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Maria Antonietta Macciocchi: diario di un’eretica, la storia di una donna libera

Il 15 aprile del 2007 muore a Roma, all’età di 84 anni, Maria Antonietta Macciocchi, scrittrice, giornalista e politica italiana, esponente del Partito Radicale e membro del parlamento italiano ed europeo.

La sua storia di scrittrice e politica nasce all’interno del Partito Comunista. Appena ventenne, nel 1942 aderisce al partito in clandestinità, partecipando ad azioni di propaganda a favore della resistenza.
Nel 1945 si laurea in Lettere e Filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma.

Nel 1956 assume la direzione del settimanale del Partito Comunista “Vie Nuove” dove, da pubblicazione prettamente propagandistica di partito, in nome della libertà di pensiero, costruisce un periodico con una matrice fortemente critica verso il partito stesso.
Gli scritti di Pier Paolo Pasolini e Curzio Malaparte contribuiscono fortemente alla “rivoluzione” del settimanale. Nel 1961 diviene inviata de l’Unità come giornalista e firma numerose interviste a personaggi come Tito, Gandhi e Khrushchev.

Nel 1968 per il PCI conquista un seggio in Parlamento.

La sua forte critica rispetto alla visione politica comunista italiana, rispetto a quella cinese da lei sostenuta, la metteranno in forte contrasto con il comitato centrale.

Lei stessa racconta: “subii le critiche del Comitato federale napoletano per aver scritto un libro bellissimo che si chiamava “Lettere dall’interno del PCI a Louis Althusser” (filosofo francese, principale teorico del marxismo strutturale, ndr).

La storia della pubblicazione delle lettere è alquanto controversa. Sta di fatto che il PCI ne era fortemente contrariato. Siamo negli anni duri del ’68, il Partito Comunista è attraversato da molte correnti trasversali.

“Contro di noi ci fu una censura e una persecuzione implacabili, di una Sinistra stremata, sull’orlo dell’allucinazione, con la paura costante di doversi misurare con chi pensava altrove, oppure contro il potere cieco degli apparati, dei governi, delle potenze stabilite.”

Macciocchi proseguì per la sua strada e affidò la pubblicazione a Feltrinelli.

Nel 1977, per avere sostenuto e accompagnato la lotta degli universitari bolognesi che, come quelli di Parigi, volevano una diversa identità culturale, fu espulsa dal partito.
Tornerà a far politica subito dopo all’interno del Partito Radicale.

“Duemila anni di felicità: diario di un’eretica” è la sua autobiografia; la sua storia raccontata con passione, con fedeltà.
La storia di una donna libera.

 

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Nicola Gemignani

Marina di Carrara, il mare e una buona lettura, non chiedo altro. Amo l’estate e odio l’ipocrisia. Amo Sergio Zavoli, il suo libro “La notte della Repubblica” e la libertà. Ariete da generazioni (padre, nonna, nonno, zie), sono un nerd mancato.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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