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A me sembra che, ogni giorno per qualsiasi cosa accada, l’attività principale praticata da molti di coloro che hanno la responsabilità di informare sia il ‘buttarla in vacca‘.
Certi titoli di giornale sono scandalosi, certi articoli di una faziosità preoccupante, quasi offensiva per un lettore di intelligenza media.
Sembra che qualsiasi fatto venga usato per dividere strumentalmente l’opinione pubblica, per creare astio, per insegnare ad odiare.
È grave questa scelta giornalistica perché impedisce ai lettori di capire, di formarsi un’opinione e li condiziona nell’interpretazione dei fatti.

Capita spesso anche quando si legge di scuola. Prendo ad esempio il recente fatto di cronaca che riguarda la sanzione comminata ad una maestra per aver fatto pregare gli alunni in classe.
Dalle prime informazioni sembrava che questa maestra, che insegna storia, geografia e musica nella primaria di San Vero Milis (Oristano), fosse stata sospesa per 20 giorni con riduzione dello stipendio, per aver fatto recitare un Padre Nostro ed un’Ave Maria ai bambini e alle bambine di una classe terza di una scuola pubblica.
Raccontata in questo modo la sospensione, in effetti, sembrerebbe eccessiva.

Per moltissimi politici bigotti del nostro Paese ciò è apparso intollerabile e allora giù con la difesa della “nostra cultura”, della “nostra storia”, delle “nostre radici”. E ancora giù contro la laicità, contro la furia iconoclasta, contro la sinistra, insomma giù contro il mondo intero.

È stata necessaria una precisazione da parte del responsabile dell’Ufficio Scolastico Regionale della Sardegna dottor Feliziani che ha detto che “Non si è trattato soltanto di una preghiera in classe”, facendo capire una cosa ovvia e banale cioè che gli Uffici Scolastici Regionali non decidono sulla base della segnalazione ma si accertano prima di procedere e che “l’azione dell’ufficio è improntata a canoni di correttezza amministrativa, senza nessuna finalità ideologica”.
Se ne deduce che se si muove un Ufficio Scolastico regionale c’è dell’altro e c’è qualcosa di ben più grave di una preghiera recitata in classe perché quando arriva una sanzione vuol dire che ci sono stati prima diversi richiami.

Dalle informazioni successive si è venuto a sapere che la stessa maestra aveva insegnato agli alunni a realizzare un rosario, che compieva una sorta di benedizione dei bambini con olio proveniente da Medjugorje e che spiegava i terremoti e le eruzioni vulcaniche come ‘castighi di Dio’ per la malvagità degli uomini.

Lei si è difesa dicendo che “Ho portato l’olio da Medjugorje, l’ho dato ai bambini e loro se lo sono messi l’un l’altro, come in un gioco“, “Non c’è stata nessuna benedizione. Dopo il Pater e l’Ave, li ho salutati con un ‘Che Dio vi benedica!’: è un saluto cristiano a chi si vuol bene“.

Sicuramente c’è dell’altro in questa faccenda e noi non possiamo sapere tutto ma, nel frattempo, la macchina dell’odio è già oliata a dovere: quindi vai con i Fratelli d’Italia che difendono la maestra considerata martire, con Vittorio Sgarbi che la vorrebbe premiare, con il presidente della Sardegna Christian Solinas che ha dichiarato: “Un provvedimento preoccupante, che ha il sapore della censura se non addirittura della persecuzione religiosa”, con Matteo Salvini che dice: “Siamo alla follia. Buona Santa Pasqua a questa maestra, un abbraccio ai suoi bambini”.

In tutta questa baraonda mediatica, non ho notizia di qualcuno che abbia ricordato che la scuola in cui quella maestra insegna storia, geografia e musica non è una scuola privata a carattere religioso, ma è una scuola statale quindi pubblica, dove si dovrebbe rispettare il principio di laicità.
È una scuola pubblica di un Paese, il nostro, che non ha una religione di Stato.
È una scuola pubblica in cui la dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica non è più «fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica» come era scritto nei programmi per la scuola elementare del 1955.
È una scuola pubblica che “mira all’acquisizione degli apprendimenti di base come primo esercizio dei diritti costituzionali. Attraverso le conoscenze e i linguaggi caratteristici di ciascuna disciplina, la scuola primaria pone le premesse per lo sviluppo del pensiero riflessivo e critico necessario per diventare cittadini consapevoli e responsabili” (Fonte MIUR).
È la scuola pubblica della Costituzione in cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Comincio a credere che il gran clamore su questa vicenda non sia tanto per la vicenda in sé ma per distogliere l’attenzione dal fascismo sempre più dilagante, dalle incapacità governative, dalla mancata realizzazione di certe promesse elettorali, dalle continue gaffe di ministri vari che ne dimostrano l’impreparazione imbarazzante e la disumanità incredibile.
Continuo ad immaginare che i ministri di destra che hanno giurato sulla Costituzione non ci credano proprio nella nostra Carta Costituzionale.

Seguito a pensare che i tanti richiami e/o oggetti religiosi di cui fanno sfoggio certi politici siano in contrasto evidente con il loro modo di comportarsi.

Verifico con preoccupazione che il richiamo indiretto al motto “Dio, patria e famiglia” funziona sempre in un Paese come il nostro non completamente istruito ma ostruito da certa informazione spazzatura e da certa politica bigotta.

Mi auguro che il lavoro quotidiano di tante docenti e di tanti docenti, ottimisti per natura e per mestiere, non si faccia intimorire dal brutto clima ma, nel proprio piccolo, si provi a resistere e ad influenzare l’ambiente con il vento adatto per i ‘cambiaMenti’, le temperature emotive giuste, adottando nuove strategie didattiche di rilievo, collaborando per portare più luce sul lavoro cooperativo, insomma praticando l’inclusione con ‘classe’ e facendo vivere la Costituzione a scuola.

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Mauro Presini

È maestro elementare; dalla metà degli anni settanta si occupa di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 coordina il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero“. È impegnato nella difesa della scuola pubblica. Dal 2016 cura “Astrolabio”, il giornale del carcere di Ferrara.

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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