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Terremoto Friuli 1976: la scoperta del volontariato

 

Il 6 maggio del 1976 il Friuli veniva sconvolto da due forti movimenti sismici.
Alle 20.59 con un’intensità 4,9 della scala Richter e un minuto dopo, alle 21.00 ancora più forte (6,5), il terremoto fece crollare intere costruzioni seppellendo spesso gli occupanti sotto le macerie, provocando vari incendi, interrompendo la rete fognaria.

Durante quella terribile notte quasi 1.000 persone persero la vita, più di 2.400 furono ferite e quasi 100.000 restarono senza tetto.

Nel complesso subirono danni rilevanti circa 50 cittadine, il 75% delle quali situate nella provincia di Udine e il 25% in quella di Pordenone.

I paesi principalmente colpiti furono tutte frazioni racchiuse in un diametro di sessanta chilometri: Buia, San Daniele, Maiano, Gemona, Tarcento, Montenars, Osoppo, Amaro, Artegna, Ragogna, Magnano in Riviera ed altri.

Immediati i soccorsi e gli aiuti che arrivarono sul luogo del disastro solo poche ore dopo. A loro si unirono nei giorni successivi anche reparti militari italiani, soldati di altre nazioni appartenenti alla Nato, inclusi reparti statunitensi di stanza in Italia. I territori del Friuli colpiti si trovavano infatti in un’ area caratterizzata da una forte presenza dell’Esercito Italiano e delle forze Nato.

Questo evento è anche ricordato per la forte partecipazione diretta dei superstiti alle operazioni di  emergenza e per l’arrivo di una ingente quantità di civili volontari. Prima di allora, una così forte motivazione della popolazione a intervenire direttamente si ricorda solo per l’alluvione di Firenze del 1966, con la stampa che celebrò i cosiddetti “angeli del fango”.

Tutt’altro sviluppo, ad esempio, si ebbe per il terremoto del Belice (14 Gennaio 1968), dove l’esercito e i vigili del fuoco faticarono nel raggiungere la zona colpita. Ancora oggi questo terremoto si ricorda per l’inadeguatezza del Governo non solo nell’intervenire in soccorso ma anche nel ricostruire, cosa che  anche oggi si fatica a comprendere e giustificare (il terremoto nelle Marche del 2016 ha una aspettativa di fine lavori ipotizzata al 2033).

La valorizzazione del volontariato e della necessità di un coordinamento delle forze di emergenza si deve all’On. Giuseppe Zamberletti  (più volte eletto come deputato nella Democrazia Cristiana e infine nel 1976 come senatore), che partendo dalla sua esperienza come sub-commissario per il terremoto in Friuli porterà avanti la creazione di una struttura di Protezione Civile Italiana, ufficializzata poi nel 1982.

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Nicola Gemignani

Marina di Carrara, il mare e una buona lettura, non chiedo altro. Amo l’estate e odio l’ipocrisia. Amo Sergio Zavoli, il suo libro “La notte della Repubblica” e la libertà. Ariete da generazioni (padre, nonna, nonno, zie), sono un nerd mancato.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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