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La famiglia nel bosco e un nuovo ordine simbolico

La famiglia nel bosco e un nuovo ordine simbolico

Dopo il clamore il silenzio. Funziona sempre così. Notizia, grande impatto mediatico, scossone di emozioni, scarico di sensazioni intense attraverso i social e i programmi tv e poi il silenzio e la rimozione.

Viviamo in un mondo così globalizzato che le informazioni vengono buttate in pasto alla collettività, in modo orchestrato sapientemente, per inviare dei messaggi precisi. Di notizie potenti emotivamente ce ne sono sempre molte. Io però vorrei tornare a parlare della famiglia nel bosco, perché, e so già di dare una mia interpretazione, da subito mi è sembrato che la sottrazione dei figli ai genitori Travillion sia un chiaro avvertimento rivolto a chi vuole vivere in difformità al Sistema.

Volete vivere in modo diverso, staccati dal sistema? Bene questo non ve lo permetteremo. Perché dico questo? Perché è davvero sotto gli occhi di tutti la violenza della decisione di sottrarre a dei genitori non abusanti i loro 3 bambini e metterli sotto la custodia di una casa famiglia “protetta”, una casa famiglia del Sistema.

Chiunque si immedesimi in uno di quei bimbi sente immediatamente nascere dentro il terrore di essere sottratti all’affetto dei propri cari e alla routine della propria vita abituale. Ricordo bene che da piccola uno dei miei incubi ricorrenti era quello di essere rapita e portata via dall’affetto dei miei cari.

Credo che sia un incubo ricorrente in tutti i bambini. La paura dell’orco che ti porta via è una paura ancestrale legata alle fiabe. L’orco simboleggia il pericolo ancestrale, l’ignoto spaventoso, la paura della morte , è lo specchio di paure più profonde e nelle fiabe la morte dell’orco trasforma il terrore in lezione di vita. Qui però l’orco è incarnato proprio in quelle istituzioni  (“un mastodontico complesso giudiziario” , così lo definisce  Susanna Tamaro nel suo intervento sul Corriere della Sera) che dovrebbero essere i garanti dei diritti dell’infanzia.

Di fronte alla decisione del tribunale che, per permettere una perizia psichiatrica dei genitori, intende prolungare, per un tempo davvero eterno per dei bambini piccoli (almeno 6 mesi) lo strappo dalla loro vita consueta, si resta senza parole. È di alcuni giorni fa la riflessione su questo tema di Susanna Tamaro sulle pagine del Corriere della Sera.

Lei, si cresciuta in una famiglia gravemente disfunzionale, ha fatto esperienza dell’allontanamento, nel suo caso una salvezza, ma afferma senza tentennamenti che questa scelta deve essere un’estrema ratio perché è sempre e comunque traumatica e assai dolorosa. Lei stessa scrive “Non nego la necessità di questi provvedimenti in casi davvero gravi che devono essere rapidi e proporzionati alla situazione, ma la sensazione è che in questo specifico provvedimento si sia messo in moto un mostruoso e spesso opaco apparato capace di triturare la vita dei bambini e dei genitori con un sistema in cui di umano non c’è più niente.”

E aggiunge “Nell’attesa del verdetto, è bene ricordarsi che la psichiatrizzazione dei dissidenti è stata la principale arma dei regimi comunisti. Come può una democrazia liberale sequestrare impunemente una famiglia straniera che non ha fatto nulla di male a nome di una difformità di comportamento che fa parte della varietà delle scelte della natura umana?”

Ed è appunto questo il punto: la difformità di comportamento è vista dal Sistema, per nulla astratto, ma composto da persone in carne e ossa, come terribilmente pericolosa e inaccettabile. Il Sistema non tollera schegge impazzite, perché la costruzione di nuovi ordini simbolici mette a repentaglio le fondamenta stesse del Sistema. Questo per alcuni è talmente pericoloso che va eradicato senza indugi.

Mi ricorda tanto quello che è successo nel mondo occidentale durante la pandemia. Chiunque osasse porre domande legittime sulle scelte dei tecnocrati veniva deriso, beffeggiato e poi “ avvertito” che se avesse continuato con quelle domande e quelle scelte gli sarebbe stato tolto il lavoro e la possibilità di vivere una vita sociale. L’avvertimento divenne realtà; la tessera verde divenne il simbolo di chi si uniformava, gli altri dei reietti. e tutto ciò fu visto con benevolenza dalla maggioranza.

Con la famiglia nel bosco l’avvertimento si è trasformato in una realtà ancora più tragica. L’orco tritura i bambini, insensibile ai loro bisogni primari, e non hanno scampo. La verità è che quando si assiste alla costruzione di nuovi ordini simbolici questo spaventa a tal punto la società “civile” da farla diventare barbara e incivile attraverso proprio quelle istituzioni che dovrebbero essere garanti della “civiltà” stessa.

Lo so sembra un gioco di parole ma non lo è; mostra il paradosso in cui viviamo e mostra quanto l’orco abiti la profondità di ognuno di noi e se non lo individuiamo non saremo in grado di ucciderlo. Ecco perché scrivo, perché l’orco deve diventare ben visibile ai nostri occhi proprio per poterlo abbattere e trasformare questa tragedia in una lezione di vita per tutti.

Cover: Foto di <a href=”https://pixabay.com/it/users/prawny-162579/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1722786″>Prawny</a> da <a href=”https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1722786″>Pixabay</a>

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Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), femminista atipica, felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia con una tesi in teatro e spettacolo. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all’ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l’arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta “che niente succede per caso.” Nel 2015 Ho scritto la prefazione del libro “la teologia femminista nella storia “ di Teresa Forcades.. Ho scritto la prefazione del libro “L’uomo creatore” di Angela Volpini” (2016). Ho e curato e scritto la prefazione al libro “Siamo Tutti diversi “ di Teresa Forcades. (2016). Ho scritto la prefazione del libro “Nel Ventre di un’altra” di Laura Corradi, (2017). Nel 2019 è uscito per Marlin Editore il mio primo romanzo “ Il mio nome è Maria Maddalena”. un romanzo che tratta lo spinoso tema della maternità surrogata e dell’ambiente.

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