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Il tempo è il compagno che sta giocando di fronte a noi, e ha in mano tutte le carte del mazzo, a noi ci tocca inventarci le briscole con la vita.
(JOSÉ SARAMAGO)

Radici

Campi di gioia, piante musicali
e geniali, teneri animali padroni
dello spazio, con voi sto vivendo
la stagione fiorita della vita;
sono parte di quest’angolo di mondo,
sulla pelle ho tatuate le fiabe d’altri tempi.
I miei capelli stormiscono al vento, foglie ribelli;
le mie gambe conoscono lo scatto della lepre,
elettriche molle.
La pianura nasconde sedimenti di segreti,
cuori fossili sepolti dal tempo;
i detriti della vita riempiono il golfo
dell’anima; il vento smussa
i profili del paesaggio dai molti volti, ne pettina i capelli.
Sul mio corpo trascorrono i segni del tempo
ma il corpo della Terra è sempre giovane:
il ventre ferito dall’aratro si risana
e produce sempre frutto, neppure
delle ustioni notturne dei falò rimane traccia.
Opere e giorni procedono lenti
quali sogni di antichi dormienti
e un sonno di pietra m’invita a restare,
verso me si protendono le braccia degli alberi
che muti mi trattengono, il vento mi abbraccia
e io come posso partire?

 

L’ignoto

Sera gravida di ombre
e profumi perduti di passato,
con occhi rassegnati mi scruti
in cerca di esili conferme.
Il tempo stanco si sfoglia
un giorno via l’altro;
dalla profondità di strade
mai percorse
l’ignoto mi rincorre,
mi assale rabbioso
con latrati infernali,
gole fameliche protese a divorare
le infinite possibilità di vita
che ho mancato di cercare.

 

Carpe diem

 

“La rosa che non colsi”,
così si dolevano i poeti in certi versi…
ah, i rimpianti, cattivi rampicanti,
edere maligne avviticchiate alle vene
e al cuore, a soffocare quel poco di vita
che rimane!
Come giovani morti in battaglia,
speranze uccise appena nate,
i desideri non realizzati hanno una voce
incessante e sottile che sussurra
e che grida di giorno e di notte;
sono viaggi mai fatti, amori non vissuti,
bambini mai nati, amicizie perdute
o lasciate sfuggire.
E così fugge il tempo, e le lapidi dei rimpianti
diventano opache di polvere; tu seppellisci
i tuoi sogni, e quelli che restano ti sembrano
ben povera cosa.
L’entusiasmo è un soffio via via
più fioco al passare degli anni, una lucciola
che muore tra i fiori del prato.
E tu hai già vissuto, non ti resta che un’unica
lacrima per piangere il bene perduto:
il mattino acceso da un’alba radiosa,
la casa inondata di luce,
e tu che la guardi cadere.

(Poesie tratte dalla silloge “Luci e ombre”)

 

LUCIA PAPARELLA  Dopo aver trascorso buona parte della mia vita in campagna, di recente mi sono trasferita a Ferrara. Ho lavorato come docente nella Scuola Secondaria di Primo grado per numerosi anni; ora, dopo aver frequentato corsi specifici, sto muovendo i primi passi nell’ambito dell’editoria, un mondo che mi ha sempre affascinata. Credo nei nuovi inizi.
Nel tempo libero mi dedico alle mie passioni: leggere, scrivere, dipingere paesaggi, ascoltare musica, passeggiare in mezzo alla natura, visitare mostre e musei, uscire con gli amici, partecipare a eventi, laboratori e attività creative. Amo il mare, i cani, mi lascio pervadere e commuovere dalle emozioni suscitate in me da un dettaglio, da un ricordo…sono un’inguaribile romantica e sentimentale ma riesco a conservare sempre quella punta di ironia e autoironia necessarie per non prendere le cose troppo sul serio.
In passato ho partecipato a numerosi concorsi poetici, guadagnando qualche podio: prima classificata al Premio “Città di Caivano” (2003); primo posto al Concorso “Maria Francesca Iacono” (Casamicciola Terme) nel 2005; prima classificata al Premio “Donna” (Fasano, BR) nel 2012; seconda classificata al Concorso “Coluccio Salutati” (Borgo a Buggiano, PT) nel 2012.
Luci e ombre” (Tripla E, 2023) è la mia prima silloge edita.
Questa è la pagina che la Tripla E mi ha dedicato in qualità di autrice:
Paparella Lucia – Edizioni Tripla E
Questa è invece la pagina dedicata alla silloge, disponibile in e-book e in versione cartacea:
Luci e ombre – Edizioni Tripla E

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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