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In un manoscritto anonimo redatto fra il XVIII e il XIX secolo (Archivio Eredi Magri, Torino) si leggono le vicende settecentesche, fra leggenda e storia, di Bartolomeo Chiozzi e del suo patto col diavolo. Anche Riccardo Bacchelli nel volume primo de Il Mulino del Po descrive le vicende del matematico,  cabalista, astrologo, progettista di opere idrauliche, ovvero del mago Chiozzino e del suo servo Fedele Magrino alias Urlone del Barco, crudele e spaventevole.
Mendes Bertoni riporta in endecasillabi vernacolari alcuni incredibili episodi dell’operato del mago e del diabolico servitore: travestimént, sparizión, maravié.
(Ciarìn) 

Al magh Ciuźìn e l’Urlón dal Barch (Fola fraréśa)

In témp luntàη luntàη, viveva a Frara
CHIOZZI BARTOLOMEO, uη bel iηźégn.
Dutà d’una cultura più che rara,
da j’òm ad létra l’era fat a ségη.
Basòt, rubùst, simpaticón e bel,
l’ha spigazà, mi ‘n sò, quanti stanèl.

Su la VIÉ GRANDA al stava ad cà, alóra,
iη quéla ch’fa cantóη coη VIA CHIOZZINO;
e  iη sta mudèsta e sémpliza dimóra,
al tgnéva sémpar… baccanàl festino.
Là déntr’al baracàva in vita sana,
st’òmaη pin d’vizi, ma ‘d póca féd cristiana.

Uη gióraη, col so saηgv, su carta scrita,
col diàvul l’ha firmà, d’acòrd, stàl pat:
lu sól, da sgnór, l’avrìa gudù la vita
e intiér i desideri sudisfàt;
iηvéz al diàvul, aηch se a maliηcuór,
al sarìa stà FEDÉL, so servitór.

Da cal mumént Ciuźìn uη magh al dvénta
e coη l’aiùt dal diàvul fra i so pié
che, stand ai pat, in tut al’acunténta,
al fa di cvei da móvar maravié.
I so travestimént e sparizión,
j’agh dà, béη prest, na graη riputaziòn.

Un dì Ciuźìn, con àltar so cumpàgn,
iη farmacia, al tgnéva discusión
e al sustgnéva che al viη “sampàgη”,
fra tut i vin, al jéra quél più bón.
E, méntr’il so raśón al difandéva,
a séći arvèrsi l’aqua źó la gnéva.

N’avénd nisùη purtà coη lór l’umbrèla,
i prevedéva uη bagη fóra ‘d staśóη;
ma ‘l magh Ciuźìn un’ucaśión ‘csi bèla
l’aη vol farsla scapàr, da furbacióη.
Vdénd i cumpagη ch’i stava lì a tudnàr
tuti al si porta, a cà da lu, a diśnàr.

Na vòlta iη cà, Ciuźìn al dmanda a lór:
“Vliv al magnàr dla córt dal re dla Spagna
o dal re ‘d Fraηza?”, j’agh rispónd in còr:
“Ma quél dla Fraηza: quél l’è na cucagna!”
Ed eco cumparìr dal dit al fat,
la tavula, cuciàr, bicér e piatt.

Tut jéra d’òr, marcà col stèma ‘d Fraηza;
e tant pietàηz sfurnàdi a la fraηzéśa
e vin e dólz e fruta in abundàηza
servìda dentr’a zésti e seηza spesa.
Finì al diśnàr, dòp uη minùt soltànt,
sót tera è scumparì propia tut quant…

                               (continua la prossima settimana)

La seconda parte del testo in dialetto sarà su Ferraraitalia venerdì 26 marzo.

 

Il mago Chiozzino e l’Urlone del Barco

In tempi lontani, viveva a Ferrara / Chiozzi Bartolomeo, un bell’ingegno. / Dotato d’una cultura più che rara, / dagli uomini di lettere era menzionato. / Basso, robusto, simpaticone e bello. / Ha sgualcito, non so, quante sottane. /
Sulla via Grande (oggi Ripagrande) stava di casa, allora, / in quella che fa angolo con via Chiozzino (oggi vicolo del Turco); / e in questa modesta e semplice dimora, / teneva sempre chiassose feste. / Là dentro gozzovigliava in allegria, / quest’uomo pieno di vizi, ma di poca fede cristiana. /
Un giorno, col suo sangue, su carta scritta, / col diavolo ha firmato, d’accordo, questo patto: / lui solo, da signore, avrebbe goduto la vita / soddisfacendo interamente i desideri; / mentre il diavolo, anche se a malincuore, / sarebbe stato Fedele, il suo servitore. /
Da quel momento Chiozzino diventa un mago / e con l’aiuto del diavolo fra i suoi piedi / che, stando ai patti, l’accontenta in tutto, / fa cose da meravigliare. / I suoi travestimenti e sparizioni, / gli danno, ben presto, una grande reputazione. /
Un giorno Chiozzino, con altri suoi compagni, / in farmacia, teneva discussione / e sosteneva che il vino “Champagne”, / fra tutti i vini, era quello migliore. / E, mentre difendeva le sue ragioni, / a secchiate veniva giù l’acqua. /

Tratto da: Mendes Bertoni, Antologia della Divina commedia (Inferno); In zzà e in là, composizioni in vernacolo ferrarese, Ferrara, 1986.

Non avendo alcuno portato con sé l’ombrello, / prevedevano un bagno fuori stagione; / ma il mago Chiozzino un’occasione così bella / non vuol farsela scappare, da furbacchione. / Vedendo i compagni che stavano a tentennare / tutti li porta, a casa propria, a desinare. /
Appena in casa, Chiozzino chiede loro: / “Volete il pranzo della corte del re di Spagna / o del re di Francia?”, gli rispondono in coro: / “Ma della Francia: quello è una cuccagna!” / Ed ecco comparire dal detto al fatto, / la tavola, cucchiai, bicchieri e piatti. /
Tutto era d’oro, marcato con lo stemma di Francia; / e tante pietanze sfornate alla francese / e vini e dolci e frutta in abbondanza / servita dentro a ceste e senza spese. / Finito il desinare, dopo un solo minuto, / sotto terra è scomparso tutto quanto…  (continua)

Mendes Bertoni (Ferrara 1905 – 1987)

Autore di poesie e commedie dialettali, molto rappresentate, fra le quali: La sbragunzona,Tut a l’arversa, Operazion: al fer dal lov, La Mariulina, Al paes dla cucagna, Un ass tarulì (con Enrico Menarini), Un anzul a l’inferan, I du vecc bacuch. Si è cimentato, con divertente risultato, nella traduzione in ferrarese di alcuni canti della Divina Commedia. Socio fondatore del Tréb dal Tridèl, cenacolo di cultura dialettale ferrarese.

Al cantóη fraréś: testi di ieri e di oggi in dialetto ferrarese, la rubrica curata da Ciarin per Ferraraitalia, esce ogni 15 giorni al venerdì mattina. Per leggere le puntate precedenti clicca [Qui] 

Cover Ferrara: vista del Sottomura dal Torrione del Barco-  Foto Marco Chiarini 2021 

 

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Ciarin


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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