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Fine Vita: è partita la mobilitazione nazionale dell’Associazione Luca Coscioni

Fine Vita: è partita la mobilitazione nazionale dell’Associazione Luca Coscioni

È partita la mobilitazione nazionale dell’Associazione Luca Coscioni per chiedere al Governo Meloni il ritiro definitivo della proposta di legge sul fine vita presentata 9 mesi fain occasione dell’incontro della Premier col Papa e da allora all’esame del Senato senza alcun avanzamento.

Fino al 19 aprile, volontarie e volontari saranno presenti con banchetti e iniziative in 80 città in tutte le Regioni italiane, oltre 100 appuntamenti tra piazze, università e luoghi pubblici con l’obiettivo di informare e raccogliere adesioni all’appello pubblico.

Questa proposta di legge dovrebbe essere esaminata in questo mese  e se approvata cancellerebbe i diritti conquistati grazie alle azioni di disobbedienza civile e alla sentenza “Dj Fabo – Cappato” della Corte costituzionale.
In particolare, il testo punta a:
– eliminare il ruolo dei medici del Servizio Sanitario Nazionale, sostituendoli con un Comitato di nomina governativa;
– negare l’aiuto alla morte volontaria a molte persone malate non attaccate a una macchina (anche in casi di malattie oncologiche terminali o patologie neurodegenerative);
– annullare, di fatto, il valore delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (il cosiddetto “testamento biologico”).

Mentre il Parlamento resta fermo, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, è partita la nostra mobilitazione nazionale con oltre 100 iniziative in più di 80 città italiane per chiedere il ritiro definitivo di un testo che indebolisce diritti già riconosciuti. Dopo l’ennesimo rinvio a data da destinarsi del dibattito in Senato, chiediamo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di fare un passo indietro e lasciare il Parlamento libero di discutere una legge che non cancelli i diritti già stabiliti dalla Corte Costituzionale e che garantisca davvero la libertà di scelta delle persone. Se il testo del Governo fosse già stato in vigore, ad esempio, la persona che ha ottenuto l’aiuto alla morte volontaria in Lombardia si sarebbe vista opporre un rifiuto, così come le altre 13 persone che sono finora state aiutate a morire”.

Qualcosa si muove sul versante locale, ove si registra qualche interessante iniziativa per rivendicar regole chiare sul suicidio assistito.  Il Consiglio comunale di Genova, per esempio, ha approvato una mozione, chiedendo così ufficialmente al Consiglio regionale di riprendere il dibattito su “Liberi Subito, la proposta di legge regionale promossa dall’Associazione Luca Coscioni che punta a stabilire tempi certi e procedure chiare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, legale in Italia, alla presenza di  condizioni, grazie alla sentenza “Cappato-Antoniani” del 2019.
La mozione, presentata dalla Lista Silvia Salis è stata approvata con 24 voti favorevoli della maggioranza, mentre l’opposizione non ha partecipato al voto. Con questo atto, il Comune di Genova impegna sindaca e Giunta a sostenere la proposta di legge e a portare il tema anche a livello nazionale, ad esempio all’interno dell’ANCI, l’associazione dei Comuni italiani.

In Toscana, invece, l’11 febbraio 2025 è stata già approvata la legge popolare Liberi Subito per garantire un iter regolamentato per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La proposta, sostenuta da 10.700 firme raccolte dall’Associazione Luca Coscioni, è stata promulgata come legge il 14 marzo 2025 e pubblicata con il n. 16/2025. La Toscana è stata la prima Regione italiana ad approvare la legge popolare Liberi Subito. Il 17 settembre 2025.

La Sardegna è diventata la seconda Regione italiana ad approvare una legge sul fine vita, dopo la Toscana. Il Consiglio Regionale ha votato la proposta con 32 voti favorevoli, 19 contrari e un’astensione, al termine di un dibattito che ha evidenziato divisioni tra e dentro gli schieramenti. Il 20 novembre 2025, però, il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge sarda n. 26/2025 sostenendo che essa “esula dalle competenze regionali” e viola l’art. 117 della Costituzione su ordinamento civile e penale, LEP e riparto in materia di tutela della salute. Il Governo ha richiamato inoltre l’esistenza in Senato di un testo base nazionale sulla morte medicalmente assistita, affermando che la disciplina non può essere dettata a livello regionale.
La Corte, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, ha confermato che le Regioni possono e devono intervenire per garantire l’attuazione concreta di un diritto già riconosciuto dall’ordinamento costituzionale. L’assenza di una legge regionale continua a generare disuguaglianze, incertezza e mancanza di garanzie sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari“.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 204 del 2025, ha affermato, infatti, che in mancanza di una legge statale le decisioni sul fine vita devono comunque trovare attuazione concreta, e che tale attuazione deve avvenire inevitabilmente nel quadro del Servizio Sanitario Nazionale. In materia di suicidio medicalmente assistito, è quindi costituzionalmente legittimo l’intervento regionale volto a disciplinare i profili organizzativi e procedurali di dettaglio nell’ambito della tutela della salute, anche in assenza di una legge statale organica, a patto però che i principi fondamentali siano desumibili dalla legislazione vigente. Quest’ultimo rappresenta un passaggio importantissimo, perché la Corte Costituzionale ha di fatto confermato assetto e impianto della legge regionale

Qui le discussioni sulla morte volontaria medicalmente assistita Regione per Regione: https://www.associazionelucacoscioni.it/notizie/blog/le-discussioni-sulla-morte-volontaria-medicalmente-assistita-regione-per-regione.

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Giovanni Caprio

Giornalista pubblicista, di Mondragone (Caserta),, già dirigente a Roma di istituzioni pubbliche e di fondazioni private. Si occupa di beni comuni, partecipazione e governo del territorio.

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