Ondate di calore, immagini termiche e “rifugi climatici”. A Londra… e anche a Ferrara
Tempo di lettura: 7 minuti
Ondate di calore, immagini termiche e “rifugi climatici”.
A Londra… e anche a Ferrara
Nel giugno 2026 Greenpeace UK ha diffuso una serie di immagini termografiche realizzate a Londra durante l’ondata di calore che ha interessato l’Europa e in particolare l’area metropolitana di Londra.
Succede a Londra
Ecco qualche link dove poter vedere immagini e video con le temperature delle superfici registrate:
Le immagini, riprese con termocamere professionali e rilanciate da numerosi media internazionali, hanno evidenziato come le temperature delle superfici urbane possano raggiungere valori estremamente superiori rispetto alla temperatura dell’aria.
Nelle aree maggiormente esposte al sole, infatti, pavimentazioni in asfalto, pietra e calcestruzzo hanno registrato temperature comprese tra 50 e 65 °C, mentre la temperatura atmosferica si attestava intorno ai 35 °C. Le rilevazioni hanno mostrato valori fino a 57 °C su strade centrali come Oxford Street e Regent Street e oltre 60 °C in alcune infrastrutture di trasporto.
Le immagini di Londra hanno avuto un forte impatto comunicativo perché rendono immediatamente visibile un fenomeno spesso poco percepito dai cittadini: l’isola di calore urbana.
Le termocamere mostrano la temperatura delle diverse superfici con cui le persone entrano quotidianamente in contatto: marciapiedi, piazze, parcheggi, facciate e attrezzature urbane possono accumulare enormi quantità di energia solare durante le ore centrali della giornata, contribuendo ad aumentare il disagio termico, il rischio sanitario per le persone vulnerabili e il fabbisogno energetico degli edifici; la scarsità di alberature e di spazi ombreggiati trasforma molte aree urbane in vere e proprie “trappole di calore“.
Queste osservazioni risultano particolarmente rilevanti per le città dell’Europa meridionale, dove le ondate di calore stanno diventando più frequenti, intense e durature. L’impiego della termografia urbana rappresenta infatti uno strumento efficace per individuare hotspot termici, valutare l’efficacia di alberature e infrastrutture verdi e supportare la pianificazione di rifugi climatici urbani.
Per Rifugi climatici, si intende “sia il riutilizzo di edifici dismessi o sottoutilizzati della pubblica amministrazione come “oasi urbane” per garantire soste e riparo dalle temperature estive, sia installazioni temporanee più leggere, delle “urban canopy”, una sorta di copertura in grado di creare frescura e ombra in luoghi della città particolarmente compromessi” (fonte: ISPRA, 2023, “Verso città resilienti: gli interventi del Programma sperimentale per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano“).
… e a Ferrara?
Una situazione analoga emerge dalle immagini termiche rilevate dal prof. Marco Zuppiroli (Università Ferrara, Dipartimento Architettura) nel centro storico di Ferrara l’8 settembre 2023, in condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature dell’aria comprese tra 28,9 e 30,4 °C. Le fotografie termiche effettuate in tre diversi contesti urbani mostrano chiaramente l’influenza delle caratteristiche fisiche dello spazio pubblico sulla distribuzione del calore.
Nell’area di Piazza Verdi ,con una temperatura dell’aria pari a 30,4 °C, le superfici pavimentate esposte al sole raggiungono circa 38,7 °C, mentre alcuni elementi di arredo urbano e superfici maggiormente irradiate superano i 50 °C, con un valore massimo rilevato di 55,8 °C. Al contrario, le zone ombreggiate o coperte dalla vegetazione mostrano temperature prossime a 30 °C. Questa differenza, superiore a 25 °C tra i punti più caldi e quelli più freschi, evidenzia il ruolo fondamentale dell’ombreggiamento nel mitigare il surriscaldamento urbano.
Nel Parcheggio del Baluardo San Lorenzo (clicca per vedere la mappa) caratterizzato da ampie superfici asfaltate e dalla presenza di autoveicoli, la temperatura massima delle superfici raggiunge circa 47,2 °C, mentre le chiome alberate circostanti si mantengono tra 26 e 28 °C. Anche in questo caso emerge una differenza di oltre 20 °C tra superfici artificiali esposte e copertura vegetale, confermando l’efficacia degli alberi nel ridurre le temperature superficiali e migliorare il comfort microclimatico.
I risultati più interessanti si osservano nell’area di Porta San Pietro (clicca per vedere la mappa) dove la coesistenza di alberature mature, prato e percorsi pavimentati permette di confrontare diverse condizioni microclimatiche. Le superfici murarie e maggiormente esposte raggiungono quasi 49 °C, mentre nelle zone ombreggiate dal verde la temperatura superficiale scende fino a circa 20,6 °C, con una differenza di quasi 30 °C all’interno dello stesso spazio urbano. Le alberature storiche e le aree verdi associate alle mura cittadine si comportano quindi come veri e propri “rifugi climatici urbani“, offrendo condizioni significativamente più favorevoli rispetto agli spazi mineralizzati circostanti.
La mappa termica di Ferrara
Il confronto tra le immagini di Londra e quelle effettuate a Ferrara evidenzia come il fenomeno delle alte temperature superficiali non riguardi esclusivamente le grandi metropoli europee, ma sia presente anche nei centri storici di dimensioni medio-piccole. In entrambi i casi, gli elementi che determinano le condizioni più critiche risultano essere l’estensione di superfici impermeabili, l’esposizione diretta alla radiazione solare e la limitata presenza di copertura arborea.
A riprova di ciò, basti osservare e interrogare la mappa termica interattiva realizzata nel progetto europeo USAGE e relativa alle temperature delle superfici registrate nel pomeriggio del 16 luglio 2023:
Una seconda mappa termica interattiva è quella notturna, relativa alle prime ore del 17 luglio 2023:
Stiamo parlando di temperature delle superfici (da non confondere con quelle dell’aria): a seconda dei materiali cambia ovviamente la temperatura.
Esiste una terza mappa interattiva che mostra in dettaglio la stima dei materiali di tutte le superfici di 1×1 metro nell’area urbana (ottenuta grazie a immagini iperspettrali raccolte da volo aereo):
Incrociando i dati delle temperature delle superfici della prima mappa, con quelli dei materiali delle superfici della mappa qui sopra (terza mappa) scopriamo che, a Ferrara nel mese di luglio, le temperature per classe di materiale sono queste:
Si tratta di valori mediani (a differenza della media, la mediana non è influenzata da valori troppo alti o troppo bassi, che potrebbero essere outlier/errori).
Questi valori mediani sono stati calcolati sull’intera superficie urbana di Ferrara (circa 95 km2) su cui, durante il progetto USAGE, sono stati effettuati rilievi aerei che hanno restituito dati geografici diversi (rilievo LiDAR, modello digitale del terreno e delle superfici, ortofoto, immagini termiche, immagini iperspettrali).
Dei circa 95 km2, quasi 85 sono aree scoperte non coperte da fabbricati (e quindi strade, piazze, prati, giardini, parcheggi, …): per ciascun metro quadrato di questa superficie è stata derivata la stima dei materiali di copertura.
La differenza di temperatura delle superfici cambia tantissimo a seconda del materiale.
Ma attenzione: considerare solo immagini termiche “istantanee” (scattate a livello stradale come quelle di Londra oppure da voli aerei come le mappe qui sopra) sarebbe sbagliato, perché “fotografano” un particolare momento e non sono rappresentative del medio-lungo periodo.
Per questo motivo, occorre usare anche immagini termiche generate da satellite, come quelle elaborate sempre nel progetto USAGE e relative al decennio 2013-2023, nei singoli mesi caldi (cioè da aprile a settembre). Si tratta di una mappa degli “hot spot” che tiene conto dei valori mediani calcolati usando circa 200 singole immagini giornaliere del satellite americano Landsat (che passa ogni 8 giorni). In questo caso la mappa è meno dettagliata (non più i 50cm/pixel delle prime due mappe, ma 30m/pixel) ma è estremamente utile per una corretta pianificazione dei rifugi climatici e per interventi di forestazione urbana.
Per esempio, nel mese di luglio i valori medi calcolati nel decennio 2013-2023 sono visibili nella mappa interattiva degli hot spot qui sotto:
I dati della mappa qui sopra sono perfettamente allineati con quanto recentemente elaborato da Alessandro Cimbelli di ISTAT nella “Mappa interattiva della temperatura superficiale estiva” di tutti i capoluoghi di provincia; per Ferrara, cliccando su una delle sezioni di censimento, si visualizzano i valori mediani di temperatura superficiale estiva dal 2019 al 2026:
Conclusioni
Negli ultimi anni, il Comune di Ferrara (a differenza di molte altre città italiane ed europee) ha raccolto e messo a disposizione nel proprio portale open data un patrimonio di dati ambientali e climatici dettagliati ed estremamente utili. Ma i dati non possono essere solo raccolti, rappresentati su una mappa e presentati in qualche convegno: i dati servono a prendere decisioni fondate su evidenze oggettive.
Le immagini termiche di Ferrara mostrano che il patrimonio verde urbano, le mura storiche alberate, i giardini pubblici e le aree ombreggiate svolgono già oggi una funzione assimilabile a quella dei “climate shelters” o rifugi climatici che molte città europee stanno iniziando a mappare sistematicamente.
L’integrazione di rilievi termografici, dati satellitari o da volo aereo, rilievi della copertura arborea, analisi dell’accessibilità e distribuzione della popolazione vulnerabile potrebbero quindi costituire una base metodologica solida per identificare e classificare i rifugi climatici della città, collegarli tra loro tramite percorsi ciclopedonali ombreggiati e sicuri, supportando strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, orientando gli investimenti per una depavimentazione mirata e a larga scala, incrementando la canopy urbana e realizzando nuovi spazi ombreggiati per le persone più vulnerabili.
In questo senso, le immagini termiche non rappresentano soltanto uno strumento di comunicazione, come dimostrato dal lavoro di Londra, ma diventano un supporto operativo per individuare priorità di intervento e misurare concretamente i benefici delle cosiddette Nature based Solutions nella riduzione dell’isola di calore urbana.
Cover: Mappa Termica Interattiva del Centro storico di Ferrara
Per leggere gli altri articoli ed interventi di Piergiorgio Cipriano su Periscopio, clicca sul nome dell’autore




















Lascia un commento