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Nordio, Balbo e una Destra che non fa i conti con la propria storia

Nordio, Balbo e una Destra che non fa i conti con la propria storia

L’improvvida dichiarazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo cui «il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il codice penale, reca la firma di Mussolini», non può essere liquidata come una semplice curiosità storica.

Il Codice Rocco non è un dettaglio bibliografico. È il codice dello Stato etico fascista, costruito per affermare il primato dello Stato sui diritti della persona e per reprimere il dissenso politico. Se oggi viviamo in una democrazia costituzionale è perché la Repubblica, la Corte Costituzionale e il legislatore hanno passato decenni a correggere, smontare e superare quella cultura giuridica.

Del resto, mentre il ministro Nordio richiama con leggerezza il Codice Rocco, il Governo Meloni di cui fa parte ha promosso negli ultimi anni una serie di interventi normativi che, a partire dai decreti sicurezza, hanno introdotto criminalizzato le proteste non violente, irrigidito le sanzioni nei confronti delle manifestazioni del pensiero e ampliato il ricorso allo strumento penale nella gestione del conflitto sociale. Si tratta di processo culturale che riporta il diritto penale verso una funzione di controllo dell’opposizione e del dissenso, anziché di tutela dei diritti e delle libertà costituzionali.

Le parole del ministro Nordio sul Codice Rocco e quelle che da alcuni anni sentiamo a Ferrara su Italo Balbo raccontano un problema comune: una parte della destra italiana continua a guardare al fascismo con indulgenza e nostalgia, senza riuscire a compiere fino in fondo una scelta antifascista netta e coerente.

Da anni assistiamo al tentativo di separare Balbo dal fascismo, come se fosse possibile ricordare il gerarca senza ricordare il regime che contribuì a costruire. Ogni volta che qualcuno richiama le sue pesanti responsabilità politiche nella dittatura fascista, si risponde parlando delle trasvolate. È lo stesso meccanismo che oggi ritroviamo nelle parole di Nordio: si prende un simbolo del fascismo e lo si presenta come un elemento neutro della storia nazionale.

E così si definisce Italo Balbo una figura semplicemente “discussa”. Ma Italo Balbo è discusso perché fu uno dei principali dirigenti del fascismo, quadrumviro della Marcia su Roma, Governatore della Libia e primo protagonista della costruzione della dittatura. È questo che divide gli italiani. Per la precisione fra nostalgici del fascismo e antifascisti. Le sue imprese aeronautiche, quelle sì, sono una nota biografica.

Nessuno chiede di cancellare la storia. Al contrario, si chiede di raccontarla tutta. Perchè c’è una differenza enorme tra studiare il fascismo e guardarlo con indulgenza; tra conoscere il Codice Rocco come fondamento dello Stato Etico fascista e citarlo con compiacimento; tra analizzare la figura, certo complessa, del gerarca fascista Italo Balbo e trasformarlo in un simbolo identitario della nostra città.

Dichiarazione di Leonardo Fiorentini, consigliere comunale di Ferrara

In copertina: Italo Balbo (il secondo da destra) insieme al «quadrumvirato»: Emilio de Bono, Benito Mussolini e Cesare Maria De Vecchi durante la marcia su Roma nell’ottobre 1922 – immagine Store norske leksikon via licenza Creative Commons

Per leggere gli altri interventi di Leonardo Fiorentini clicca sul nome dell’autore.

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Leonardo Fiorentini

Antiproibizionista, ecologista e amico della nonviolenza. Di professione webmaster, si occupa di politiche sulle droghe sin dalla nascita del sito web di Fuoriluogo, di cui è divenuto Direttore nel 2014. È Segretario Nazionale di Forum Droghe, che rappresenta all’ONU con status consultivo, e socio fondatore de la Società della Ragione. È fra i curatori del Libro Bianco sulle droghe che ogni anno fa il punto sulle conseguenze delle politiche sulle sostanze in Italia. Scrive anche per il manifesto, l’Unità e BeLeaf Magazine. Nel 2018 è fra i coautori del libro “La cannabis fa bene alla Politica”, Reality Book editore. Nel 2021 ha pubblicato con Officina di Hank “L’onda verde. La fine della Guerra alla Droga” che da aprile 2022 è diventato anche un podcast, ascoltabile gratuitamente su tutte le piattaforme.

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