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Il caso Amy Eskridge: come nasce (e si propaga) la leggenda dell’undicesimo scienziato

Il caso Amy Eskridge: come nasce (e si propaga) la leggenda dell’undicesimo scienziato

Il 11 giugno 2022 Amy Eskridge, trentaquattro anni, fisica del plasma e co-fondatrice dell’Institute for Exotic Science a Huntsville, Alabama, viene trovata morta per un colpo d’arma da fuoco. Il coroner della contea di Madison archivia il caso come suicidio. Da quel momento, però, la sua storia comincia una seconda vita, molto più lunga e molto più rumorosa della prima.

I fatti verificabili

Eskridge era una figura reale, con un curriculum reale: laurea all’Università dell’Alabama a Huntsville in chimica e biologia, competenze estese in ingegneria elettrica, fisica e nanotecnologia. Era nata a Huntsville, città conosciuta come “Rocket City” per il suo legame storico con la NASA e la ricerca aerospaziale. Con il padre Richard, ex ingegnere NASA specializzato in fisica del plasma e fusione, fondò l’Institute for Exotic Science: un’organizzazione presentata come un veicolo pubblico per portare alla luce la tecnologia antigravitazionale.

In un’intervista del 2020, oggi ripresa ovunque, Eskridge spiegò la scelta di lavorare alla luce del sole con un’immagine diretta: chi si esponeva privatamente rischiava di essere distrutto senza che nessuno se ne accorgesse, mentre chi si esponeva pubblicamente aveva almeno qualcuno che notava se la testa veniva tagliata. Nella stessa intervista raccontava un’escalation di minacce e parlava di essere stata colpita da quella che descriveva come un’arma a energia diretta.

Dopo la sua morte sono circolati messaggi attribuiti a lei, in cui — secondo quanto riferito dall’ex agente di intelligence britannico Franc Milburn alla rete NewsNation — avrebbe scritto in anticipo che qualunque rapporto di suicidio o overdose non avrebbe corrisposto alla verità, e che ogni incidente che le fosse capitato andava trattato come sospetto.

La famiglia ha sempre respinto le interpretazioni cospirazioniste. In una dichiarazione alla CNN, i familiari l’hanno descritta come una persona straordinariamente intelligente, sofferente di dolore cronico, aggiungendo che gli scienziati muoiono anch’essi e che non bisognerebbe leggere troppo in un singolo caso.

La cornice del “pattern”

Il nome di Eskridge è stato inserito in una lista più ampia: quella degli “undici scienziati” morti o scomparsi che, secondo alcuni commentatori, avrebbero lavorato su ricerche sensibili legate a propulsione avanzata, energia e fenomeni aerei non identificati. Il caso Eskridge ne è diventato l’episodio più clamoroso, e per chi segue questa lettura non si tratta di una coincidenza: si tratta del caso in cui la vittima stessa, prima di morire, aveva già scritto il copione di quello che sarebbe successo dopo.

Il fenomeno ha avuto una eco istituzionale che difficilmente può essere liquidata come folklore da internet. Il deputato Eric Burlison non ha usato il condizionale: ha dichiarato pubblicamente di ritenere che esistano elementi significativi a supporto dell‘ipotesi che Eskridge sia stata colpita da un’arma a energia diretta a microonde — la stessa categoria di arma che, secondo diversi ex funzionari dell’intelligence, sarebbe responsabile della cosiddetta “sindrome dell’Avana”, la serie di disturbi neurologici inspiegati riportati da decine di agenti CIA e diplomatici in tutto il mondo.

Se quella tecnologia esiste ed è stata usata su personale governativo all’estero, la domanda che si pongono i sostenitori della tesi dell’omicidio è semplice: perché non potrebbe essere stata usata su una ricercatrice civile in patria?

Lo stesso ex presidente Trump, interrogato sulla vicenda, non ha negato che il tema fosse arrivato sul suo tavolo: ha dichiarato di sperare che si tratti di una coincidenza, ammettendo però di averne discusso in una riunione di cui la Casa Bianca non ha voluto specificare i contenuti. Per i sostenitori della tesi del pattern, è proprio questo tipo di non-risposta — né conferma né smentita, da parte di chi avrebbe accesso a tutte le informazioni classificate necessarie per chiudere la questione in un minuto — a costituire l’indizio più forte di tutti.

A questo si aggiunge un altro elemento che nella versione “ufficiale” tende a scomparire: il video, tornato virale dopo la sua morte, in cui Eskridge stessa racconta di essere stata bersaglio per anni di tentativi di avvicinamento in cui uomini sconosciuti le si sedevano accanto al bancone di un bar, lasciavano cadere riferimenti precisi alla sua vita e al suo lavoro, e le proponevano sostanze da mettere nel suo drink — un livello di sorveglianza e pressione personale che va ben oltre la semplice “paranoia” spesso evocata per archiviare il caso.

Perché la storia ha presa

Quello che rende il caso Eskridge diverso da un classico “scienziato morto in circostanze misteriose” da forum è la combinazione di tre elementi che, singolarmente, sono tutti veri:

Primo, l’ambiente è reale e verificabile — Huntsville è effettivamente uno dei centri nevralgici della ricerca aerospaziale americana, e il padre di Eskridge ha effettivamente lavorato alla NASA su temi di plasma e fusione.

Secondo, le parole di Eskridge stessa, pronunciate prima della morte, sono autentiche e oggettivamente inquietanti: una persona che lascia istruzioni su come interpretare la propria eventuale morte è un dato di fatto che richiede una spiegazione, qualunque essa sia.

Terzo, la risposta ufficiale è stata minima: nessun rapporto di polizia o autoptico è stato reso pubblico, e questo vuoto documentale — comprensibile per ragioni di privacy familiare, ma comunque un vuoto — è lo spazio in cui ogni narrazione alternativa trova terreno fertile.

È esattamente questa miscela — fatti solidi, parole autentiche e silenzio istituzionale — a trasformare una tragedia personale in un caso che arriva fino al Congresso, anche quando la famiglia della vittima chiede esplicitamente di non farne un simbolo.

La domanda di fondo

Resta il nodo che la versione “suicidio” non risolve del tutto. Una persona può lasciare messaggi che anticipano la propria morte per molte ragioni — ma quante persone, in quelle condizioni, vengono poi seppellite senza un’autopsia pubblica, senza un rapporto di polizia consultabile, e con la cremazione del corpo eseguita in tempi rapidi? Ognuno di questi elementi, preso da solo, può avere una spiegazione innocua. Presi insieme, in un caso che coinvolge ricerca su tecnologie classificate, due agenzie federali e una famiglia che scioglie entrambe le proprie società nel giro di pochi mesi, formano un quadro che la sola etichetta “sfortuna” fatica a contenere.

La verità più scomoda, forse, non è che qualcuno abbia premuto un grilletto — ma che non ci sia bisogno di farlo: basta lasciare che una persona venga isolata, sorvegliata, spaventata ogni notte per anni, e poi limitarsi a non indagare quando quella persona crolla. Il risultato, sulla carta, è identico a un suicidio. E proprio per questo, forse, è la versione più difficile da smontare — e quella su cui nessuno, finora, ha avuto davvero interesse a indagare a fondo.

Nota
Questo articolo riporta dichiarazioni e circostanze così come emerse da fonti giornalistiche (CNN, Newsweek, NewsNation, Cybernews, tra le altre). Le accuse di omicidio o di intervento di agenzie governative restano, ad oggi, non confermate da alcuna indagine ufficiale resa pubblica.

Cover: Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Marco Monetini

Autore, saggista e analista economico , collabora come editorialista web con numerose testate approfondendo la geopolitica e i mercati finanziari . Radicato a Orvieto , unisce il rigore dell’analisi macroeconomica a una poliedrica produzione letteraria e musicale , decodificando la complessità del presente con uno stile incisivo e accessibile .

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