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In queste settimane chi ha bambini che a settembre dovranno iniziare la scuola primaria si appresta ad effettuare le iscrizioni nelle diverse scuole. Ciò avviene peraltro dopo un’esplorazione delle alternative in parte ansiogena perché orientata alla ricerca della scuola “giusta” in rapporto all’idea che ognuno ha dell’istruzione.
Nel compilare il modulo di adesione vengo colpita dal riquadro in cui si chiede di esprimere fino a due preferenze di compagni della scuola materna che si desidera siano nella stessa classe elementare del bambino che si iscrive. La scelta deve essere reciproca, vale a dire condivisa dai genitori di entrambi i bambini.
Mi viene spontanea una riflessione! Ai miei tempi (non tanto tempo fa, poiché non ho un’età così avanzata, ma già sufficiente per usare quest’espressione) questa possibilità non era contemplata.
Mi chiedo se in un tempo in cui il mondo è sempre più variegato e in cui si fanno continui proclami per costruire l’integrazione tra culture anche molto diverse abbia senso sottolineare questa possibilità di scelta e cosa rappresenti per le nuove generazioni.
Non è forse anche questo (insieme a tanti altri) un modo per far crescere bambini troppo protetti e tutelati? Non è un modo per non abituarli a fare i conti con ciò che la vita presenta come imprevisto o effetto del caso? Che effetto può avere su dei soggetti in crescita e che dovrebbero essere aiutati a comunicare tra loro e a giovarsi delle reciproche differenze, indirizzare così tanto i loro destini e abituarli a comunicare solo con i propri “simili” per estrazione sociale? Non contribuisce ciò a renderli fragili e più facilmente vulnerabili? Come immaginiamo che possa avvenire l’integrazione se alcuni bambini risulteranno molto “gettonati”, mentre altri non saranno “preferiti” da nessuno?
Queste alcune delle domande che mi ha suscitato il tema; mi sono risposta che la scuola non dovrebbe prevedere questa possibilità. È importante aiutare il bambino ad integrarsi e ad adattarsi a qualsiasi contesto si ritrovi, è importante trasmettergli il messaggio che è interessante ed è un’opportunità conoscere persone diverse, è importante insegnargli che ciò che non si conosce non è necessariamente qualcosa che deve spaventare e deve incutere timore.
Trovo che vi sia un’eccessiva enfasi sulla continuità delle esperienze che il bambino si appresta a compiere e che questa stessa continuità lo esponga al rischio di rappresentarsi un mondo poco realistico in cui tutto è programmato e definito a priori da qualcun altro e che sia in questo modo eliminato il costo della fatica, ma insieme il piacere della scoperta.
Le fatiche aiutano a crescere. Senza fatica non si ottiene nulla. Avere degli adulti non abituati alla fatica e poco preparati ad affrontare imprevisti significa avere adulti esposti al rischio di crollare di fronte alle minime difficoltà. Per questo iscriverò la mia bambina senza esprimere alcuna preferenza e lascerò che il caso decida la composizione della sua classe così come lo è stato per me.
Immagino che sarà forse solo il primo degli interrogativi che mi solleciterà questa esperienza della scuola delle mie bambine, ma in ogni caso mi farà piacere discuterne.

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Chiara Baratelli

È psicoanalista e psicoterapeuta, specializzata nella cura dei disturbi alimentari e in sessuologia clinica. Si occupa di problematiche legate all’adolescenza, dei disturbi dell’identità di genere, del rapporto genitori-figli e di difficoltà relazionali.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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