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Intervento di Anna Chiappini e Davide Nanni

Il 25 aprile 1945 è la data fondativa della nostra democrazia. Oggi che i testimoni diretti di quegli anni, per ovvie ragioni anagrafiche, sono sempre meno crediamo sia importante valorizzare appieno il significato di quel momento storico senza cadere in una stanca retorica celebrativa: non è festa “della libertà” ma della liberazione, ovvero di una libertà ritrovata e conquistata a caro prezzo dopo un ventennio di dittatura fascista che terminò in un conflitto disastroso, nell’occupazione nazista della penisola e in una feroce guerra civile tra italiani.

La nostra Costituzione, ricordava in un celebre discorso il giurista Piero Calamandrei, è nata “ovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità” conculcate dai nazifascisti. Furono tanti, spesso giovani, e tra loro non mancarono le donne, protagoniste di una resistenza a lungo taciuta nel dopoguerra quando una società ancora conservatrice volle “normalizzare” quell’esperienza di libertà ed emancipazione femminile che fu anche lotta partigiana.

Se durante il regime fascista le donne erano state per lo più confinate in casa, dipinte come “angeli del focolare” e sottomesse alla rigida autorità maschile, negli anni della Resistenza molte di loro combatterono, nascosero partigiani, ebrei e militari alleati, svolsero il prezioso ruolo logistico di “staffette” portando cibo, armi e materiali di propaganda clandestina ai nuclei combattenti.
Non rischiavano solo la vita: 4.653 di loro vennero arrestate e torturate; oltre 2.750 furono deportate nei campi nazisti; 3.882 furono giustiziate o caddero in combattimento.

Almeno 70 mila donne furono impegnate nella Resistenza e circa 35 mila vennero riconosciute “partigiane combattenti”, ma probabilmente il loro numero è maggiore.

Tra le diciannove donne decorate con Medaglia d’Oro al Valor Militare ricordiamo Irma Bandiera, fucilata a Bologna il 14 agosto 1944 dopo sette giorni di terribili torture e sevizie. “Mimma” aveva 29 anni, era una ragazza bella e benestante, poteva attendere in tranquillità la fine della guerra ma non lo fece: aderì alla Resistenza e divenne “staffetta” partigiana, rimanendo coerente al suo impegno per un’Italia più libera e giusta.
Fu catturata dai fascisti la sera del 7 agosto, poi sottoposta a un vero e proprio calvario con l’obiettivo di ottenere informazioni sui suoi compagni di lotta. Il suo bellissimo viso venne sfigurato dalle torture, i suoi occhi accecati, subì indicibili violenze: tuttavia,
Irma non parlò. Tacque anche davanti alla casa dei suoi genitori, dove l’improvvisato plotone di aguzzini la finì a colpi di mitra. Il coraggio e la tenacia di Irma Bandiera sono un simbolo potente di resistenza a qualsiasi forma di oppressione, ieri come oggi.

Per questo abbiamo impegnato il Consiglio comunale a dedicare una via, piazza o altro luogo pubblico di Ferrara alla sua memoria. Un ricordo vivo, perché “Mimma” aveva ragione: “i morti passano, i sogni restano”. A lei e a tutte le donne che stanno lottando per la libertà, la pace e la giustizia vogliamo dedicare questo 25 aprile.

Anna Chiappini e Davide Nanni

 

 

In copertina e nel testo due immagini di Irma Bandiera, “Mimma”, staffetta partigiana, martire della Resistenza.

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Riceviamo e pubblichiamo

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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