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Trump, se la salute mentale diventa un problema globale

Trump, se la salute mentale diventa un problema globale

C’era una volta, non molto tempo fa, una domanda che circolava sottovoce, quasi un tabù: “C’è o ce fa?”.

Oggi, osservando il comportamento sempre più erratico del Presidente degli Stati Uniti, molti si trovano a riformulare quella domanda in un’affermazione ben più preoccupante: “Ce l’ha e ce la fa?”

E questo, per noi cittadini del mondo, è tutt’altro che rassicurante. Non si tratta più, di destra o di sinistra, di dazi o di alleanze. Il problema, oggi, è un uomo. Un uomo che siede sul seggio più potente del pianeta, con il dito metaforicamente (e forse non solo) sul pulsante che può decidere le sorti del mondo. Un uomo che, secondo un numero crescente di esperti di salute mentale, sta mostrando segni di un declino cognitivo sempre più rapido e preoccupante.

I segnali di un declino preoccupante

Un gruppo di oltre 30 professionisti medici, tra neurologi e psichiatri, ha recentemente lanciato un allarme che definiscono “un declino rapidamente peggiorante, slegato dalla realtà e sempre più pericoloso”. Questi esperti, che hanno studiato attentamente i comportamenti e le dichiarazioni pubbliche del Presidente, descrivono una situazione grave che include “una marcata deteriorazione delle funzioni cognitive, evidenziata da un linguaggio disorganizzato e tangenziale, divagazioni sconnesse, confusione fattuale e improvvisi cambi di rotta in materia strategica”.

Non si tratta di semplice “politica”. I sintomi osservati sono quelli che, in un paziente qualsiasi, farebbero scattare immediatamente un campanello d’allarme: pensieri fissi e ossessivi (come la mania per i suoi progetti di ristrutturazione, menzionati in un terzo dei suoi discorsi pubblici), mancanza di controllo degli impulsi, e una comunicazione notturna compulsiva, che lo porta a pubblicare centinaia di messaggi sui social in una sola notte .

Il battibecco con Meloni: sintomo di qualcosa di più grande?

L’ultimo episodio che ha acceso i riflettori sul suo stato mentale è stato il pubblico battibecco con la Premier italiana Giorgia Meloni. Un alterco che, per i media internazionali, è stato descritto come “infantile e giovanile” . Il Presidente ha affermato che la Meloni lo avrebbe “supplicato” per una foto, una ricostruzione smentita dalla Premier e che ha portato molti a definire Trump il “re del meschino”.

Questo episodio, al di là delle dinamiche diplomatiche, è la punta dell’iceberg di un comportamento che molti esperti leggono come la manifestazione di una “personalità psicopatica, caratterizzata da narcisismo tossico” e da una “totale mancanza di empatia” . La stessa analisi, basata su una checklist psicopatica, avrebbe collocato Trump in una fascia di gravità superiore a quella di un detenuto in un carcere di massima sicurezza .

Le mani che tremano e la valigetta atomica

E poi ci sono i segnali fisici. Le immagini delle sue mani, segnate da lividi e tremori, hanno fatto sorgere interrogativi su possibili patologie neurologiche come il Parkinson, i cui sintomi includono tremori a riposo, rigidità muscolare e rallentamento dei movimenti. Ma la vera, agghiacciante preoccupazione non è la sua salute in sé, ma ciò che essa implica.

Come ha scritto un editorialista, il fatto che un uomo con queste caratteristiche abbia accesso ai codici nucleari è la questione cruciale. Se a questo si aggiungono le voci secondo cui, durante la crisi con l’Iran, i vertici militari lo avrebbero “intenzionalmente escluso dalla Situation Room” per il timore della sua imprevedibilità, il quadro diventa da incubo. Siamo nelle mani di un uomo che, per usare le parole degli esperti, rappresenta una minaccia per la sicurezza globale non per le sue idee, ma per il suo stato mentale .

Le elezioni di midterm e un futuro incerto

Le elezioni di midterm si avvicinano e la preoccupazione è palpabile anche tra i suoi stessi sostenitori . Il partito repubblicano, temendo che il crescente malessere verso il Presidente possa travolgere i candidati, starebbe cercando di ridimensionare la sua figura nelle campagne elettorali, cercando di parlare di politiche e non di Trump uomo . Ma il problema, per noi che viviamo in questo bellissimo e fragile mondo, non è la prossima elezione. Il problema è il presente.

È tempo di guardare la realtà con chiarezza, senza ipocrisie. È tempo di chiedersi come mai un problema di salute così palese venga ignorato. E forse, è giunto il momento che qualcuno, negli Stati Uniti, abbia il coraggio di parlare a Trump e alla sua cerchia in modo semplice e diretto, come si farebbe con un paziente che non è più in grado di intendere e di volere. Perché le sorti del mondo non possono essere affidate a un uomo la cui salute mentale peggiora di giorno in giorno.

Cover: Foto di Pete Linforth da Pixabay

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Marco Monetini

Autore, saggista e analista economico , collabora come editorialista web con numerose testate approfondendo la geopolitica e i mercati finanziari . Radicato a Orvieto , unisce il rigore dell’analisi macroeconomica a una poliedrica produzione letteraria e musicale , decodificando la complessità del presente con uno stile incisivo e accessibile .

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