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La Coppa del Re è la coppa nazionale calcistica spagnola, e, stando ad alcune versioni del suo albo d’oro, è stata vinta da quattordici squadre differenti più una. Quel “più una” non è un semplice e trascurabile asterisco, bensì la storia, piuttosto controversa, dell’unica vittoria del Levante, avvenuta nel 1937 e mai riconosciuta ufficialmente dalla federazione calcistica spagnola (RFEF). Difatti, a causa della guerra civile la Coppa del Re venne sospesa nel biennio 1937-1938, e il Levante si aggiudicò l’unica edizione del trofeo che idealmente la sostituì, cioè la Coppa della Spagna Libera, a cui parteciparono solamente squadre della Catalogna e della Comunità Valenciana, entrambe appartenenti alla Spagna repubblicana.

Più precisamente, vi presero parte le prime quattro classificate della precedente Liga del Mediterraneo, un campionato d’emergenza che quell’anno fu vinto dal Barcellona. Il fatto curioso è che il Levante si classificò quinto, ma poté lo stesso partecipare – e addirittura vincere la Coppa della Spagna Libera – in virtù dell’assenza dell’undici blaugrana, impegnato in una tournée in America. La nuova competizione venne disputata secondo la formula che è attualmente in vigore nella fase a gironi di Champions League o Europa League: ciascuna squadra affrontò due volte le altre contendenti, sia in casa che in trasferta, e al termine del girone le prime due classificate si giocarono la finale. Sta di fatto che a disputare quella finale, il 18 luglio del 1937, furono le due squadre più importanti di Valencia – Levante e, per l’appunto, Valencia – e il gol decisivo lo segnò un certo Nieto (78′), ossia uno dei cinque giocatori di proprietà del Gimnástico FC che vennero aggiunti alla ristretta rosa del Levante qualche giorno prima della partita.

Il motivo del disconoscimento della RFEF è il carattere “regionale” di quella vittoria, e quindi la sua estraneità a qualsiasi altra competizione nazionale. La decisione della RFEF si basa perlopiù su uno studio effettuato dal CIHEFE – l’unica associazione che analizza e archivia la storia del calcio spagnolo – il quale afferma la completa inattività della stessa federazione nel biennio 1937-1938 e, allo stesso tempo, considera la Coppa della Spagna Libera alla stregua di un’amichevole [Qui]. Tale studio fu commissionato dalla RFEF in seguito alla presentazione, nel febbraio del 2005, di una mozione parlamentare che invitava il governo a far sì che venisse riconosciuta ufficialmente la Coppa della Spagna Libera, e nel farlo poneva l’attenzione su un’altra vittoria piuttosto particolare, cioè quella del Siviglia nella Copa del Generalísimo del 1939: un’edizione che, malgrado l’assenza di squadre della Catalogna, della Comunità Valenciana, delle Isole Baleari e della Comunità di Murcia, è stata sempre considerata alla stregua dell’attuale Coppa del Re. Insomma, i parlamentari misero il governo, e di conseguenza la RFEF, di fronte a una possibile discriminazione: nonostante fossero entrambe “figlie” della guerra civile e dell’impossibile collaborazione sportiva tra le varie comunità della Spagna, soltanto una delle due vittorie è stata, ed è tutt’oggi, riconosciuta a livello nazionale. Come già detto, la federazione calcistica spagnola si è affidata alla ricerca del CIHEFE, che ha congelato per un po’ la questione.

Di recente, però, sia il Levante che lo stesso CIHEFE sono tornati sull’argomento: la società di Valencia intende far leva su ragioni storiche e giuridiche [Qui] non del tutto considerate dalle precedenti richieste, mentre José del Olmo – fondatore e attuale vicepresidente della già citata associazione – ha pubblicato un approfondimento sulle origini della Coppa della Spagna Libera [Qui] che esclude qualsiasi coinvolgimento della RFEF nell’organizzazione del torneo. È quindi molto difficile prevedere se e quando ci sarà una conclusione di questa controversia. Al momento, l’unica certezza è l’assenza del Levante dall’albo d’oro ufficiale della Coppa del Re.

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Paolo Moneti

Sono un pendolare incallito a cui piacciono un sacco le lingue straniere e i dialetti italiani. Tra un viaggio e l’altro passo il mio tempo a insegnare, a scrivere articoli e a parlare davanti a un microfono. Attualmente collaboro con Eleven Sports, Accordi & Spartiti, Periscopio e Web Radio Giardino.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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