Cisgiordania, quasi 2000 attacchi dei coloni agli agricoltori palestinesi
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Cisgiordania, in ottobre quasi 2000 attacchi agli agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive
Furti, aggressioni, incendi e campi irraggiungibili: il bilancio di ottobre secondo il sindacato degli agricoltori palestinesi
Ottobre è il mese della raccolta delle olive in Cisgiordania, ed è sempre di più anche il mese degli attacchi contro chi le raccoglie (vedi anche l’articolo su periscopio “Prima dell’alba. In Cisgiordana gli agricoltori di Burin raccolgono le olive al buio”).
Nel solo mese di ottobre 2026, secondo il Palestinian Farmers Union (PFU), gli agricoltori palestinesi hanno subito 1.910 attacchi e violazioni: 1.180 furti e saccheggi, 450 aggressioni fisiche, 280 incendi e distruzioni. Sono stime elaborate del sindacato (non ancora verificate in modo indipendente) ma restituiscono l’intensità delle violenze attribuite ai coloni israeliani e le difficoltà di chi vive di agricoltura.
Le perdite finanziarie stimate da PFU superano i 10,5 milioni di dollari, di cui oltre 5,6 milioni legati alla sola economia delle olive. Gli ulivi danneggiati sono 7.346 e circa il 55% del raccolto risulta inaccessibile o non raccolto: un dato da considerare indicativo, perché non sono stati resi noti metodo di calcolo e base di riferimento. L’accesso ai terreni è stato ostacolato in oltre 54 località. Il rapporto cita infine 4 persone uccise (identità, date e circostanze richiedono documentazione di conferma).
Gli attacchi sono stati particolarmente intensi tra l’8 e il 18 ottobre, seguiti da un calo relativo tra il 18 e il 25 ottobre e una nuova ripresa a fine mese. Per ora si tratta di una ricostruzione qualitativa, in via di successiva elaborazione e approfondimento.
Sul campo, i volontari coinvolti dal PFU hanno documentato finora 95 segnalazioni, riportate sulla mappa qui sopra. Quasi tutte riguardano furti di olive e di attrezzature per la raccolta, aggressioni, minacce ed espulsioni degli agricoltori. Si segnalano poi ulivi, viti, agrumi e altri alberi da frutto sradicati o bruciati, terreni livellati con i bulldozer, pozzi, impianti irrigui, ricoveri per il bestiame e serre danneggiati. Tutto questo, insieme, può interrompere la raccolta e ridurre la capacità di ripresa nelle stagioni successive.
I danni riguardano i governatorati di Jenin, Ramallah e Al-Bireh, Nablus, Hebron, Betlemme, Gerusalemme, Salfit, Tubas, Tulkarem, Qalqilya e Gerico e Valle del Giordano. Tra i casi più gravi: a Kafr Malik 900 ulivi sradicati e 20 pecore uccise; ad Abu Falah 300 ulivi sradicati; a Silwad 90 pecore rubate; a Ein Qiniya 130 pecore rubate.
Il quadro si ripete altrove. Nel governatorato di Jenin, ad Arraba risultano un pozzo demolito, olive rubate e arnie distrutte, mentre a Yabad terreni livellati e ulivi sradicati. Nel Nablus si registrano furti di olive e, in alcuni casi, di attrezzature a Huwara, Madama, Asira al-Qibliya e Deir Sharaf, e ulivi bruciati a Qusra e Duma. A Hebron terreni confiscati o livellati e viti sradicate ad Al-Baqa e Wadi al-Mazeen; a Salfit aggressioni e furti di olive a Rafat e Wadi ash-Shaer; a Tubas impianti irrigui danneggiati a Ein al-Beida e Bardala / Qaun; nella Valle del Giordano ovili distrutti e recinzioni e cisterne danneggiate ad Al-Jiftlik.
Le implicazioni sono facili da immaginare: perdita immediata di reddito, danni di lungo periodo ad alberi, irrigazione e serre, rischi per la sicurezza degli agricoltori e maggiore vulnerabilità delle famiglie rurali.
Nell’immediato, furti e raccolti danneggiati o interrotti riducono i redditi stagionali delle famiglie e le vendite delle cooperative. Nel lungo periodo, alberi maturi sradicati, impianti irrigui distrutti e serre danneggiate possono richiedere più cicli produttivi e investimenti consistenti per essere sostituiti. La perdita di bestiame, i danni alle infrastrutture idriche e l’accesso limitato ai campi pesano poi sulla produzione alimentare delle comunità locali e sulla loro capacità di ripresa. Gli effetti possono essere più gravi per le famiglie con poca manodopera, mobilità o risparmi; i dati disponibili non quantificano gli impatti per genere.
Negli ultimi mesi, il PFU svolge attività con partner locali, agricoltori e volontari per facilitare la raccolta delle olive e ridurre il tempo trascorso nelle aree esposte: interventi di supporto in oltre 130 località e oltre 80 località bersaglio ad alto rischio (due valori che non vanno sommati). Per poter continuare, PFU indica cinque priorità: assistenza alla raccolta, attrezzature e trasporti; ripristino di pozzi, irrigazione, serre, recinzioni e alberi perenni; documentazione sicura su incidenti e perdite; monitoraggio gestito dagli agricoltori, con coordinamento legale e di protezione; finanziamenti flessibili di emergenza e di recupero.
Cover: Gruppo di persone dresponsabili di un’aggressione ai raccoglitori di olive a Turmus Ayya.
Fonte: rapporto di monitoraggio del Palestinian Farmers Union (PFU), 1–31 ottobre 2026.
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