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La figura materna vista da due autrici ferraresi.

La prima, Graziella Vezzelli, rivede la mamma indaffarata e sporca di bianco o di nero; ne rivede le mani premurose nelle faccende di casa, negli affetti, nel lavoro. E riassapora nel ricordo carezze e baci.
La seconda, Graziella Rossi, pur consapevole della difficile vita della madre vissuta tra patimenti, fame e guerra, confessa in un canto dolente il proprio bisogno di tenerezza, mai appagato.

Ill to maη
Am li arcòrd ill to maη, mama,
sémpar svelti e alźiéri,
come sparpài sóra ‘η źardìη
mai stufi ‘d vulàr.
Sémpar sicuri, int ill caréz
e int al lavór.
Am li arcòrd, impgnà,
con gùcia e fil par arpźàr
pagn unèst e puvrìt,
o intrigà int la tié dla roca a filàr
par tèsar tela ‘d burazìna
ruvida come la vita d’i to temp.
A li rivéd iηfarinà
par impastàr pan o gratìn,
e tinti ad calìźan,
tra i cavdùn dal camìη,
par atizàr al zòch
quand al calàva ‘d vampa.

Ill to maη, mama,
am par ad sentirli aηcora
tramèz ai mié cavì
par farm ill tréz,
o sóra la mié front
par misuràr la fiévra,
e ill to dida freschi
sóta al mié barbùz ad putìna
par alzàram la faza
e darm uη baś.


Le tue mani
(traduzione dell’autrice)
Rammento le tue mani, mamma, / sempre svelte e leggere, / come farfalle in un giardino / mai stanche di volare. / Sempre sicure, nelle carezze / e nel lavoro. / Le ricordo, alacri, / con ago e filo rappezzare / abiti poveri e onesti, / o alle prese con la rocca, / tessere, filando, tela grezza, / ruvida come la tua vita vissuta. / Le rivedo bianche di farina / lavorare pane o pasta, / e nere di fuliggine, / tra gli alari del camino, / per attizzare il ciocco / di legno che s’andava spegnendo. /

Le tue mani, mamma, / mi pare ancora di sentirle / tra i miei capelli / per farne trecce / o sulla mia fronte / se scottava, / e le tue dita fresche / sotto il mio mento di bimba, / a sollevarmi il volto / per darmi un bacio.

Tratto da: Nuove voci della mia terra, premio letterario nazionale “Bruno Pasini”, Ferrara, Festina Lente, 2014.

Graziella Vezzelli (Portomagggiore 1936 – 2012)
Commerciante di abbigliamento intimo, conduceva il negozio “Graziella” a Portomaggiore. Ha pubblicato la raccolta poetica Grap ad Stéll (2007). Altre sue poesie sono inoltre presenti nelle antologie  dei concorsi dialettali nei quali ha ricevuto numerosi premi e segnalazioni.

 

 

 

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At jér dura
At jér dura
mai ‘n abràz,
surìś póchi e mai uη baś…
che mi ‘m arcòrda.

At jér dura
parché la vita niént l’at ha sparamià:
fam, miseria, guèra e smaηgaηlà;
t’jé rastàda seηza mama a nóv ann
e a diéś, sùbit a zarcàrt al pan,
iη meź ai spròch a spigàr,
a sédaś iη fabrica a lavuràr.

At jér dura
A źnóv ann t’ha pèrs al prim putìn
e, al témp dal “fàssio” e dl’oli ad rizìη,
con mié pàdar su iη muntagna,
t’andàvi, ad nòt, a rubàr iη campagna
ill patàch e al furmantón d’i fituàri
e al zùcar dl’”Eridania” sui binari.

At jér dura
La par ‘na fòla, la par… fantasciéηza
ma ‘na fòla indóv ti, mama, at iéri al león
ach difendéva la so tana co’ i uηgióη;
‘na dòna ch’ha fat la “Resisteηza”
e, al gióran dla vitòria,
lè córsa in piazza a far la stòria.

At jér dura
Al benèsser l’è rivà
coi cavì griś e la traηquilità;
ma i ann int ha briśa viηcà,
la scòrza la t’è vaηzada
e, sol coη la bóca, at fasévi qualch ridàda.

At jér dura
Adès che t’aη gh’jé più, purtròp,
adès che più al témp al pasa
e più am vién al gróp,
adès ch’a jò capì tut, finalmènt,
an pós più dìrat quél ch’a sént
e a spandrév tut i mié baiòch
par védar al surìś int i tò òć.
At jér dura!

Eri dura (traduzione dell’autrice)
Eri dura / mai un abbraccio, / sorrisi pochi e mai un bacio… / che mi ricordi. /
Eri dura / perché la vita niente ti ha risparmiato: / fame, miseria, guerra e manganellate; / sei restata senza mamma a nove anni /e a dieci, subito a cercarti il pane, / in mezzo ai campi a spigolare, / a sedici in fabbrica a lavorare. /
Eri dura / A diciannove anni hai perso il tuo primo figlio / e ai tempi del fascismo e dell’olio di ricino, / con mio padre su in montagna, / andavi, di notte, a rubare in campagna / le patate e il frumento degli affittuari / e lo zucchero dell’Eridania sui binari. /
Eri dura / Sembra una fiaba, pare… fantascienza / ma una favola dove tu, mamma, eri il leone / che difendeva la sua tana con le unghie; / una donna che ha fatto la “Resistenza” / e, il giorno della vittoria, / è corsa in piazza a fare la storia. /
Eri dura / Il benessere è arrivato / coi capelli grigi e la tranquillità; / ma gli anni non ti hanno piegata, / la scorza ti è rimasta / e, solo con la bocca facevi qualche risata. /
Eri dura / Adesso che non ci sei più, purtroppo, / adesso che più il tempo passa / e più mi viene il magone, / adesso che ho capito tutto, finalmente, / non posso più dirti quello che sento / e spenderei tutti i miei soldi / per vedere il sorriso nei tuoi occhi. / Eri dura!

Tratto da: Scrittori dialettali di casa nostra : terzo concorso letterario “Mario Roffi” in vernacoli provinciali, a cura  della Circoscrizione via Bologna, Ferrara, Comune di Ferrara, 1999.

Graziella Rossi (Ferrara 1940 – 2012)
Capufficio al Comune di Ferrara, appassionata lettrice di gialli e di fantascienza, componeva rime e zirudele in occasioni conviviali. Partecipando a concorsi dialettali ha ottenuto lunsinghieri riconoscimenti. Autrice di Piera, autobiografia romanzata stampata in proprio.

Al cantóη fraréś: testi di ieri e di oggi in dialetto ferrarese, la rubrica curata da Ciarin per Ferraraitalia, esce ogni 15 giorni al venerdì mattina. Per leggere le puntate precedenti clicca [Qui] 

Cover: Maternità (particolare), pastello di Laura Govoni.

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Ciarin


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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