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La pioggia cade come ci si innamora, a dispetto delle previsioni – Martin Page

Passate le feste abbiamo ancora voglia di festeggiare, di ringraziare la bellezza della vita, di coccolarci con la vicinanza delle persone care, di passare ancora momenti a poltrire con in mano un bel libro. Fino all’Epifania ci sarà ancora qualche giorno per ritagliarsi uno spazio per sé e magari per donare nuovamente libri.

Eccoci qui, allora. Oggi è il turno di un bel libro delle Edizioni LupoGuido, Rosa à pois, di Amélie Callot e Geneviève Godbout. Un libro che rileggo per l’ennesima volta, una magnifica storia che racconta le giornate no della protagonista, e con lei quelle di ciascuno di noi, e che ci aiuta a capire che qualcosa c’è sempre da fare per superarle. Soprattutto se ci si circonda di rosa, una tonalità che domina queste pagine leggere.

Amélie Callot è cresciuta sulle Alpi prima di trasferirsi nel sudovest della Francia. È ostetrica e scrive per diletto. Ha scoperto di avere un debole per la scrittura durante un viaggio di diversi mesi in Québec, nel quale ha tenuto un blog. Geneviève Godbout, invece, cresciuta nella campagna del Québec, è illustratrice per l’editoria dell’infanzia e per la moda a Montréal. Dall’età di 16 anni studia animazione tradizionale presso il Cégep du Vieux Montréal, per continuare la sua formazione all’Ecole des Gobelins a Parigi (tutto ci riporta qui…) e vivere anche a Londra per 7 anni.

Due belle artiste che raccontano la storia di Adèle che, nel suo grazioso caffè, il Grembiule à pois, prepara ogni mattina i tavolini, armata di tanti mazzolini di fiori disposti ad ornare e profumare quei momenti di ritrovo di amici e innamorati. A portarle i fiori due volte alla settimana, il mercoledì e la domenica, è Lucas, il fruttivendolo, ragazzo gentile, forte ed educato. Una rosa, una margherita, un tulipano e Adèle è soddisfatta. Anche per quei dettagli i clienti del caffè la adorano. Ma quel luogo non è solo un caffè. A seconda dei giorni della settimana si trasforma in mercato, cinema, ritrovo per le feste. È racchiuso, come a voler ispirare i suoi frequentatori, tra un gruppetto di case che fan fronte al vento, davanti all’oceano. Costa, praterie, prati e colori sono il panorama che si può vedere dalle sue finestre. Il caffè di Adèle è il cuore del paese, un rifugio caldo per tutti.

Quando piove, però, non può farci niente, Adèle perde completamente il suo spirito gioioso: potrete dire quel che vorrete per provare a convincerla, ma sarà fiato sprecato: lei si rintanerà in casa, sotto le coperte, e non metterà fuori dalla porta neanche la punta del naso! Un giorno, nonostante la bella giornata, ritrova sull’uscio un paio di stivali rosa, piccoli, con due soli impressi sulle suole. Di chi saranno? Alla ricerca del proprietario, allora, un po’ come con la scarpetta di cristallo di Cenerentola. Ricerca vana, nessuna soluzione, quando, alla sera ritrova sull’attaccapanni all’ingresso un impermeabile rosa. Stesso mistero… Qualcuno la sta aiutando a vedere le cose da un altro punto di vista.

Quell’impermeabile le va proprio a pennello, così come gli stivali… spunta allora anche un delizioso ombrello rosa… forse qualcuno le ha fatto quei doni per combattere la paura e il fastidio di passeggiare sotto la pioggia? In fondo, sotto l’ombrello, lasciando sulla terra bagnata quattro piccolo passi radiosi, si sta bene camminando abbracciati…

Una storia d’amore, quella di un corteggiamento discreto, un’amicizia che è complicità e cura. In un’atmosfera tenue, delicata e luminosa.

Libri per bambini, per crescere e per restare bambini, anche da adulti.

Rubrica a cura di Simonetta Sandri in collaborazione con la libreria Testaperaria di Ferrara.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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