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Ogni domenica Ferraraitalia ospita “Per certi versi”, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio, all’interno della sezione “Sestante: letture e narrazioni per orientarsi”.

 

LA CANZONE DEL PRINCIPE

La musica, spente le dolci note, vibra nella memoria (J. Keats)

PROLOGO

i morti
sui campi di battaglia
esangui
al cielo avvoltoio
si conficcano
le ragioni e i torti
nella pelle della storia
fumano
le armature sciolte
in ferro nemico
tra il sogno spento
di Carlo Quinto
e la fredda pace
di Vestfalia
*
splende a lampi
di sole notturno
l’ultimo rinascimento
fu tempo
di amore e sangue
*
unghie
di neve
le vette
dalle grandi mani
sfiorano
tastiere di nuvole
nei singulti di luce
cola cera
alla fiamma mattina
sole sole
che prendi
che apri
la scatola dei denti
al sorriso
vai anche tu
a stracciarti
contro gli scogli
del cielo
*

CARLO E MARIA

poiché mia cruda sorte…
così nel suo castello
Carlo Gesualdo
principe di Venosa
pensava a Maria
bellissima moglie
che privò
di quella passione
che nudamente
l’ardeva
*
lei aveva tutto
il lucore svevo
degli occhi
bagnati dal Golfo
della malinconia
la stazza degli avi
nella sensualità
ardente di vita
giovane vedova
si adagiò a prima vista
all’amore tenero e fraterno
l’amore di sempre
che non tracolla mai
del cugino
Carlo Gesualdo
principe di Venosa
*
nel palazzo degli splendori
il cuore di Maria si rannicchiava
nel petto esuberante
opera collinare
di perfetta bellezza
la luce di Napoli
cadeva contro gli scuri
dell’antica dimora
dove la musica era regina
lei solo principessa
*
iniziò così per gioco
il tradimento
l’amore a suo piacimento
lei che tutto aveva
tutto pretendeva
Maria
non fece eccezione
con l’amante Carafa
scaltro tessitore di trame
cortigiane
*
vo’ gridando la mia libertà
ai mille occhi
del sospetto
Maria così
spianava
il suo demone
Napoli guardava
ipnotizzata dalla bellezza
e dalla follia
esibita
guardava
coniugi
amanti
*
come poteva lui
il Principe
sopportare?
come poteva lei
la venere sveva
continuare?
lavare l’onta
salvare l’onore dei Gesualdo
Carlo non ebbe scelta
*
le tragedie si nutrono
della tracotanza
delle ristrettezze
del cuore
così fu
*
di notte fu uccisa
colta nel letto
al lume delle torce
Carlo delirando gridava:
uccidi uccidi
ancora
*
poi fuggì
coi coltelli del rimorso
piantati nel ventre
il tempo lo angosciava
allargava le ferite
della sua anima
perché mia cruda sorte
non mi hai tagliato le vene
perché anch’io non sono caduto
sotto i colpi inferti a Maria
perché amore affondava
nella carneficina?
*
solo
nel castello
che portava
il suo nome
Gesualdo
compose struggenti
madrigali d’amore
*

1. continua

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Roberto Dall’Olio

Bolognese da sempre ancora prima di nascervi. È nomade cosmopolita. Scrisse poesie da anni otto circa. E non smise più. Pubblica libri in versi. Ritiene la poesia una forma di stoviglia, detta alla Gozzano. Ah, poeti di riferimento: Italiani: Roberto Roversi mio maestro e amico Antonia Pozzi Alfonso Gatto Guido Gozzano Stranieri: Neruda Lorca Salinas Yanez Piznik Brecht Prevert Plath Sexton Seifert Cvetaeva Ritsos Pasternak Saffo

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Nato quasi otto anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato: Periscopio naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale. e Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 
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