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Una gemma del passato
Un racconto di Carlo Tassi

Bizzarra, carnale, gelosa, infedele, pazza. Questo era Sara.
Eppure l’amavo, l’amavo come non avevo amato nessun’altra. Senza sapere il perché.
L’inizio della vita. L’inizio dell’avventura. Le feste, le sere disperate, in riva al mare d’estate.
Camminare per le strade sconosciute del lido, la notte. La solitudine, in cerca di lei che se ne fotte. La voglia di fuggire e di morire. Poi ancora la voglia di riprovare. No, non può finire.
Ed eccola di nuovo davanti a me, sempre bella, sempre stronza, e piangeva. Esatto, piangeva di nuovo, ed ero fregato. Conoscevo il suo gioco, ma ero fregato. Sempre.
Quanto fossi debole non era un mistero per nessuno. Io e Sara, io lo zerbino e lei la regina. Schiavo del suo sesso e dei suoi capricci.

Ora la rivedo dietro il carrello della spesa, scomparsa una sera d’autunno e riapparsa dopo trent’anni di vita, mille volte sfiorata e mai incontrata.
Alta, magra, sciupata, bella come sempre, come non immaginavo più. Mi guarda e mi sorride col suo solito sorriso triste. Leggo il suo imbarazzo e lei legge il mio. Non saper cosa dire, il desiderio d’andar via e la voglia d’essere altrove, da soli, che lentamente sale. La voglia di lei, di riprendersi il tempo perduto. Pensieri scabrosi a stento repressi.
“Ciao che bello rivederti… come stai?”
“Bene grazie, e tu?”
“Non male… Ma che fai da queste parti? Credevo fossi andata ad abitare lontano…”
Parole forzate, sorrisi tirati. La magia dura un attimo, giusto il tempo di un sussulto nel petto, di un lampo d’eccitazione. Poi vince il disagio, il fastidio.
“Beh, allora ciao… vado che sono in ritardo…”
“Ciao, mi ha fatto piacere rivederti. Stammi bene…”
“Anche a me, ci si vede…”

Un ricordo. Era solo un ricordo prezioso, un’idea, una gemma che illuminava una traccia di passato.
Guai al mondo trasformarlo in materia. Quanta leggerezza perduta, un cristallo magico caduto in terra, infranto. E ora, nella testa solo i cocci del presente.
Ma si tratta d’aspettare, e Sara tornerà a splendere nel mio mondo di nostalgie… sempre che non la incontri di nuovo.

Me And Sarah Jane (Genesis, 1981)

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Carlo Tassi

Ferrarese classe 1964, disegna e scrive per dare un senso alla sua vita. Adora i fumetti, la musica prog e gli animali non necessariamente in quest’ordine. S’iscrive ad Architettura però non si laurea, si laurea invece in Lettere e diventa umanista suo malgrado. Non ama la politica perché detesta le bugie. Autore e vignettista freelance su Ferraraitalia, oggi collabora e si diverte come redattore nel quotidiano online Periscopio. Ha scritto il suo primo libro tardi, ma ha intenzione di scriverne altri. https://www.carlotassiautore.altervista.org/

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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