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Favole che raccontano, favole che insegnano. Daniele Lodi, insegnante ferrarese di scienze motorie, da una vita in mezzo ai ragazzi, ha inventato cinque storie con l’obiettivo di attenuare i deficit specifici di apprendimento. Il libro “Natalino e il mago” (edizioni Sette Città, 2014) nasce dopo un’intensa attività a fianco di bambini che, grazie a una motricità finalizzata, hanno potuto migliorarsi a scuola e crescere la fiducia in loro stessi.

“Natalino e il mago” è la favola di un bambino che riesce dove non avrebbe creduto di riuscire. Le frontiere di Natalino possono essere i traguardi di molti altri bambini?

“Certamente. Ho seguito novanta casi di alunni con deficit specifici di apprendimento, alcuni di loro hanno potuto affrontare serenamente la scuola superiore, altri hanno registrato progressi nei test linguistici, motori e matematici e tutti hanno aumentato autostima e coordinazione, non dimentichiamo che il miglioramento della coordinazione sblocca i prerequisiti”.

Il libro dà consigli pratici, cioè consiglia i giochi utili per superare certe difficoltà. Sembrerebbe strano, ma sono i giochi di una volta, quelli semplici in cui il corpo è protagonista e il gioco di gruppo è fondamentale…
“Il corpo e la fantasia devono essere protagoniste, nel libro parlo di cerbottane, fionde, del gioco ‘bach e pandòn’ e di tutto ciò che ha a che fare col saltare, lanciare e con la manualità. Il consolidamento della lateralizzazione e degli orientamenti spazio-temporali, oltre all’opportunità di vivere sfide, sono importantissimi perché riattivano le connessioni neuro-motorie. Viene data, in buona sostanza, agli alunni una più fluida capacità prassica”.

Natalino e il mago intreccia l’elemento narrativo, godibilissimo, all’elemento didattico, tanto da essere un libro per bambini, genitori e per insegnanti.
“La condivisione è molto importante e i risultati, in questo senso, li abbiamo ottenuti. Il gioco e la corporeità devono essere al centro dell’interesse, la didattica va ripensata in base a tali elementi perché il corpo, per i bambini, è uno strumento di apprendimento. Senza un sé corporeo perfettamente lateralizzato e una fluida coordinazione non è possibile superare gli ostacoli al processo di apprendimento”.

Il testo entrerà nel mondo della scuola?
“Nelle prossime settimane parlerò a genitori e insegnanti, sarò, ad esempio, al Centro studi di Ferrara, a Vigarano Mainarda, Bondeno, Santa Maria Maddalena e altri istituti comprensivi che si sono mostrati interessati”.

Non solo tablet allora?
“Nei giochi digitali, purtroppo, si perdono il movimento del corpo e lo stare insieme che, invece, aiutano a superare conflitti e pregiudizi. Direi che si perde un po’ di ricchezza”.

Daniele Lodi è docente di scienze motorie nella scuola secondaria di primo grado dal 1979. Specializzato sugli handicap psico-fisici, esperto del Centro italiano dislessia, dottore educatore Uniped, pubblicista di Scuola e didattica, supervisore di corsi di motricità finalizzata, consulente familiare, curatore delle sezioni educativa e relazionale del sito del comitato Vivere insieme e coautore di Corporeità e deficit di apprendimento, edito da La scuola.

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Riccarda Dalbuoni

È addetto stampa del Comune di Occhiobello, laureata in Lettere classiche e in scienze della comunicazione all’Università di Ferrara, mamma di Elena.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

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Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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