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L’attaccamento per il proprio territorio di Alfio Finetti, il nostro più celebrato cantautore dialettale, si esprime nel tratteggiare con ironia e leggerezza le fiere paesane locali. Lo stupore per le giostre, la musica a tutto volume, la confusione in piazza e nelle vie intorno, lo zucchero filato, le luci…
Negli ultimi versi il buonumore si stempera in lieve dispiacere.

 

Ill fiér

La fiera ad Santa Lùzia, Setémbar e Saη Piér
ill porta a Cupàr uη muć ad furastiér,
tra giòstar ultra-mudérni e grandi nuità
i guarda a bóca avèrta, tutt’incantasmà.

Putìη che i smagnùca al zùcar bumbaśà,
ragazéti in auto-pista, da tuti bersaglià,
la ròda panoramica, iη su com’è l’Cumùη,
l’arìva tant in alt, c’agh féda i pizùη!

Maràja ad cuηfusión, in Piàza e sul listón,
i bar j’è cucunà, a m’intrigh int uη cantóη:
– Edoardo, uη cafè négar, am arcmànd e fàmal bón!
Am l’éva bvèst un àltar, quand a sóη rivà al bancón.

Ill fiér gli’è tuti beli, purtàrgh i ragazìt,
ma a quéi più staśunà… agh vién i cavì drit;
i sóna tut’iηsiém, i disch tut difarént:
o at gh’à dla resisteηza, o at vién un azidént!

Gli’è uη spetàcul ill nòstar fiér, unór dla mié zità,
ma quela ad Santa Lùzia, lè propria scalcagnà,
se ti t’aη gh’à al paltò, at móri congelà,
parché a mità dizémbar, dill volt a gh’è giazà.

 

Le fiere (traduzione dell’autore)

Le fiere di Santa Lucia, Settembre e San Pietro / portano a Copparo tantissimi forestieri, / tra giostre ultra-moderne e grandi novità / guardiamo a bocca aperta, tutti incantati. /
Bambini che mangiucchiano zucchero filato, / ragazze in autopista, di tutti il bersaglio, / la ruota panoramica, in su come il Comune, / arriva tanto in alto, vi fanno l’uovo i piccioni! /
Moltitudine di confusione, in Piazza e sul marciapiede, / i bar sono strapieni, mi rannicchio in un angolo: / – Edoardo, un caffè nero, mi raccomando, fammelo buono! – /Me l’aveva bevuto un altro, quando sono arrivato al bancone. /
Le sagre sono tutte belle, portarci i bambini, / ma a quelli più stagionati… vengono i capelli dritti; / suonano tutti insieme, dischi differenti: / o hai della resistenza, o ti viene un accidente! /
Sono uno spettacolo le nostre fiere, onore della mia città, / ma quella di Santa Lucia, è proprio disgraziata, / se tu non hai il paltò, muori congelato, / perchè a metà dicembre, a volte c’è ghiacciato.

Tratto da: Alfio Finetti, Liana Medici Pagnanelli, Cupar, i so’ paes e la so’ zent, Quarto Inferiore, Pàtron, 1984.

Alfio Finetti (Ambrogio 1933 – Ferrara 2018)
Cantautore, cabarettista, narratore di barzellette, poeta; un uomo di spettacolo che ha fatto cantare, ballare, ridere grandi e bambini. Cantore con nostalgia del lavoro dei nostri vecchi, ha proposto i suoi show in teatri, sale, feste all’aperto, radio private, dalla Val Padana all’America del Sud, fra i ferraresi nel mondo.Da Met źó cal pui degli anni ’50, a Cocanil Story, Al condominio, fino Al re dla miseria, ha inciso dischi, audio video cassette, CD, DVD.
Ha pubblicato inoltre poesie in Do sfurca ‘d nus! (1982), Am tuliv dentar? (1982), Conoscere un città: Ferrara (198?), Arìva al domìla (2000), Altri suoi testi in Nòz d’arzént col nòstar bèl dialèt (2007), Al nòstar bel dialèt (2012).

Al cantóη fraréś: testi di ieri e di oggi in dialetto ferrarese, la rubrica curata da Ciarin per Ferraraitalia, esce ogni 15 giorni al venerdì mattina. Per leggere le puntate precedenti clicca [Qui] 

Cover: Giostra, foto di Marco Chiarini

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Ciarin


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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