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L’autore, dopo aver scritto sul magnàr, su erb e piant delle nostre terre, ha compilato un repertorio in poesia dialettale sul mondo del vino nostrano: le pratiche nella vigna e in cantina, il bere all’osteria e la degustazione al ristorante, la selezione dei vitigni, gli abbinamenti gastronomici, le caratteristiche organolettiche delle varie denominazioni. Il tutto con umoristica leggerezza.
Di seguito proponiamo un compendio storico in rima, il ricordo di una antica uva bianca, un breve assaggio di vino rosso locale.

 

Pìcula storia dla vida e dal viη

Fin da la più luntàna antichità,
i m’à sémpar dit a scola,
al vin al jéra rinumà
e l’an è briśa na fòla
parché źa int l’era terziaria
dill piànt ad vida è sta’ truvà
int ill roć ad arenaria
e da alóra l’à “źarmujà”.
Qualcùn diś che la vida
l’as è misa iη salv coη l’arca,
e che Noè al l’à cargàda
iηsiém all besti, su cla barca.
La prima źént ch’là cultivàda,
sémpar stand a la storiografia,
dla Persia a par ch’la sié stada,
źa espert d’agronomia.
Int la penìśula italiana
prima dl’òm l’à mis ill radìś
e acsì iη val Padana,
sémpar stand a quél ch’i diś.
Rivà l’òm, int la preistoria
con di graη bucàj ad vin
al s’è mis a far baldoria
e a cantàr cmè i putìη.
Ma diéś sècul prima ad Crist
j’Etruschi, źént furèst
che da nu iη s’jéra mai vist,
i l’à difùśa in tut al rest,
iη zéntar e setentrióη
śgónd i źir dal so cuntèst
e in ogni altra direzióη.

Piccola storia della vite e del vino (traduzioni dell’autore)
Fin dalla più lontana antichità, / mi hanno sempre insegnato a scuola, / il vino era rinomato / e non è una favola, / perché già nell’era terziaria / piante di vite sono state ritrovate / nelle rocce di arenaria / e da allora ne hanno fatto di cammino. / Qualcuno dice che la vite / si è messa in salvo con l’arca / e che Noè l’ha caricata / insieme alle bestie, su quella barca. / I primi che l’hanno coltivata, / sempre stando alla storiografia, / sembra siano stati i Persiani, / già esperti di agronomia. / Nella penisola italiana / ha germogliato prima dell’uomo / soprattutto nella Valle Padana, / sempre stando a quanto hanno riferito. / Quando giunse l’uomo preistorico / con grandi boccali di vino / ha cominciato a fare baldoria / e a cantare come un bambino. / Ma dieci secoli avanti Cristo / gli Etruschi, popolo sconosciuto, / che ancora non si era visto, / l’hanno diffusa in tutti i territori, / del centro e del settentrione / e in base alla loro diffusione / anche in altre direzioni.

 

Liàdga

Agh jéra un temp
una pianta ad vida
che agh bastava póca cura:
ad sólfana na supiàda,
uη pó d’calzìna e sulfàt ad ram,
e la carséva seηza stòri
avśìn a ca’ o luηgh all tirèli.
La dava di grap cumpì
ad vó źala, bela e brilànta
tanta bòna da magnàr.
La bunéva purasà prest,
adritùra a la fin ad luj,
e par quést la gnéva ciamàda
‘la prima vó’ o ‘vó Liàdga’.

Lugliatica
C’era un tempo / una pianta di vite / che aveva bisogno di poche cure: / una soffiata di zolfo, / un po’ di calce col solfato di rame, / e cresceva senza tante storie / vicino a casa, lungo i filari. / Dava dei grappoli compiuti / d’uva gialla, bella brillante / e tanto buona da mangiare. / Maturava molto presto, / addirittura alla fine di luglio, / e per questo veniva chiamata / ‘prima uva’ oppure ‘uva Lugliatica’.

 

Rós dal Bosco Eliceo

Chì da nu agh è sémpar sta’
dal bóη viη par la vrità:
al teréη l’è ‘η pó sabióś
mò al viη l’è bel curpóś.
Vers al mar, vers a Vulàna
e più iη là, vers a Funtàna,
agh è uη vin da ‘giubilèo’,
al rós, apùnt, dal Bosch Elicèo.
Catàr l’origine ad chi’sta vida
l’è sicùr na bela sfida:
tant studióś i gh’à pruvà
e l’è finì int na bugà.
Fòrsi nata su ill mòt dal litoràl,
acsì salvàdga tal e qual
o cultivàda da quìi ad Spina
e dai Rumàη sira e matìna.
Zèrti i dscór d’Renata d’Francia,
d’j’àltar i diś con titubaηza
che la viéna dal meridióη
coη na bòna uservazióη
che al grap iη riva al mar,
e quést al par bèl ciàr,
al bunìs coη più vigór,
dat ach gh’è uη pó più ‘d calór
e ór ad luś aηch uη pó ad più,
al savévan aηca nu…
. . . . . . . . . . . . . . . .

Rosso del Bosco Eliceo
Qui da noi c’è sempre stato / del buon vino in verità: / il terreno è un po’ sabbioso / ma il prodotto è bello corposo. / Verso il mare, verso Volano / e più in là, verso la Fontana, / esiste un vino da ‘Giubilèo’, / il rosso del Bosco Elicèo. / Scoprire l’origine di codesta vite / non è molto facile, / tanti studiosi hanno tentato / e non ci sono riusciti. / Può essere nata spontaneamente / sulle dune del nostro litorale, / poi coltivata dagli Spineti / e dai Romani in ogni tempo. / Chi ricorda Renata di Francia, / altri dicono con incertezza / che provenga dal meridione / secondo la giusta osservazione / che il grappolo in riva al mare, / e questo è bello evidente, / matura con più vigore, / dato anche che c’è più caldo / e vi sono più ore di luce, / questo lo sappiamo anche noi… / . . . . . . . . . . / . . . . . . . . .

Tratte da: Giorgio Alberto Finchi, Al vin di nòstar cò : storia e poesia dei vini del Delta, Ferrara, Centro di Documentazione Storica, 2004.

Giorgio Alberto Finchi (Porotto 1929 – Ferrara 2008)
Medico condotto a Pontelangorino per 42 anni, socio del Gruppo Mandolinistico Codigorese, dell’Associazione Medici Scrittori Italiani, del Tréb dal Tridèl, del Moto Club Delta… Fra le sue pubblicazioni si ricordano: L’e tuta colpa dal prugress (1997), Al magnàr di nòstar cò (1998), Erb e piant di nòstar co’ (1999), con altri il Vocabolario del dialetto ferrarese (2004), Sanità fra satira e umorismo (2006). Ha composto sette commedie dialettali tutte rappresentate dalla compagnia “Straparót” di Porotto, per la regia di Mario Montano.

Al cantóη fraréś: testi di ieri e di oggi in dialetto ferrarese, la rubrica curata da Ciarin per Ferraraitalia, esce ogni 15 giorni al venerdì mattina. Per leggere le puntate precedenti clicca [Qui] 

Cover: Vigneti sul Po. Foto di M. Chiarini 

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Ciarin


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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