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Soldati Robot per la guerra permanente: cominciando dall’Ucraina

Soldati Robot per la guerra permanente: cominciando dall’Ucraina.

Mentre la Silicon Valley è impegnata in una corsa contro il tempo per costruire robot umanoidi in grado di piegare il bucato e preparare un caffè, una start-up intravede un utilizzo ben diverso per questa tecnologia: la guerra e le armi per condurla. 

Eric Trump – ph. Wikimedia Commons

Eric Trump, il terzogenito del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha assunto il ruolo chiave di Chief Strategy Advisor, “consulente strategico” ed investitore in Foundation Future Industries (Foundation Robotics), un’azienda di robotica con sede a San Francisco e legami con la famiglia Trump, che sviluppa robot umanoidi autonomi a “duplice uso” per ambienti industriali pesanti e applicazioni militari. 

Eric Trump ha dichiarato che il suo ingresso e i suoi investimenti nella società mirano a garantire agli Stati Uniti il superamento tecnologico della Cina nel comparto della robotica militare.

Un portavoce della Fondazione ha dichiarato alla CNBC che Eric Trump era stato un investitore dell’azienda prima di subentrare come consulente, e che le due parti condividevano la visione di riportare la produzione manifatturiera negli Stati Uniti.

Una mossa che ha attirato le critiche della senatrice democratica Elizabeth Warren, la quale ha affermato che i contratti governativi dell’azienda rappresentavano “corruzione alla luce del sole“.

Sotto la guida di Eric Trump, la start-up ha già ottenuto contratti di ricerca governativi per un totale di 24 milioni di dollari, destinati a test di fattibilità nei settori dell’ispezione, della logistica e della gestione delle armi per l’Esercito, la Marina, l’Aeronautica e il Pentagono. I robot sono stati presi in esame anche dal Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) per potenziali impieghi di pattugliamento dei confini. In poche parole sono “robot umanoidi per la guerra”. 

La convergenza tra l’ascesa commerciale di Foundation e il ruolo della famiglia presidenziale ha sollevato forti dibattiti negli Stati Uniti. Analisti e media finanziari come Reuters e Yahoo Finance hanno sollevato interrogativi su potenziali conflitti di interesse. La famiglia Trump detiene infatti quote in aziende tecnologiche e produttori di droni che competono direttamente per gli appalti del governo americano, in evidente conflitto di interesse.

Nonostante ciò, la startup tecnologica ha attirato l’attenzione globale per lo sviluppo di robot umanoidi autonomi pensati per il campo di battaglia.

Sebbene questi robot sembrino usciti da un film di fantascienza alla Terminator, si stanno avvicinando alla realtà: i primi prototipi sono infatti attualmente in fase di test in Ucraina per un potenziale impiego nella guerra di Kiev contro la Russia. 

Al centro della missione dell’azienda c’è la convinzione che la robotica umanoide debba essere impiegata per affrontare le maggiori sfide dell’umanità, piuttosto che per svolgere lavori domestici e ruoli di servizio, ha dichiarato a CNBC l’amministratore delegato della Fondazione, Sankaet Pathak : “Sono convinto che la tecnologia stia raggiungendo un livello tale da poter sostituire i lavori pericolosi per gli esseri umani e, se si riesce a farlo, si ottiene il massimo beneficio netto possibile da tutte le applicazioni della robotica”. 

Sebbene la Fondazione operi in un campo degli umanoidi sempre più affollato, la sua esplicita adesione ai potenziali usi militari della sua tecnologia l’ha distinta dalle altre. A differenza di altre aziende della Silicon Valley focalizzate su robot domestici, Foundation Future Industries ha un obiettivo esplicitamente “dual-use” (civile e militare).

Modello Phantom MK-1 – robozaps.com con licenza Wikimedia Commons

I primi prototipi, denominati Phantom-01, sono robot umanoidi già stati impiegati in Ucraina per test logistici e di ricognizione. L’inizio dei test sul campo è avvenuto a febbraio 2026, mentre i test dei sistemi d’arma è previsto per il 2027 e la piena operatività e produzione di massa è in programma entro fine 2027.

All’inizio di quest’anno, la start up ha ottenuto maggiore riconoscimento a livello globale inviando due dei suoi robot Phantom MK-1 in Ucraina per una dimostrazione pilota, segnando quello che l’azienda ha descritto come il primo impiego noto di robot umanoidi in un teatro di guerra.

Il modello Phantom MK-1 è stato testato dalle forze ucraine in compiti ad alto rischio quali la bonifica di edifici, la mappatura di interni e il trasporto logistico. I test in corso, sostenuti dal governo statunitense e condotti con funzionari ucraini, si sono concentrati sulla logistica in aree a rischio.

Il CEO della Fondazione, Sankaet Pathak, ha confermato a WIRED che l’azienda sta esplorando capacità “cinetiche” (un termine tecnico per indicare l’integrazione di sistemi d’arma) cioè una evoluzione letale. L’obiettivo è presentare soluzioni armate nel breve periodo.

Grazie a una partnership strategica siglata con AMD, la startup sta sviluppando il modello Phantom MK-2, dotato di processori AI avanzati, una capacità di carico di 80 kg e una resistenza strutturale potenziata.

L’Ucraina rappresentava un debutto naturale, poiché il suo conflitto in corso con la Russia si è già affermato come un importante banco di prova per la robotica e l’intelligenza artificiale in ambito bellico.

La guerra, giunta ormai al quinto anno, ha visto l’impiego di robot terrestri per la consegna di rifornimenti al fronte e di droni autonomi e potenziati dall’intelligenza artificiale per attacchi di precisione e ricognizione.

Secondo Pathak, i test dell’MK-1 in Ucraina hanno già dimostrato il potenziale del robot nell’effettuare il ritiro di rifornimenti, un’attività che spesso espone i soldati a pericoli. 

Ma sebbene gli MK-1 contribuiscano a dimostrare l’utilità della tecnologia di base, sono ben lungi dall’essere dei super soldati, trasportando un carico utile di soli 20 kg circa e non essendo impermeabili e dotati di una durata della batteria sufficiente per essere impiegati su larga scala.  

La Fondazione si propone di inviare quest’anno in Ucraina robot nuovi e migliorati, nella forma del Phantom 2, che secondo Pathak sarà dotato di “capacità sovrumane” e avrà una capacità di carico doppia rispetto al Phantom 1.

Il Ministero della Difesa ucraino si è rifiutato di commentare la questione, mentre il Dipartimento della Difesa statunitense non ha risposto a una richiesta di informazioni.

La Fondazione prevede che i test condotti in Ucraina forniranno informazioni utili per la futura collaborazione con l’esercito statunitense.

La Fondazione ha fortemente puntato sull’allineamento con gli interessi di Washington, inquadrando l’importanza della sua tecnologia nel più ampio contesto della competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina.

Sebbene diverse aziende americane stiano collaborando con il governo degli Stati Uniti per impiegare robot autonomi in applicazioni militari, il Pentagono non ha ancora reso noto l’impiego di un robot umanoide per tali scopi.

Ma la start-up si è prefissata obiettivi ambiziosi: Pathak prevede di aumentare la produzione a migliaia di unità quest’anno e di iniziare i test sul campo con l’esercito statunitense entro i prossimi 18 mesi.

I progetti e i crescenti legami dell’azienda con Washington rappresentano un ulteriore esempio di come l’intelligenza artificiale e la robotica stiano iniziando a trasformare la “guerra moderna” e a diventare un punto focale della “sicurezza nazionale”. 

I sostenitori della tecnologia umanoide in ambito militare e industriale sostengono che i robot dalle sembianze umane siano generalmente più adatti di altre forme di robotica a muoversi in cantieri edili, centri logistici e zone di guerra reali.

Kateryna Bondar, ricercatrice senior presso il Wadhwani AI Center del CSIS, ha dichiarato alla CNBC che i robot umanoidi potrebbero teoricamente offrire alcuni vantaggi sul campo di battaglia grazie alla loro autonomia e alla destrezza simile a quella umana.

Gli esperti sembrano essere d’accordo sul fatto che, a prescindere dalla forma o dalle dimensioni, l’era dei robot dotati di intelligenza artificiale in ambito bellico è ormai vicina. “Prevedo che robot cingolati, volanti e sottomarini sostituiranno la forza umana”, ha affermato Toby Walsh, scienziato capo presso l’Istituto di Intelligenza Artificiale dell’Università del Nuovo Galles del Sud. 

Sebbene la maggior parte degli impieghi bellici dei robot Phantom preveda ancora una qualche conferma umana nel processo decisionale, Pathak ha affermato che i robot della Fondazione dovranno prendere decisioni completamente autonome in determinati scenari in cui il tempo è un fattore critico: l’inizio dell’era della guerra autonoma, largamente già sperimentata da Israele nell’Operazione Guardiani delle Mura nel 2021 contro la popolazione palestinese ed attualmente nell’escalation militare sfociata in un genocidio senza fine contro la popolazione di Gaza dal 7 ottobre 2023. L’esercito statunitense ha già dimostrato la volontà di adottare modelli di intelligenza artificiale, e secondo alcune fonti i è una sfida ingegneristica complessa e costosa, e ciò che l’Ucraina ci ha insegnato è l’opposto: che abbiamo bisogno della capacità di adattarci rapidamente e di produrre in modo rapido ed economico” – ha affermato Melanie Sisson, ricercatrice senior presso il programma di politica estera della Brookings Institution.

Con l’avvicinarsi dei robot umanoidi al campo di battaglia, la tecnologia ha sollevato preoccupazioni etiche, in particolare riguardo all’uso del processo decisionale autonomo in combattimento, quando sono in gioco vite umane. 

Il dibattito etico e bioetico sui “robot soldato” e dei sistemi d’arma letali autonomi (LAWS, Lethal Autonomous Weapon Systems) è uno dei temi più critici della filosofia morale e del diritto internazionale contemporaneo.

Le Nazioni Unite spingono da tempo per trattati internazionali volti a limitare o vietare i LAWS sprovvisti di un controllo umano diretto.

Da un lato, la leadership politica ed economica statunitense — incarnata in questo caso dalle mosse strategiche e dai finanziamenti della famiglia Trump — continua a promuovere pubblicamente una retorica legata alla difesa della democrazia globale e all’esportazione della stabilità.
Dall’altro, i massicci investimenti del Pentagono in robotica autonoma e letale dimostrano la volontà di capitalizzare economicamente e militarmente sulle crisi internazionali.

Questa corsa all’automazione bellica accelera proprio nel momento in cui il conflitto in Ucraina si scontra con la sua realtà più drammatica e strutturale: l’esaurimento delle risorse umane. Con un fronte stremato e le crescenti e documentate difficoltà nel reperire nuove reclute sul terreno, la transizione verso i “soldati robot” rischia di trasformare la guerra in un business asimmetrico e permanente.

In questo scenario, le macchine autonome smettono di essere uno strumento di difesa e diventano il mezzo ideale per prolungare i conflitti a tempo indeterminato, riducendo le perdite politiche interne per Washington ma delegando la distruzione sul campo a algoritmi privati e droni antropomorfi.

Mentre le popolazioni americana ed europee affondano in una crisi economica sempre più grave, i loro governi continuano a finanziare una catastrofica guerra per procura.

Questo paradosso si consuma nell’indifferenza generale delle opinioni pubbliche occidentali, anestetizzate dalla propaganda guerrafondaia e neoimperialista occidentale o distratte dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Nel silenzio dei cittadini che ne pagano il prezzo, i reali bisogni delle famiglie vengono ignorati per finanziare la nascita dei soldati robot di domani.

Ulteriori informazioni:
https://www.cnbc.com/2026/05/30/humanoid-robots-ukraine-war-foundation-military-ai.html
https://www.wired.com/story/humanoid-robot-soldier-eric-trump-foundation-future-industries/
https://www.reuters.com/business/eric-trump-backed-foundation-partners-with-amd-develop-humanoid-robots-2026-07-23/
https://finance.yahoo.com/technology/ai/articles/eric-trump-backed-startup-just-143015023.html 
https://www.scienzainrete.it/articolo/letica-del-soldato-robot/guglielmo-tamburrini/2009-03-23
https://www.rsi.ch/info/mondo/L%E2%80%99incubo-dei-robot-killer-%C3%A8-pi%C3%B9-vicino–2376421.html

Cover: Robot soldato, Foto di Shelley Evans aicanvas ai generated da Pixabay

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Lorenzo Poli

Sono nato a Brescia nel 2000 e dopo la maturità classica ho iniziato a frequentare il corso di Scienze Politiche Relazioni Internazionali Diritti Umani all’Università di Padova. Appassionato di attualità politica, politica internazionale, questione di genere e studi postcoloniali, mi interesso di diritti umani, antirazzismo, femminismo, liberazione animale e antispecismo. Collaboro con LavoroeSaluteBlog e l’Associazione di Studi e Informazione sulla Salute (AsSIS) sui temi della salutogenesi, della prevenzione primaria, dell’ecologia in ottica olistica sulla salute. Mi occupo di popoli in lotta contro l’imperialismo, di America Latina, di conflitti in Medioriente, in particolare della Palestina in una prospettiva decoloniale. Oltre che con Periscopio, collaboro con Invictapalestina, Ventuno News, Altrenotizie.org e sono redattore di InfoPal e Pressenza Italia.  Nel 2016  è uscito il mio romanzo, “Luce al di là del Buio”, edito da MarcoSerraTarantola Editore. Ambientalista, impegnato sui temi dell’acqua pubblica.

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