18 Gennaio 2016

NOTA A MARGINE
L’ignoranza

Sergio Gessi

Tempo di lettura: 4 minuti

Un filo sottile e robusto lega fra loro due avvenimenti importanti che hanno segnato questo primo scorcio d’anno ferrarese. Due fatti apparentemente lontani e distinti, che hanno riempito le pagine dei quotidiani, animato il dibattito e mosso l’interesse dei lettori, tantissimi su Ferraraitalia in questi giorni: circa ottantamila nella settimana che si è conclusa.

Il primo evento a cui faccio riferimento è la scomparsa di Paolo Mandini, ricordato da tutti come uomo arguto e generoso, stimato anche da chi non condivideva le sue idee perché – come stato giustamente scritto anche su questo giornale – le sue battaglie politiche e civili erano sempre volte a contrastare le idee e mai a denigrare le persone. Quando sposava una causa si batteva con tutto se stesso per realizzare l’obiettivo, sempre nel rispetto dei principi etici. La passione e le idealità che hanno guidato il suo percorso sono proprio gli ingredienti che in questi anni si sono progressivamente rarefatti e rinsecchiti, favorendo il degrado della vita pubblica al quale assistiamo. La causa è appunto l’appannamento degli ideali, unito a una scarsa considerazione del senso di responsabilità individuale che porta ciascuno ad assolvere facilmente se stesso e indulgere sulle proprie mancanze.

La tragica combinazione di questi due fattori – perdita di vista di valori e principi, fra i cui l’uguaglianza fra gli tutti gli uomini e l’indifferenza per le conseguenze dei propri atti – è uno degli elementi che spiega le disgustose frasi razziste rivolte post-mortem all’indirizzo del ragazzo nigeriano che domenica scorsa si è gettato sotto il treno, evidentemente non vedendo più davanti a sé una strada dignitosa, degna di essere percorsa. Degli inumani commenti che sono seguiti si è parlato molto anche a livello nazionale.
Qualcuno, nei forum online – prendendo le distanze – ha scritto “io non mi sento ferrarese”. Ma il problema non è la targa. Il male è diffuso e contagioso. E il male si chiama ignoranza. E’ lo sconosciuto che inquieta e spaventa. Sono la mancanza di conoscenza e l’assenza di curiosità, prima molla intellettuale, che ci inducono a opporre a ogni incognita lo scudo delle nostre povere presunte certezze, rendendoci sprezzanti e aggressivi. Si manifesta così la violenza dei deboli: i deboli di intelletto che proteggono se stessi mostrando i muscoli, la loro sola forza.

C’è un solo grande bene, la conoscenza. E un solo grande male, l’ignoranza” (Socrate)

Il problema è che la piaga è estesa e alla comunità mancano gli anticorpi. Gli anticorpi sono nel sapere e nella conoscenza. La società ignorante ignora persino il suo stesso bene e perde il rispetto per ciò che di più prezioso esiste: la vita umana, la dignità di ogni individuo, il diritto di ciascuno alla ricerca della felicità, il bisogno di saldare un solido abbraccio solidale fra gli uomini.
Il rispetto per tutti gli individui: lo ha testimoniato – praticandolo – anche ieri papa Francesco, recandosi in Sinagoga a Roma e stringendo le mani uno ad uno a tutti gli ebrei presenti. Per riaffermare: tu vali e tutti siete uguali, unici e ugualmente importanti. Un fatto simbolico, comunicativo, certo. Ma la comunicazione è parte fondamentale delle nostre vite, ed è fatta di segni. E il gesto compiuto da Francesco ha creato emozione, ha tramesso un messaggio, ha consolidato un principio.

Il nostro mondo è in crisi perché abbiamo perso il senso dei valori che lo sorreggono. Lo ha spiegato bene Fiorenzo Baratelli, in questi giorni, parlando di democrazia [ascolta la sua conferenza]. Il suo ragionamento travalica l’ambito della politica. La democrazia, fondamento di civiltà, pone a base di se stessa il principio dell’uguaglianza. Le volgari espressioni di scherno che hanno accompagnato la morte di un uomo sono il disconoscimento del valore assoluto della vita e celebrano il funerale della civiltà. Quelle disgustose manifestazioni palesano un cedimento al principio cardine. Lo sfregio all’esistenza di un solo uomo è affronto a ogni uomo libero, negazione dell’uguaglianza, ritorno alla barbarie, quando gli individui si dividevano fra padroni e schiavi e nessun codice etico né giuridico tutelava i deboli e li preservava da abusi e prevaricazioni.

Il parallelo fra le nostre inciviltà e quelle perpetrate dall’Isis, azzardato da Massimo Gramellini sulla Stampa prendendo spunto dal caso ferrarese, purtroppo ha un fondamento. Occorre alzare la guardia e riprendere con forza l’impegno: e non basta uno formale testimonianza, la salvaguardia autentica passa attraverso la pratica dei valori che nel corso dei secoli hanno progressivamente reso un po’ più vivibile e giusta la nostra società. E che oggi di nuovo vacillano. Il caso ferrarese ne è l’ennesima riprova.

Qui mira e qui ti specchia, / Secol superbo e sciocco, / Che il calle insino allora / Dal risorto pensier segnato innanti / Abbandonasti, e volti addietro i passi, / Del ritornar ti vanti (Leopardi, La ginestra)

Senza uguaglianza e giustizia sociale è il cemento comunitario che si disgrega. Il tempo di una rifondazione etica e civile è adesso. E non ci sono alibi per starsene con le mani in mano attendendo che altri per primi si muovano. Il dovere è di tutti e di ognuno. Ciascun individuo è chiamato all’azione secondo il principio della responsabilità individuale. Il movimento collettivo scaturisce dalla piena consapevolezza di ogni soggetto del proprio dovere e dalla contestuale coscienza della inadeguatezza del singolo che da solo si espone al fallimento e ha necessità di stringersi nel solidale consorzio civile.
Primo passo per la risalita dagli inferi è il recupero del rispetto autentico per degli altri. E, in conseguenza, anche per noi stessi.



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

Chi non ha ricevuto la mail e/o volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@ferraraitalia.it

L’autore

Sergio Gessi

Sergio Gessi (direttore responsabile), tentato dalla carriera in magistratura, ha optato per giornalismo e insegnamento (ora Etica della comunicazione a Unife): spara comunque giudizi, ma non sentenzia… A 7 anni già si industriava con la sua Olivetti, da allora non ha più smesso. Professionista dal ’93, ha scritto e diretto troppo: forse ha stancato, ma non è stanco! Ha fondato Ferraraitalia e Siti, quotidiano online dell’Associazione beni italiani patrimonio mondiale Unesco. Con incipiente senile nostalgia ricorda, fra gli altri, Ferrara & Ferrara, lo Spallino, Cambiare, l’Unità, il manifesto, Avvenimenti, la Nuova Venezia, la Cronaca di Verona, Portici, Econerre, Italia 7, Gambero Rosso, Luci della città e tutti i compagni di strada
Sergio Gessi

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