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I Måneskin e l’illusione del rock

I Måneskin e l’illusione del rock

I Måneskin rappresentano un fenomeno musicale che divide il pubblico (non abbastanza, purtroppo) ma un’analisi critica suggerisce che la loro ascesa sia più un’operazione di marketing ben strutturata che un’autentica espressione artistica. La loro origine in un format televisivo come X Factor (che nemmeno hanno vinto), evidenzia la natura di un prodotto costruito per il mercato globale, piuttosto che per un movimento artistico di rottura.

Definire i Måneskin una rock band è un macroscopico errore di narrazione. Il rock, storicamente, è un movimento che affonda le radici nella ribellione e nell’esplorazione di temi esistenziali. Al contrario, la band si limita a una caricatura estetica del genere, riprendendone gli stilemi visivi ma svuotandoli di significato critico.

I loro testi risultano spesso un miscuglio di banalità e slogan.
Prendiamo Zitti e buoni, il brano che li ha lanciati nell’olimpo del pop commerciale: frasi come “Siamo fuori di testa, ma diversi da loro” suonano come uno slogan vuoto, privo di quella reale portata sovversiva che caratterizza la tradizione rock.

Anche in brani come Torna a casa, la scrittura appare ancora più piatta, rifugiandosi in un sentimentalismo stereotipato che non osa mai sfidare lo status quo.

Il confronto con i grandi autori italiani — si pensi a Fabrizio de André, Francesco Guccini o Franco Battiato, ad esempio — è impietoso. Mentre la nostra tradizione ha saputo esplorare l’intimità umana e criticare il sistema con complessità linguistica, i Måneskin offrono un pacchetto preconfezionato, facile da consumare a livello internazionale anche per chi non comprende l’italiano.

Damiano David, voce dei Måneskin, 2022 (Wikiquote su licenza Creative Commons)

Questa band posticcia si pone, di fatto, come una parodia di un’eredità culturale ben più nobile, e del rock progressivo anni ’70 (vedi PFM, Banco del Mutuo Soccorso, o alla forza evocativa dei Diaframma e dei CCCP – Fedeli alla Linea.

La narrazione del gruppo “di strada”, fra l’altro, è palesemente costruita. La loro immagine, sapientemente plasmata dal management, punta tutto sull’estetica glam-rock e sul carisma del “bello e dannato” Damiano David.
Non è un peccato che l’industria utilizzi queste leve, ma presentare il gruppo come autentico portavoce del rock è un insulto alla memoria di chi ha fatto della propria arte una bandiera di libertà.

In conclusione, i Måneskin non sono rock, non lo sono mai stati, ma un prodotto abilmente distribuito che soddisfa un mercato affamato di imitazioni.
Chi confonde questo successo commerciale con il valore artistico tradisce e insulta la storia del genere. Resta l’impressione di trovarsi di fronte a una meteora: un’operazione che, probabilmente, durerà lo spazio di un battito di ciglia.

 

Cover: I Måneskin nel 2018 – foto Wikimedia Commons

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Alessio Miglietta

Alessio Miglietta (Roma, 1984), è un autore poliedrico che spazia dalla poesia alla narrativa contemporanea, fino alla saggistica. Spirito visionario e da sempre lontano dal mainstream, fa della sperimentazione, dell’autenticità e della ricerca innovativa la propria forza. Oltre a opere pluripremiate come Poema Nero e L’Immagine Deforme, è il creatore del canale YouTube Letteratura Rock TV, come l’omonima opera poetica con prefazione del cantautore Paolo Benvegnù.

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