La sorpresa del NO: un nuovo protagonismo oltre il moderatismo della Sinistra
La sorpresa del NO:
un nuovo protagonismo oltre il moderatismo della Sinistra
Nessuno se lo aspettava, né la destra ma neppure i partiti di sinistra, che ci sarebbe stata una così forte partecipazione e dei giovani in particolare. Come mai?
Samo in una fase di “stati nascenti” che, a volte arrivano inaspettati, ma frutto di un accumulo per ingiustizie varie negli ultimi anni, che possono cambiare la direzione della storia. Il neoliberismo si è imposto nel mondo occidentale dopo quei primi 30 anni gloriosi (1945-1975) che hanno portato in Italia e in Europa (Stati Uniti inclusi), uno sviluppo eccezionale unito alla crescita dell’uguaglianza. E’ in quegli anni che si ottengono riforme importantissime: scuola, sanità, pensioni universali, divorzio, aborto, statuto dei lavoratori.
I salari in Italia in quei 30 anni sono cresciuti del 250%. Poi con Thatcher e Reagan arriva la gelata, che è continuata fino ad oggi con la globalizzazione: “La società non esiste, esistono solo gli individui”.
Ma questo modello di capitalismo predatorio che produce disuguaglianze e ingiustizie (sia dei lavoratori interni che dei paesi esterni) non regge più, sia sul piano climatico che della prosperità condivisa.
I giovani vedono che le promesse di prosperità non vengono mantenute e si va sempre più verso forme autoritarie.
Ci sbagliavamo sui giovani
Noi vecchi pensavamo che i giovani, digitalizzati e individualizzati, fossero stati a tal punto manipolati da sparire dalla società per ritirarsi nell’individualismo. E invece ci sbagliavamo. Per la verità, qualche sentore dell’errore era arrivato. Ricordate le grandi manifestazioni pro-Pal? Erano nate non dai partiti di sinistra, ma da un insieme di associazioni e movimenti. I primi a bloccare le armi verso Israele sono stati i portuali di Livorno dei Cobas nell’estate del 2025, che si sono scontrati con Cgil-Cisl-Uil, che non volevano scioperi così estremi. Quanto ai cortei pro-Pal: a Trento (dove vivo, ma immagino anche altrove) non si era mai vista negli ultimi 20 anni una partecipazione così ampia (20mila persone) e il corteo era guidato da associazioni e movimenti; solo in seconda fila stavano i sindacati tradizionali.
Anche a Ferrara
Anche nel ’68-69 a Ferrara al petrolchimico chi guidò le lotte furono un gruppo di tecnici (la maggior parte iscritti alla Cisl, alcuni alla Cgil) che non facevano parte della commissione interna. Erano in gran parte tecnici di valore e riconosciuti per competenza e quindi inattaccabili (Pino Foschi, Sergio Foschi, Bruno Zannoni, Roberto Flammini, Saverio De Bartolo, Sante, Donino,…). Erano visti dai lavoratori come naturali “guide” del movimento.
Anche allora i partiti e i sindacati tradizionali, senza voler togliere nulla al loro valore, erano rimasti spiazzati da questi “nuovi” che avevano parole e idee che trascinavano e che non erano le loro. I fondatori del CDS vennero da quel nucleo indomito.
Un nuovo protagonismo
Anche oggi credo si sia entrati in un fase simile. Non si può considerare la vittoria del NO solo come quella dei partiti di sinistra, ma di quella parte della società civile che ha smesso da tempo di votare per partiti che non la rappresentano, la stessa che soffre del disagio della povertà crescente, della precarietà del lavoro, di servizi inadeguati per la scuola e la salute, che appare “silenziosa” solo per chi non vuole ascoltarla, che ha manifestato contro il genocidio a Gaza, contro il riarmo, il razzismo, la violenza contro le donne, l’attacco a molti diritti civili faticosamente conquistati.
Fino a ieri si pensava che un certo moderatismo avrebbe allargato il campo del centro-sinistra. Ora io credo che occorra ascoltare e tradurre in programma la radicalità che serpeggia.
Sono in gran parte giovani, collegati alle reti mondiali (via digitale), su cui pesa l’assenza di futuro, che si oppongono allo sdoganamento della cattiveria del potere e dei Governi, al trionfo della legge del più forte contro gli stessi organismi internazionali nati per la difesa dei diritti umani. Un movimento che si era già espresso in ottobre nelle piazze della Flottilla, che ha partecipato ai Fridays for Future e altre azioni sull’emergenza climatica.
Ovviamente qualsiasi movimento nascente non può fare a meno per sempre dei partiti, ma questi devono ascoltare ciò che emerge dalla società civile. La destra ha pensato di poter contare su un crescente disinteresse per le questioni civili e pubbliche, spinta dall’imborghesimento e dal consumismo, ma oggi scopriamo che non è così.
Ci sono soggetti nuovi e imprevisti di cui tener conto, movimenti che si oppongono a spinte autoritarie e che chiedono alla politica di sviluppare un nuovo umanesimo e non logiche autoritarie. Temi come la lotta contro le guerre, contro il riarmo, a favore del clima, della parità di genere, di un salario minimo, di una scuola e sanità che funzionino per tutti, di case con affitti decenti e di lavori con salari dignitosi tornano. Ben scavato vecchia talpa.
In copertina: manifestazione pro gaza – immagine su licenza da L’Indipendente.31
Per leggere gli altri articoli di Andrea Gandini su Periscopio clicca sul nome dell’autore
Bell’analisi Andrea! E aggiungo che questo sia un No anche all’arroganza! Perché questo atteggiamento spocchioso arrogante e saccente (tipico dell’evoluzione del “giornalismo” Mediaset) stia mostrando senza pudore la sua unica finalità: l’esibizione.
Io nei giovani ci ho sempre creduto. E anche noi quando lo eravamo avevamo una forte energia e tanto coraggio che mi chiedo spesso dove lo trovassimo. Poi il neoliberismo e la logica destroide dei partiti ci ha spento lentamente. Ma la storia continua…