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Le province italiane: i fantasmi del passato che paghiamo ancora a peso d’oro

Le province italiane: i fantasmi del passato che paghiamo ancora a peso d’oro

Guardare alle Province italiane oggi può sembrare un atto di archeologia amministrativa.  Per molti cittadini, quelle istituzioni tra Comune e Regione dovevano scomparire: ricordano un voto e una riforma che promettevano proprio questo.
In realtà, le Province non sono mai state completamente abolite.

Nel 2014 la legge Delrio ha trasformato la maggior parte di esse da enti con elezione diretta a enti di secondo livello, con competenze limitate e dirigenti nominati indirettamente. Un tentativo di abolizione costituzionale è stato bocciato nel referendum del 2016, lasciando le Province come organismi “di mezzo”, spesso percepiti come inutili, ma ancora in piedi.

Questa “zona grigia” amministrativa ha un riflesso concreto sui conti pubblici: gli enti provinciali continuano a sostenere costi non trascurabili, a fronte di compiti ridotti.

Prendiamo lesempio della Provincia di Ferrara.

Nel bilancio di previsione per il triennio 2026-2028, approvato di recente, le entrate e le uscite previste per il solo 2026 si aggirano attorno agli 87 milioni di euro, con una spesa del personale stimata in circa 8,1 milioni di euro e un contributo alla finanza pubblica di oltre 10 milioni.
Parte delle risorse verrà destinata alla manutenzione ordinaria della viabilità e agli investimenti in infrastrutture come strade e scuole, ma resta evidente che anche un ente “ridotto” sostiene costi strutturali rilevanti ogni anno.

Il bilancio della Provincia di Ferrara riflette una dinamica che si ritrova in molte realtà italiane: un apparato organizzativo che resiste anche se le funzioni esecutive di governo territoriale sono state ampiamente ridimensionate.
Questa persistenza amministrativa contribuisce a spiegare perché gli stipendi dei dirigenti pubblici, anche negli enti locali, restino spesso elevati.

Secondo rilevazioni salariali pubbliche, figure come un direttore finanziario in ambito locale possono arrivare a guadagnare oltre 160-170 mila euro lordi allanno, con bonus aggiuntivi, mentre ruoli di consulenza contabile e di bilancio si collocano su salari medi superiori ai 60 mila euro annui.

Per capire se questa situazione sia un’anomalia tutta italiana, vale la pena guardare ai modelli europei.

In Francia, il livello intermedio di governo, incarnato dai dipartimenti, mantiene ancora un ruolo politico riconosciuto e competenze significative. Questi enti non sono stati svuotati e fanno parte di un sistema multilivello chiaro, con responsabilità ben definite e una legittimazione diretta degli amministratori. Il costo dei dirigenti, in quel contesto, è più facilmente giustificabile proprio perché inquadrato in un ruolo operativo visibile ai cittadini.

In Germania, il federalismo assegna ai Länder (stati regionali) il ruolo principale, mentre i livelli intermedi (i “Kreise”) svolgono funzioni amministrative chiare e insostituibili, come gestione delle scuole secondarie, trasporti locali e servizi sociali. Non esiste l’equivalente di un ente svuotato: se un livello di governo viene ritenuto superfluo, si procede a fusioni o accorpamenti reali, non a riforme parziali. La coerenza tra funzione e struttura amministrativa rende più trasparente la spesa pubblica e i compensi dei dirigenti sono proporzionati alle responsabilità operative.

Ancora più esplicito è il modello del Regno Unito, dove negli ultimi decenni numerosi livelli intermedi sono stati eliminati o accorpati in autorità unitarie con funzioni ben delineate. Qui la logica è semplice: esiste un solo livello di governo locale forte, e quando un livello appare inefficiente o sovrapposto ad altri lo si modifica o sopprime in maniera netta. L’effetto è che non si creano “enti zombie” con bilanci sostanziosi ma con ruoli svuotati.

Anche in Spagna il sistema è organizzato in modo più coerente: le comunità autonome gestiscono gran parte delle competenze che in Italia sono frammentate tra diversi livelli, e le province, dove ancora esistono, operano come enti di supporto con compiti chiari e sotto il controllo delle regioni. Ciò riduce la duplicazione di costi e concentra le responsabilità decisionali in livelli più vicini ai cittadini.

Il confronto europeo mette in evidenza un punto fondamentale: quando si riforma un livello di governo, o lo si rafforza chiarendo le sue funzioni e competenze, oppure lo si elimina completamente, distribuendo ruoli, personale e risorse in modo coerente.

La soluzione intermedia adottata in Italia con la riforma delle Province ha lasciato una struttura amministrativa che continua a generare costi, anche significativi come nel caso di Ferrara, pur avendo perso buona parte della sua capacità di guida politica e territoriale. Questa discrepanza tra ruolo formale e peso amministrativo è ciò che alimenta il dibattito pubblico sugli stipendi dei dirigenti e sulla reale utilità di questi enti.

Finché il sistema non sarà razionalizzato in modo definitivo, la percezione di inefficienza e di spesa sproporzionata nei confronti dei cittadini rimarrà una questione difficile da ignorare.

Cover: Foto di <a href=”https://pixabay.com/it/users/fulopszokemariann-10698699/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=3816835″>Mariann Szőke</a> da <a href=”https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=3816835″>Pixabay</a>

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Nicola Gemignani

Marina di Carrara, il mare e una buona lettura, non chiedo altro. Amo l’estate e odio l’ipocrisia. Amo Sergio Zavoli, il suo libro “La notte della Repubblica” e la libertà. Ariete da generazioni (padre, nonna, nonno, zie), sono un nerd mancato.

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