geometrie, i materiali del suolo e le sue caratteristiche geologiche, i colori della natura; dove i volumi sono scomposti in diversi piani… strati, appunto.

In foto: ‘stratigrafia’ di ciò che si vede da sopra le Mura di Ferrara, guardando verso est: terrapieno, Mura, sottomura, campi, case, cielo.

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Paul Cézanne, la montagna di Sainte – Victoire del 1865.

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Paul Cézanne, Mont Sainte – Victoire, 1895

 

Si potrebbero collegare le ciclabili e sfrecciare sicuri per la città

Quando un ferrarese ha una voglia irresistibile di fare un bel giro in bicicletta, non glielo si può negare… deve poter andare, senza fermarsi mai, con l’aria tra i capelli, il fiato che diventa corto e le gambe che girano da sole, un po’ come ad Amsterdam o Copenhagen, dove le biciclette sfrecciano veloci in completa sicurezza. Sarebbe bello se anche a Ferrara aumentassero i tratti di connessione tra le ciclabili e si potessero percorrere lunghi tragitti senza interrompere la corsa: per esempio dal sottomura alla ciclabile per Francolino, attraverso via Bacchelli; oppure dalle Mura di Porta Po ai Rampari di San Paolo e poi salirci e scenderci con facilità, come all’altezza di viale XV Aprile o di via IV novembre… e ancora, ma questo è un sogno, poter pedalare lungo tutto il canale di Burana fino alla Darsena.

E Ferrara diventerebbe veramente la “Città delle biciclette” con la C maiuscola.

In foto: un incrocio di ciclabili ad Amsterdam, zona di Koningsplein.

Ferrara città delle biciclette

Ce ne sono di eleganti per girare in città; ce ne sono di scalcagnate per andare a scuola o alla stazione; di sportive e superprofessionali che sfrecciano verso le strade di campagna. Ma ce ne sono anche per chi vuole rimanere in forma facendo una ginnastica leggera: queste panchine con pedali fissati a terra sono tra gli attrezzi del parchetto che è stato allestito a fianco della Mura, prospiciente la Casa del Boia, per promuovere “Attività fisica e nutrizione per un invecchiamento di qualità”. Il progetto Pangea è stato promosso dall’Unione europea, dall’Università e dal Comune di Ferrara.

Galleria fotografica, clicca le immagini per ingrandirle

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Particolare della panchina a pedali
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Attrezzo per ginnastica dolce
Un anziano legge con la bicicletta al fianco

Sospesi

Indecisi, stiamo con un piede dentro e uno piede fuori, con uno scarponcino ad un piede e un mocassino nell’altro, e il desiderio di tepore e di neve insieme… sospesi tra il mite autunno e il rigido inverno, in bilico tra le nostre più profonde inclinazioni.

Foto: Ferrara, foglie cadute che si sono appoggiate sui mattoni della parete esterna delle Mura.

Immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

IMMAGINARIO
Ingredienti estensi. Il cotto.
La foto di oggi…

Strati di cotto croccante rivestono e proteggono la città, chilometri di biscotto caldo appena sfornato da mangiare a morsi, piani di millefoglie ricolmo di crema pasticcera.

In foto: particolare dei mattoni delle Mura di Ferrara costituite da 9 chilometri di fortificazioni che circondano la città estense, costruite nel Medioevo e rimaneggiate fra il XV e il XVI secolo.

Vedi gli Immaginarii correlati: Il ciottolato, Il marmo.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

LA NOTA
Sulle mura

Sette e trenta di domenica. Un sole pallido conferma quanto percepito durante la notte: è caldo. Un cielo grigio di una nuvola continua mi informa che l’umidità è molto alta. Ci vuole una bella passeggiata sulle mura di Ferrara. Non mi aspettavo che tanta gente avesse avuto la mia stessa idea. Tante persone che camminano, che corrono. Persone anziane che camminano perché così ha consigliato il dottore; alcuni accompagnati dalla moglie (perché in genere sono gli uomini che hanno problemi di cuore). Qualche ragazzo che corre veloce per contrastare le gioie della serata del sabato. Qualche signore di una certa età che cammina a passo svelto o addirittura corre, sudando per farmi invidia. Un gruppo di neri palestrati che corrono a ritmo di musica e per darsi il tempo cantano un ritmo ripetuto. Qualche ragazza, giovane e sportiva, che corre da sola, guardando dritto d’avanti a sé, ascoltando musica sull’ipod. Qualche signore che una pancetta prominente ricorda loro di far moto e bruciare grassi. Qualche signora (con il rossetto) che si ricorda che una volta era una bella donna. Qualche sportivo che si prepara per la prossima maratona. Tanta gente. Non conosco nessuno, ma sono ferraresi che amano la loro città, lo sento. Siamo fortunati ad avere le mura.
In fondo, dalla farmacia, l’appuntamento di quelli che fanno un bel giro in bicicletta; tutti con maglie aderenti e colorate da improbabili sponsor. Passo al sottomura e incontro molta meno gente; un tempo era l’area di sgambamento cani, ma le normative ora lo impediscono (le leggi spesso tolgono, non migliorano). Qualche bicicletta, qualche camminata dolce. Mi guardo dal basso le mura e vorrei che mi parlassero, raccontandomi la loro storia, ma trovo solo un cartello che mi avvisa di stare lontano per caduta mattoni. Un tuono mi informa che è meglio rientrare. Aumento il passo e il mio cane mi guarda perplesso.
Otto e trenta, comincia a piovere. Lo sapevo. Mi bagno un poco, ma sono felice di questa esperienza sportiva. Credo la farò ancora e se avete condiviso questi miei pensieri, se mi incontrate, fatemi un sorriso di consenso, se invece non condividete fatemi un pernacchia; in entrambi i casi mi aiutate a continuare a camminare, mi fa bene.

(La foto è di Aldo Gessi)

IL RITRATTO
Ferrara è un’isola che porta sulla Luna

Così come un’isola emerge dalle acque, per contrappasso questa città affonda, cinta due volte: dalle mura e dalla terra. Ferrara non si scorge, non la vedi dall’autostrada, non dalle sue circonvallazioni. È una città nascosta ed è una città di pianura. Sono i suoi confini, le mura, i suoi limiti artificiali. Al di fuori dei quali non esistono luoghi, soltanto spazi. Il selciato dei suoi vicoli medievali, però, va calpestato con le suole dure, quelle che si usano per scalare una montagna. Altrimenti i sassi tondi scavano, ti entrano nella pianta e Ferrara diventa il supplizio di chi la cerca e ogni giorno finisce per trovarla sempre la stessa, per trovarla sempre uguale e diversa.

Oggi avrei bisogno delle sue strade larghe, più che dei vicoli. Di perdermi in quella parte di città dove le vie non nascondono mai nulla, anzi si mostrano per centinaia di metri, fino alla fine. Sono le strade delle arienuove, significano che l’essere umano può e deve guardare lontano con l’uso della ragione. Da Ercole I d’Este vedrei, a chilometri di distanza, la Porta degli Angeli. Ma come si fa a non nascondere mai nulla? Una strada può farlo, ma un uomo?

È il sabato dei ricchi e dei pezzenti. È il sabato della gente comune, della borghesia in vista, dei ragazzini e dei malviventi. La folla affluisce ordinata verso le strade dei commerci. In via Cortebella un uomo scruta il fondo di un cassonetto dell’indifferenziata. È immerso dalla cintola in su. Ne scorgo le natiche, le gambe. Quando riemerge mostra un viso scarno. Ha la faccia munta, scavata. Il suo aspetto non ha età. C’è qualcosa in lui che disorienta. È un uomo di un altro mondo. Ecco perché per lui è stato come se non ci fossi. Le nostre vite sono attaccate ognuna al proprio amo, e il pescatore oggi allenta la mia lenza e ritira la sua. Così il suo amo stringe, trafigge, spirita gli occhi, mentre il mio non si muove. Ferrara è il nostro acquario.

All’incrocio tra via Garibaldi e via della Luna suonano quattro zingari dall’aspetto trasandato. La gente tira dritto e il cappello non si riempie. La città dei Buskers non è ancora pronta e i quattro zingari, che la strada la vivono per davvero, sono privi del fascino degli artisti. Non suonano scalzi. Non indossano capi della new age. Insomma, non hanno santi in paradiso e non sembrano eroi. Però la loro musica si riverbera sulle facciate dando un soffio d’aria allegra alla giornata. Il resto lo fa la loro faccia segnata, mezza guascona e mezza bandita. Intanto, almeno per loro, Ferrara veste i panni di una musa.

Vorrei una strada secondaria e una meta, in questo sabato pomeriggio. In quest’isola stretta nella sua barriera corallina di terra cotta. Un’altra città invisibile per Italo Calvino. Coperta da un cielo azzurro immenso che quando imbianca sembra di carta. Si aspetta sempre che scenda qualcosa da questa volta sulla nostra testa. Per ora il sole ha portato via l’inverno e la bruma come l’ingenuità degli uomini l’hanno rubata il Peccato e il Tempo.

Cosa si può chiedere a questa giornata? Quello che veramente voglio è la redenzione. Per tutta questa gente che corre, che sta ferma o che cammina. Per i soldati nemici, per gli avversari politici. Per chi ha commesso misfatti, perpetrato inganni. Per Giuda, per Caino. Non voglio altro che la possibilità della redenzione. Significherebbe ancora una volta, dopo tanto tempo, qualcosa di sacro come assolvere la debolezza e la Paura. Assolvere senza aspettare ulteriori sacrifici. Qualcosa che può accadere solo dentro di noi, che non occorra mostrare fuori. Voglio la redenzione e, se non è possibile il riscatto, datemi una qualche forma di indulgenza. Questo non vuol dire che non si debba pagare. Voglio il perdono oppure la cancellazione di ogni peccato. Voglio il diritto al fallimento, perché qualsiasi cosa accada: quando si dice vita, di questo si tratta. Penso a chi spara a zero sui profughi, a chi soffia sulla fragilità delle persone come Matteo Salvini. A chi vende sogni scaduti alla gente come Matteo Renzi. penso al bambino che emigra nascosto nella valigia. Oppure ad Aldro, a Federico, e quello che ha dovuto subire una Mamma in seguito alla sua morte, ad opera di un sindacato di polizia. Penso agli aguzzini di tutto il dolore del creato e voglio la redenzione. Solo questo.

A volte Ferrara è un’isola dove ci si incontra spesso e non si parla, per davvero, mai. A volte è una prigione da cui non si vorrebbe evadere mai. Allora si fantastica come Ariosto. Si finisce per chiedere a chiunque di recuperare il senno, fin sulla luna.

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La difesa verde.
La foto di oggi…

Lo sguardo poetico di Silvia Nagliati, oggi si posa sulle mura che abbracciano la città.
La instagramer che per una settimana detiene le chiavi del profilo Instagram del Comune grazie al progetto #MyFerrara dell’Agenda digitale, le ha percorse fino a trovare lo scorcio migliore per il suo scatto, come tanti di voi staranno facendo in questo periodo, in cui si presentano in tutto il loro splendore.

Queste le sue parole.

“Le mura di Ferrara.
9 km di fortificazioni un tempo a difesa della città.
Oggi punto d’incontro per chi ama lo sport all’aria aperta. Una corsa prima di iniziare la giornata o a fine lavoro.
Un giro in bicicletta o semplicemente una passeggiata nel verde cittadino.
Provate a percorrerle la notte, illuminate, l’atmosfera è magica”.

OGGI – IMMAGINARIO MYFERRARA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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foto di Silvia Nagliati

IMMAGINARIO
Fra la terra e il cielo.
La foto di oggi

Gli orti di via Canapa, poco fuori le mura. Anche in inverno qualcuno li cura, li accudisce. Mentre intorno le auto affollano le strade. Ferrara, da qui, la scorgi chiusa nella sua cinta, se tutta questa terra fosse acqua, la città parrebbe un’isola tra l’Appennino e il mare.

OGGI – IMMAGINARIO DELLA NATURA

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Gli orti di via Canapa (foto di Sandro Abruzzese)

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LA RICORRENZA
Quando la festa per Ariosto era futurista

Ricorre oggi il 106° del primo manifesto del Futurismo, scritto da Filippo Tommaso Marinetti e pubblicato il 20 febbraio 1909. Per il settantesimo anniversario della morte di Marinetti (1944-2014) è stato anche edito da poco il volume “Marinetti 70. Sintesi della critica futurista”, a cura di Antonio Saccoccio e del futurista ferrarese Roberto Guerra, pubblicato da Armando editore. Nel libro, inserito nella collana Avanguardia 21, figurano alcuni dei principali storici e critici del Futurismo (E. Crispolti, G. Berghaus, G.B. Guerri, G. Di Genova, P. Valesio ecc.). Lo stesso Marinetti – episodio poco noto, segnalato da Giovanni Antonucci nel suo contributo al volume – fu protagonista a Ferrara, nel 1929, per le celebrazioni ariostesche con una conferenza in stile futurista sull’Ariosto.

Ad Antonio Saccoccio  di Roma (Università Tor Vergata di Roma) abbiamo chiesto un approfondimento.

Cosa successe a Ferrara alle Mura degli Angeli? Perché venne scelto proprio quel luogo?

Il 7 luglio 1929, in occasione delle celebrazioni per il quarto centenario della morte di Ludovico Ariosto, F.T. Marinetti tenne un discorso pubblico sulle Mura degli Angeli di Ferrara. Precisò tre anni dopo lo stesso Marinetti: “improvvisai all’enorme pubblico seduto o sdraiato sull’alto bastione fiorito e ombroso di Ferrara una lezione di Futurismo estratta precisamente dall’Orlando Furioso”. Nella prima parte del suo discorso Marinetti si scagliò contro il “feticismo passatista” nemico dell’ottimismo futurista. Successivamente elencò gli “insegnamenti ultrafuturisti” contenuti nell’opera dell’Ariosto, di cui ricordo qui i più significativi: compenetrazione tra arte e vita, velocità, aggressività eroica, passione sportiva, gioia distruttiva e creazione dell’effimero, “senso trasformista della vita”, ottimismo assoluto, sintesi, simultaneità, instancabilità, “giocondità goliardica beffatrice” e “senso aviatorio”. La conferenza si concluse sorprendentemente con il ricordo di un momento di vita familiare, in cui la “pupa Vittoria”, figlia primogenita di Marinetti, diventava il simbolo della spontaneità iconoclasta che anima bambini e poeti.

Quali influenze futuriste/marinettiane ci furono a Ferrara? Attualmente, resiste qualche eco in città?

Quando si parla di Futurismo a Ferrara non si può non ricordare Corrado Govoni, uno dei poeti più originali del gruppo futurista. Voglio ricordarvi il testo di una lettera che Govoni scrisse a Marinetti nel 1910, una lettera da cui emerge in poche righe il suo complesso rapporto con il futurismo e al tempo stesso con la città estense: “Oh il divino sopore, la deliziosa pigrizia che hanno invaso tutto il mio essere al mio giungere a Ferrara! Vi assicuro che a Ferrara solo si può realizzare il sogno di Buddha, il nirvana profondo con annientamento di pensiero e cure moleste e inerzia sensitiva. So bene che il nirvana non fa per voi; ma perché non dovrebbe essere l’ideale di un futurista distruttore come siete voi? Io credo che ogni opera di distruzione dovrebbe avere lo scopo di non più ricostruire. Allora tanto vale lasciare intatte le costruzioni esistenti, non vi pare? Dunque, distruggendo senza l’intenzione di rifabbricare, dove si arriva? Al nirvana sublime suddetto. Tutto questo per farvi conoscere che anche a Ferrara si può vivere una vita importante e amabile”. Come si può intendere, Ferrara è descritta come una città sonnolenta e passatista, ma per Govoni anche una città siffatta può avere qualcosa di amabile.

E Ferrara è anche la città di un futurista contemporaneo…

Sì, attualmente vive a Ferrara uno dei futuristi contemporanei più noti, il poeta Roberto Guerra, che conduce un’instancabile attività editoriale e promozionale. Non a caso l’instancabilità è tra le qualità futuriste da me ricordate a proposito del discorso marinettiano sull’Ariosto. E non a caso Guerra è co-curatore con me proprio dell’ultimo libro su Marinetti.

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Antonio Saccoccio, autore con Roberto Guerra del volume dedicato a Marinetti
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La copertina del volume sul Futurismo a cura di Saccoccio e Guerra

IMMAGINARIO
Palestra all’aperto.
La foto di oggi…

Una palestra a cielo aperto. E’ quella messa a disposizione di tutti gli amanti dell’attività sportiva in mezzo all’aria e al verde, come quelli che corrono, camminano e fanno movimento sulle Mura alberate di Ferrara. Adesso ci sono attrezzi per sviluppare i pettorali, la panca coi pedali per rafforzare la resistenza, il chest per le braccia, l’hip per i fianchi. Il nuovo parco per l’attività fisica, gratuito e aperto a tutti, è stato appena inaugurato di fronte alla Casa degli Angeli, dove si uniscono via Orlando Furioso e corso Ercole I d’Este. A cura del Progetto di cooperazione transfrontaliera Italia Slovenia (Pangea) con Comune di Ferrara, Università e Soprintendenza per i beni architettonici.

OGGI – IMMAGINARIO SPORT

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Sportivi in azione con gli attrezzi davanti alla Casa degli Angeli, in fondo a via Orlando Furioso e corso Ercole I d’Este
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Palestra cielo aperto accanto alle Mura di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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LA PROPOSTA
Rilanciamo la città: via delle Volte, strada delle botteghe e delle tipicità locali

Se ne parla da sempre, a parole son tutti d’accordo. Ma nulla succede. Via delle Volte, l’antica strada dei fondachi medievali, dovrebbe tornare quel che era per originaria vocazione, riadattando l’inclinazione al presente: dunque laboratorio, teatro di botteghe artigianali, emporio di prodotti tipici del territorio, spazio d’esposizione delle eccellenze d’ogni genere, dall’arte alla gastronomia, dai manufatti alle opere d’ingegno.
Meriterebbe d’essere strada brulicante di passanti, turisti e ferraresi, meta d’obbligo per chiunque venga in città. Invece è poco più di un retrobottega, nel quale i curiosi sbirciano da via San Romano o da corso Porta Reno. E’ attraente come un vestito fuori moda, a tratti risulta scalcinata e trasandata, non ispira allegria ma tenerezza. In definitiva è spenta. Nell’insieme appare senza scopo né identità.
E dire che le sue potenzialità sono enormi. Per rilanciarla e imporla come una gemma della città bisognerebbe compiere un’operazione lungimirante al pari di quella a suo tempo realizzata per il recupero delle mura estensi. Un’operazione ispirata dal compianto Paolo Ravenna e condotta dall’amministrazione del sindaco di allora, Roberto Soffritti, che di tanti peccati politicamente si macchiò, ma al quale non si può negare di aver saputo dispiegare risorse e sviluppare progetti che hanno dato grande lustro a Ferrara.

Dunque, attorno al tavolo di programmazione – con la volontà di fare e non di chiacchierare – sarebbe bene che sedessero tutti gli attori qualificati: le istituzioni, le associazioni civiche e culturali, le rappresentanze delle forze produttive, imprenditoriali e commerciali; anche le banche, se una banca ancora ci fosse in città che ragiona nell’interesse della comunità. L’intrapresa non potrebbe evidentemente prescindere da un robusto finanziamento europeo e dalla munifica benevolenza ministeriale. E perché non approfittarne proprio ora, che al dicastero siede un ferrarese?

Il percorso, nel cuore della Ferrara medievale, è pregno di storia e di suggestioni da rivificare. Il tratto centrale ha un’estensione di 600 metri fra via Boccacanale di Santo Stefano e via Gioco del Pallone. E’ stretto fra casette in mattone a vista spesso con la classica configurazione del cassero ed è tratteggiato dalle tipiche volte che danno nome alla via.
Il naturale prolungamento della strada si ha verso ovest, in direzione corso Isonzo, con via Capo delle Volte; mentre sul fronte opposto, quello est, il cammino prosegue idealmente in via Coperta, staccata da via Gioco del Pallone dai 150 metri di percorrenza obbligata sull’adiacente via Mayr, sino all’innesto in via Belfiore. In questo caso a spezzare la continuità del passeggio sono i giardini interni di due residenze private. In tutto, da un fronte all’altro della città, un’escursione di due chilometri esatti che le conferiscono un primato: risulta essere la più lunga strada medievale del mondo.

Lo spazio e l’atmosfera sono ideali per esposizioni, performance, mercatini, eventi… Serve un intervento misurato e raffinato. Signori amministratori, è tempo di passare dalle chiacchiere ai fatti.

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A Ferrara il Comune sostiene la street art. Ecco la mappa dei murales autorizzati

Guerra dichiarata alla street art. O no? Da sempre murales, graffiti e scritte sui muri attraggono l’attenzione, gridano slogan, indispongono o colpiscono per l’efficacia delle parole, per la forza di segni e colori. Così uno street artist come Banksy ha alle costole la polizia di New York, ma le sue opere fuorilegge arrivano a sfiorare quotazioni da quasi due milioni di dollari. Più vicino a noi, a Bologna, due mesi fa la polizia municipale del sindaco Virginio Merola denuncia la street artist Alicè per il reato di “imbrattamento reiterato”. L’artista, all’anagrafe Alice Pasquini, ha infatti ammesso di aver disegnato ragazzi e bambini un po’ sognanti a una fermata della Bolognina, ma anche in spazi del centro storico, come via Zamboni, via Centotrecento, via del Pratello e via Mascarella. Da questo mese poi, sempre a Bologna, parte l’azione della squadra anti-graffiti. Il Comune stanzia 500mila euro e coinvolge tre cooperative sociali della città che, per tutto il 2014, andranno prima a ripulire i muri, poi a ritinteggiarli applicando una vernice protettiva per facilitare eventuali, prossime rimozioni.

Ferrara, invece, sceglie una terza via: non denuncia e non finanzia squadre di cancellatori, ma punta al dialogo per sostenere questa forma di espressione. L’appoggio arriva niente meno che dall’amministrazione comunale, assessorato alle politiche giovanili. In cambio del supporto istituzionale, agli appassionati di spray e scritte viene chiesto di presentare uno schizzo del disegno, di limitarsi a colorare edifici autorizzati, che il Comune ha in gestione, fuori dal centro storico e soprattutto mai su muri di palazzi o monumenti storici. Succede dal 2007 con un progetto che si chiama “Graffi a Fe”.

Chi avesse voglia di vedere quello che il gruppo di ragazzi realizza chiamando in aiuto anche street artist di altre città italiane può mettere scarpe comode o, ancora meglio, salire in sella a una bici. Il tour dell’arte di strada scorre ai margini di quella del Rinascimento estense. Le opere più recenti sono quelle del Palapalestre, il palazzetto sportivo di via Tumiati, angolo con Porta Catena. Lì un anno fa – racconta il referente di Area Giovani del Comune, Mario Zappaterra – si realizza il lavoro in collaborazione tra amministrazione cittadina e sezione ferrarese del Coni, il Comitato olimpico nazionale italiano. L’obiettivo: dare vivacità alla zona, abbastanza anonima, e al palazzetto. Tremila euro di investimento tra impalcature, strutture, autogru e vernici e un’indicazione di massima, che è quella di mantenere la creatività in ambito sportivo. Il risultato? Quattro pareti colorate che vedono da un lato due giganteschi pugili e un arbitro, da quello opposto un giocatore di basket, sul retro una sorta di striscia a tema sentimentale, e, sulla facciata d’ingresso, palloni con guantoni, spada da scherma e segni colorati.

Con in tasca un tesserino di autorizzazione del Comune, i graffitari ferraresi nella primavera del 2012 hanno disegnato giganteschi bambini sulle pareti in cemento della scuola elementare Don Milani, via Pacinotti 48. Nell’autunno 2011 il festival “Internazionale” include nel suo programma il loro intervento artistico nell’area del parcheggio di Rampari di San Paolo. Sul grande muro in cemento senza finestre si materializza il personaggio di Doc, lo scienziato visionario protagonista del film “Ritorno al futuro”. Tra gli altri interventi autorizzati: quello del sottopasso di via Verga; il murales della scuola Itis, via Pontegradella 25; la sede di Area Giovani, via Labriola 11; quella del centro di partecipazione giovanile L’Urlo nel quartiere di Barco, via Bentivoglio 215. Nuovi disegni, poi, ogni tanto si sovrappongono e coprono o modificano quelli precedenti in una continua evoluzione.

Oltre a castello, duomo e pampato, Ferrara è anche questo. Muri che si trasformano in un panorama inaspettato per farci guardare il mondo con altri occhi.

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