L’Italia che resiste: la competitività dei nostri distretti industriali
L’Italia che resiste: la competitività dei nostri distretti industriali
Nel triennio 2023-2025 i distretti industriali italiani hanno mantenuto una competitività elevata grazie alla tenuta dei dati di commercio estero, nonostante un rallentamento della crescita.
È quanto emerge dalla diciottesima edizione del Rapporto annuale “Economia e finanza dei distretti industriali”, a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo, che offre una fotografia aggiornata dello stato di salute delle imprese distrettuali italiane.
L’analisi dei bilanci di 22.557 imprese distrettuali mette in luce come, dopo il balzo del biennio 2021-22, il fatturato sia sceso lievemente nel biennio successivo, collocandosi nel 2024 intorno ai 343 miliardi di euro. I livelli del fatturato delle imprese dei distretti si collocano su livelli abbondantemente superiori a quelli del 2019 (+16,6%). La redditività si è mantenuta su livelli elevati, collocandosi all’8% nel 2024, solo di poco inferiore al massimo toccato nel 2023. Le stime relative al 2025 mostrano una sostanziale tenuta economico-reddituale.
È proseguito il rafforzamento patrimoniale, con l’incidenza del patrimonio netto sul passivo salita nel 2024 al 36,6%, 2,6 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente e addirittura 6,3 punti sopra la percentuale del 2021. Il miglioramento ha caratterizzato tutte le classi dimensionali e le filiere settoriali. Le disponibilità liquide, pur riducendosi, sono rimaste su livelli elevati (pari al 9% dell’attivo): sono risorse cruciali per autofinanziare gli investimenti futuri, affrontare le incertezze e i rischi dello scenario.
Nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo (che nel 2024 aveva registrato un balzo dell’export verso la Turchia, poi rientrato), l’export distrettuale ha mostrato un progresso del +0,9%. È poi rimasto su valori storicamente elevati l’avanzo commerciale, pari a 97,4 miliardi di euro, l’85% circa del surplus del manifatturiero italiano.
La sostanziale tenuta dell’export distrettuale non era scontata in un contesto di grandi turbolenze e di discontinuità della politica commerciale americana. È stata premiata la prontezza delle imprese nel rivedere la geografia dell’export, cogliendo le opportunità presenti in mercati come gli Emirati Arabi Uniti, la Polonia e la Spagna, che sono i tre Paesi in cui l’export dei distretti è cresciuto di più in valore nel 2025.
La diversificazione dei nostri mercati di sbocco potrà trarre beneficio dai nuovi accordi commerciali tra Unione Europea e Mercosur, India, Australia e Messico. In particolare, la limitata incidenza del Mercosur sull’export totale dei distretti suggerisce l’esistenza di un ampio potenziale di crescita, soprattutto per quei territori e quelle filiere che già mostrano una presenza, seppur contenuta, nell’area.
Nel tempo è cresciuto il ruolo delle imprese di dimensioni medie e grandi. Le grandi imprese rappresentano quasi il 60% del fatturato complessivo; se si considerano anche le medie imprese si sale all’83%. Attorno a questo nucleo di aziende capofila di più grandi dimensioni sono attive numerose imprese piccole e micro.
L’approfondimento realizzato sugli approvvigionamenti delle maison della moda evidenzia come gran parte dei loro acquisti siano concentrati nei distretti italiani della filiera, dove sono presenti relazioni di prossimità di carattere strategico (attive cioè da più tempo in modo continuativo).
Molti distretti sono poi fortemente integrati negli ecosistemi territoriali di riferimento: sembra, ad esempio, emergere una relazione tra i mercati di sbocco del distretto delle calzature sportive e Sportsystem di Montebelluna e la provenienza dei visitatori turistici delle Dolomiti.
È rimasta alta però la dispersione dei risultati, in particolare tra le micro-imprese. Anche in questa edizione del Rapporto si è messo in evidenza un nucleo di imprese definite champion in base alle loro performance nel periodo 2022-24: sono il 7% del totale, ben rappresentate in ogni settore e territorio. Sono molto attive in termini di internazionalizzazione e innovazione e più propense a utilizzare il cognome della famiglia nella ragione sociale.
Emerge in particolare un gruppo di aziende virtuose, in grado di rafforzare la produttività, accrescere l’occupazione e innalzare i salari. Queste imprese, oltre a mostrare un’evoluzione di gran lunga migliore del fatturato, vedono una presenza più numerosa di realtà di medie e grandi dimensioni, forti anche di un miglior posizionamento strategico.
L’analisi mostra con chiarezza che la presenza di giovani nei consigli di amministrazione si associa a percorsi di crescita più dinamici e a una maggiore propensione a investire in qualità, sostenibilità e asset immateriali. Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo in cui il passaggio generazionale può rappresentare un driver di competitività.
Il Rapporto offre evidenza dei vantaggi competitivi offerti dai distretti agli imprenditori under 35. Per le imprese giovanili operare nei distretti si associa a migliori aspettative di crescita, a una maggiore propensione all’export e agli investimenti green, a minori difficoltà di approvvigionamento e a un più agevole accesso a risorse professionali e competenze.
Nella classifica dei migliori 20 distretti rappresentate tutte le macroaree geografiche italiane e tutti i settori ad alta intensità distrettuale, dai Dolci di Alba e Cuneo al Legno e all’arredamento dell’Alto Adige, dall’Oreficeria di Valenza, alla Meccatronica dell’Alto Adige, dai Vini e distillati del bresciano, alla Gomma del Sebino Bergamasco, fino all’Abbigliamento nord abruzzese o al Marmo e granito di Valpolicella. Spiccano le realtà del Nord-Est (che conta 9 distretti) e i distretti agroalimentari (7), seguiti da meccanica, sistema casa e moda (ciascuno con 3).
Cover: Foto di Janusz Walczak da Pixabay
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