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di Cristina Boccaccini

Osservandola dall’alto dei maestosi Trepponti, magari vestita di un tramonto, Comacchio appare come una Musa ispiratrice dal fascino senza tempo, pronta a ispirare e a irradiare arte ad ogni sguardo. Ne ha subito decisamente l’influenza l’artista locale Annachiara Felletti, classe 1987, nata nel Rione San Pietro, uno dei quartieri più pittoreschi della cittadina lagunare. La giovane è in partenza per Roma, dove avrà la possibilità di esporre i suoi lavori, in occasione di un’importante convention internazionale.

Annachiara, quando nasce la tua passione per l’arte?
La passione per l’arte, e più in generale per il disegno, ha radici nell’infanzia, quando scarabocchiavo su qualsiasi superficie di casa mi capitasse a tiro, con grande gioia di mia madre (ride, ndr). Ho disegnato molto, anche durante il liceo artistico, per poi smettere improvvisamente per 8 anni, a causa del lutto per la perdita di mio padre. Successivamente, tra mille difficoltà e con notevole pazienza, ho ripreso in mano la matita, disegnando solo in bianco e nero. Poi ho approcciato il colore, e non sono più riuscita a farne a meno.

Cosa utilizzi per disegnare?
Adopero pennarelli, come i Pantoni, gli Ecoline e i Copic, ma anche gli acquarelli, poco gli acrilici, niente colori ad olio, molta foglia oro. Utilizzo anche il computer, avendo frequentato la scuola internazionale Comics di Padova, dove ho appreso tutti i segreti dell’arte su byte.
Tuttavia non saprei in che categoria dell’arte collocarmi, poiché mi piace spaziare liberamente tra i vari stili, evitando di arenarmi in una comfort zone, che è la morte dello stile.

Il confronto con altri artisti è importante al fine di formarsi come artista?
Senza dubbio. La prima esposizione a cui ho partecipato come artista si è tenuta a Comacchio nel 2014, presso l’Antica Pescheria. Si trattava di una mostra collettiva a cui si accedeva tramite un bando di concorso, che è stato vinto appunto da me e altri due artisti, Anna Agati e Alessandro Lonzi. E’ stata un’ottima occasione per confrontarsi anche con quelle che sono le difficoltà organizzative intrinseche a un’esposizione di quel genere. Ricordo con piacere che il riscontro da parte dei visitatori, in particolare dei turisti stranieri, fu inaspettato e caloroso.
Inoltre a marzo di quest’anno sono stata invitata a prendere parte a una convention romana dedicata alle artiste femminili del tatuaggio. In questo contesto ho potuto sia ottenere visibilità, che interagire con altri artisti, ricevendo talvolta complimenti, talvolta critiche. Ed è proprio dall’analisi delle critiche, che un artista deve trarre insegnamento per migliorarsi giorno per giorno, evitando qualsiasi atteggiamento di ottusa superiorità e chiusura mentale . E’ necessario prendere coscienza del talento altrui, come del proprio, e mettersi al lavoro. Fare l’artista, nel mio caso, non significa solo padroneggiare stili e tecniche pittoriche, ispirandosi più o meno alla realtà che ci circonda, ma anche apportare continue modifiche e correzioni alle proprie realtà interiori.

Riproduci per la maggior parte figure femminili dai lineamenti decisi e molto somiglianti ai tuoi. Lo fai volutamente?
Tendo probabilmente a scacciare le mie insicurezze ricercando canoni estetici forti. Inoltre non avendo un modello che posi per me durante la realizzazione del disegno, e dovendo pescare nella mente per tradurlo in immagine, mi ritrovo inconsciamente, a riprodurre i lineamenti che ho più spesso sott’occhio, i miei. Tuttavia il mio scopo non è focalizzarmi su me stessa, quanto piuttosto tradurre su carta le emozioni. Emozioni con cui mi piace anche giocare, raffigurando per esempio le Korai greche, fanciulle senza espressione, che, a ben guardare, rappresentano un po’ il canone estetico attuale. Inoltre amo servirmi della matita per infondere alla carta il dinamismo e la forza della figura umana, argomento che ho avuto modo di approfondire durante un workshop tenuto dal maestro Mattesi.

Tra artisti nascono spesso delle collaborazioni o tendete a lavorare ognuno per conto proprio?
In campo artistico i freelance sono tantissimi, e generalmente c’è chi, per sbarcare il lunario di questi tempi, fa doppi, tripli lavori, come nel mio caso. Succede poi che quando si tratta di vendere il prodotto della propria arte, una parte di loro tende a farsi pagare una miseria. Motivazione che posso capire fino a un certo punto, in quanto, così facendo, a lungo andare tutta la nostra categoria finisce per risentirne.
L’instaurarsi di una collaborazione dipende dal tipo di persona che si ha davanti: vedo committenti privati e aziende arroganti, che dissimulano la loro ipocrisia al grido di “ti pago in visibilità”, moneta ahimè non valida quando si tratta di bollette da pagare. Per mia fortuna ho avuto la possibilità di conoscere anche persone oneste, che hanno visto in me qualcosa e hanno deciso di supportarmi, ma non tutti sono così fortunati, purtroppo.
Inoltre non mancano i conflitti tra artisti che vogliono primeggiare sugli altri, non rendendosi conto che ognuno ha il proprio campo e la propria fetta di clientela. E’ un mondo che fagocita, se non ci si arma di una buona dose di forza d’animo, oltre che di fortuna. Ho visto molti colleghi gettare la spugna perchè inesorabilmente prigionieri delle proprie insicurezze e paure.

A Comacchio c’è spazio per l’arte?
Gli spazi fisici in cui poter esporre qui non mancano; penso a Palazzo Bellini e all’Antica Pescheria, che, come ho già detto, è stata per me un ottimo banco di prova.
Noto con orgoglio che, attualmente, grazie sia alla candidatura di Comacchio come capitale italiana della cultura che all’apertura del Museo del Delta Antico, stiamo richiamando sulla nostra cittadina l’attenzione di numerose istituzioni e visitatori, locali e non.
Mi piacerebbe che in tutti si creasse uno spazio mentale più ampio per l’arte. Non possiamo dimenticare che l’arte è parte integrante della nostra storia, della nostra tradizione e di noi stessi. Non riesco a immaginare un futuro privo di arte, per colpa magari di una mentalità poco interessata, che non è più in grado di meravigliarsi e percepire la bellezza che ancora pulsa attorno a noi dopo secoli. Occorrono occhi aperti, mani che sfoglino libri, bocche che continuino a raccontare la nostra storia, indipendentemente dal numero di ore previste dall’orario scolastico, strumenti per rendere la tutto ciò il più accessibile possibile. E ovviamente, per incentivare la cultura contano anche il fattore finanziario e la collaborazione tra le istituzioni.

Che consigli daresti a un giovane che voglia fare l’artista?
Armarsi di notevole forza di volontà e determinazione; aprire il proprio campo visivo, andando al di là dei propri orizzonti non solo geografici, come ho fatto io, ma anche personali. Infine, oltre allo studio, è importante mettersi a confronto con diverse personalità del mondo artistico, al fine di forgiare la propria.

Hai in mente di tornare a Comacchio?
Al momento sto cercando di formarmi il più possibile, confrontandomi con altri contesti, come può essere quello di una grande città come Roma. Poi chi lo sa, in futuro potrei anche ritornare nella mia Comacchio.

E’ un futuro che prevede ulteriori attività?
Esatto. Esporrò i miei lavori all’ International Tattoo Expo 2017, che si terrà i primi di maggio a Roma. Sto inoltre prendendo contatti con l’estero per eventuali collaborazioni. Per il resto sono costantemente in evoluzione, come artista e come persona.

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Redazione di Periscopio


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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