Il proibizionismo riempie le carceri e le piazze dello spaccio
Il proibizionismo riempie le carceri e le piazze dello spaccio
Il Libro Bianco 2026 fotografa un sistema che punisce soprattutto consumatori, piccoli spacciatori e persone vulnerabili, senza frenare i mercati illegali.
Dopo trentacinque anni di applicazione della legge Jervolino-Vassalli, gli effetti della legislazione antidroga non possono più essere considerati errori, follie o conseguenze impreviste. Sono il risultato strutturale, e ormai pienamente prevedibile, di politiche che continuano a ripetersi sempre uguali, producendo ogni anno gli stessi esiti: più carcere, più controllo sociale e nessuna riduzione significativa né della domanda, né dell’offerta di sostanze.
È questo il punto di partenza della diciassettesima edizione del Libro Bianco sulle droghe, E non sono pazzi. Da diciassette anni il rapporto prodotto da la Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, Associazione Luca Coscioni, CNCA, ARCI e CGIL documenta come la normativa antidroga rappresenti uno degli ingranaggi fondamentali del sistema penale e penitenziario italiano. Anche quando i numeri assoluti oscillano, il peso percentuale della repressione resta sostanzialmente invariato.
Nel 2025 gli ingressi complessivi in carcere sono diminuiti del 3,4%. Sono calati nei numeri assoluti anche quelli per violazione dell’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti, ma la loro incidenza è rimasta pressoché identica: 10.784 ingressi su 42.005, pari al 25,7% del totale. Più di una persona su quattro entra dunque in carcere per detenzione a fini di spaccio, spesso per condotte di lieve entità.
La legge sulle droghe resta così uno dei principali canali di alimentazione del sistema penitenziario. Ma il dato sulle presenze mostra un fenomeno ancora più grave: si entra un po’ meno, ma si rimane più a lungo.
Al 31 dicembre 2025 erano detenute 13.735 persone per il solo articolo 73, altre 6.807 per la violazione congiunta degli articoli 73 e 74 e 1.020 per il solo articolo 74, che punisce l’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze. Complessivamente, 21.562 persone erano in carcere per violazione del DPR 309 del 1990: il 33,9% dell’intera popolazione detenuta.
Il confronto internazionale restituisce la sproporzione del dato italiano. La quota di detenuti per reati di droga è pari al 18% nella media europea e al 22% su scala mondiale. In Italia è quasi doppia rispetto a quella europea, anche per effetto di un sistema sanzionatorio particolarmente severo e di una repressione che continua a concentrarsi soprattutto sui pesci piccoli.
Lo confermano anche i dati sulle persone con problemi legati all’uso di droghe. Nel 2025 il 41,2% di chi è entrato in carcere è stato classificato dall’amministrazione come tossicodipendente. Alla fine dell’anno erano presenti negli istituti penitenziari 20.767 detenuti dichiarati tali, pari al 32,7% del totale.
È il terzo massimo consecutivo e il valore più alto registrato dal 2006. Il carcere continua dunque a intercettare persone che avrebbero bisogno soprattutto di servizi territoriali, diritto alla salute, abitazione, reddito e inclusione sociale.
Le simulazioni contenute nel Libro Bianco rendono visibile il peso di questa scelta politica. Se si escludessero dal calcolo i detenuti ristretti per il solo articolo 73, il sistema penitenziario italiano non sarebbe oggi sovraffollato. Lo stesso risultato si avrebbe sottraendo le persone detenute certificate come tossicodipendenti.
Non si tratta di scenari automaticamente realizzabili, ma di rappresentazioni indicative che mostrano quanto la legge antidroga e l’insufficienza della presa in carico territoriale, sia in termini sanitari che sociali, incidano sulla crisi delle carceri.
Il peso del proibizionismo non si limita alla detenzione. Al 31 dicembre 2025 risultavano coinvolte in procedimenti penali pendenti 156.179 persone per l’articolo 73 e 46.001 per l’articolo 74. In totale, oltre 202.000 persone.
Anche in questo caso la repressione si concentra soprattutto sui cosiddetti pesci piccoli: il 77,2% delle persone coinvolte riguarda procedimenti per articolo 73. Le statistiche confermano così che l’attività giudiziaria colpisce in prevalenza le condotte di detenzione e spaccio, senza incidere realmente sui vertici dei grandi mercati criminali.
Nel frattempo si amplia anche l’area penale esterna. Al termine del 2025 erano 99.447 le persone sottoposte a misure alternative, pene sostitutive, messa alla prova, sanzioni di comunità e misure di sicurezza. Quasi seimila in più rispetto all’anno precedente, con una crescita del 6,4%.
Le misure alternative sono indispensabili per limitare il ricorso alla detenzione. Ma, quando non sono accompagnate da una riduzione degli ingressi nel circuito penale, rischiano di sommarsi al carcere invece di sostituirlo. Tra esecuzione penale interna ed esterna, oltre 160.000 persone risultano oggi sottoposte al controllo del sistema.
A questa dimensione si aggiunge la repressione amministrativa del consumo personale. Nel 2025 risultano al momento registrate 39.188 segnalazioni ai sensi dell’articolo 75. Di queste, 12.062, circa il 31%, si sono concluse con una sanzione amministrativa, come la sospensione o il divieto di conseguire la patente e il passaporto.
Sono misure spesso presentate come poco afflittive, ma che possono compromettere concretamente la vita delle persone. Perdere la patente può significare perdere la possibilità di raggiungere il luogo di lavoro. E la sanzione viene applicata anche in assenza di qualsiasi condotta pericolosa: è sufficiente essere trovati in possesso di una sostanza destinata all’uso personale.
La repressione amministrativa si concentra ancora una volta sulla cannabis, che rappresenta il 77,4% delle segnalazioni. La percentuale di minorenni segnalati nel 2025 (3564) è del 97,1%.del totale delle segnalazioni.
Migliaia di adolescenti vengono così inseriti in un percorso sanzionatorio che produce stigma, tensioni familiari e conseguenze educative e relazionali. Nel frattempo, la presunta funzione terapeutica della segnalazione al prefetto è quasi scomparsa: appena 412 persone sono state invitate a presentare un programma socio-sanitario, contro le 3.008 del 2007. Anche gli inviti a rivolgersi ai SerD sono scesi a 3.268.
Rimangono dunque le sanzioni e lo stigma, mentre arretrano prevenzione e presa in carico.
Il Governo continua a rivendicare operazioni di polizia, sequestri e denunce come indicatori del successo delle proprie politiche. Ma i mercati illegali mostrano una capacità di adattamento molto superiore a quella della repressione. Cambiano le rotte, le sostanze e le modalità di distribuzione; aumentano disponibilità e potenza dei prodotti; compaiono continuamente nuove sostanze psicoattive.
Il proibizionismo non riduce il mercato. Lo rende più opaco, rischioso e remunerativo per le organizzazioni criminali.
Negli ultimi anni, il decreto Caivano, i decreti sicurezza e le norme contro i rave hanno ulteriormente irrigidito il sistema. L’inasprimento delle pene per la lieve entità e le nuove limitazioni alla possibilità di riconoscere questa fattispecie rafforzano la risposta penale proprio nei confronti delle condotte meno gravi.
Il Libro Bianco propone una strada opposta: riformare complessivamente il DPR 309 del 1990, decriminalizzare l’uso personale, regolamentare legalmente almeno la cannabis e rafforzare le politiche di riduzione del danno. Drug checking, stanze del consumo, distribuzione capillare del naloxone e servizi di prossimità non sono concessioni ideologiche, ma strumenti fondati sulle evidenze e capaci di salvare vite.
Il proibizionismo non è soltanto inefficace nel ridurre domanda e offerta. Produce danni propri, che si sommano a quelli eventualmente provocati dalle sostanze: carcere, marginalità, stigma, esclusione dai servizi e rafforzamento dei mercati criminali.
La destra utilizza il peggioramento della situazione per invocare nuova repressione e alimentare una delle componenti identitarie della propria cultura politica. Le forze progressiste, troppo spesso, rispondono con prudenza o con il silenzio.
Il Libro Bianco chiede invece alle opposizioni di assumere un impegno chiaro. Perché continuando a ripetere le stesse politiche continueremo a registrare gli stessi risultati. Soltanto cambiando le politiche sulle droghe sarà possibile cambiare i dati che, anno dopo anno, siamo costretti a raccontare.
Il Libro Bianco sulle droghe è scaricabile liberamente su www.fuoriluogo.it/librobianco
Cover: Sovraffollamento, criminalità e diritti umani, santegidio.org
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